Poco più di quattro minuti sono bastati a Edin Dzeko per riprendersi quanto le vicende di gennaio non gli hanno permesso di trovare. Ovvero il gol. Puro e semplice. Che rappresenta pur sempre l'essenza del calcio per chi veste il numero 9 e di professione fa il centravanti. Sia pure atipico come il bosniaco. Per quanto possa partecipare alla manovra grazie alle enormi qualità tecniche e fisiche, il suo nome resta legato alle reti realizzate, che con quella di Braga sono arrivate all'astronomica cifra di centoquindici, consolidandone il terzo posto nella classifica cannonieri all-time della storia romanista. E tanto per aggiungere un altro numero da primato alle sue cinque stagioni e mezzo in giallorosso, con la firma apposta in calce al tabellino dell'andata dei sedicesimi di Europa League, Dzeko è diventato il miglior marcatore del club nella competizione. Comprendendo nel computo anche i centri realizzati dai nostri nella Coppa Uefa, antenata dell'attuale competizione: fino a giovedì condivideva la vetta della specifica graduatoria con un certo Rudi Voeller, non proprio un attaccante trascurabile, ora staccato con la tredicesima rete. A cui peraltro vanno aggiunte le quindici messe a segno in Champions: il totale fa ventotto, lo stesso collezionato nella fase finale dei tornei continentali da un giocatore fuori categoria, che risponde al nome di Francesco Totti (a 38 gol complessivi, ma 10 di questi sono arrivati nei preliminari di EL e non vengono contemplati dalla Uefa nelle classifiche delle competizioni).

In ogni caso, le cifre europee di Edin ne testimoniano il feeling con le coppe, dove è già stato trascinatore vestendo il giallorosso. La straordinaria cavalcata che tre anni fa portò la Roma a un passo dalla finale di Champions è marchiata a fuoco dal bosniaco, capace di trovare il gol ininterrottamente dal ritorno degli ottavi con lo Shakthar (quando fu decisivo a eliminare la squadra allora guidata da Fonseca) fino alle semifinali col Liverpool, un'impresa riuscita soltanto ai due extraterrestri Messi e Ronaldo. Tutto dopo aver già indirizzato il girone, con le due splendide reti di Stamford Bridge e quella di Baku, determinanti per centrare il primo posto. Corsi e ricorsi: come quello appena trascorso, lo stesso gennaio 2018 era stato convulso per il numero 9, anche se più sul mercato che dentro Trigoria, cercato già allora da Conte, all'epoca sulla panchina del Chelsea. Questa volta al tentativo (il terzo) del tecnico interista di coronare il lungo corteggiamento, ha fatto da apripista l'attrito con Fonseca. Uno screzio ormai sanato, sia pure a costo della fascia da Capitano (almeno per ora), cui Dzeko ha sempre tenuto molto fin da quando gli è stata affidata un anno fa, dopo la partenza di Florenzi. Ma il dispiacere non si è mai tramutato in malumore e a certificare il suo atteggiamento ci sono i sorrisi degli ultimi giorni, anche in allenamento, poi esplosi nella felicità del ritorno al gol a Braga.

Edin continua a essere punto di riferimento per i compagni, da Pellegrini che ne ha ereditato i gradi ma ha sempre mediato per un suo reintegro, ai più giovani. Compreso quel Borja Mayoral con il quale la concorrenza per un posto da titolare non ha mai minato i rapporti personali. Anzi, lo spagnolo (sollecitato proprio al termine del match di coppa) sulla possibilità di giocare insieme là davanti, non ha fatto mistero dell'eventuale gradimento. Ma al momento l'ipotesi non è alle liste. A Benevento dovrebbe toccare dal 1' all'ex Real, col bosniaco che ritrovata la titolarità in Portogallo (dove ha avvertito un fastidio all'altezza del ginocchio, nulla di grave) dopo oltre un mese avrà un'altra chance nel match di ritorno. Capovolgendo l'alternanza di inizio stagione fra campionato e coppa. Almeno fino alla sfida col Milan, quando le gerarchie potrebbero nuovamente cambiare. Fatto sta che oggi Fonseca può contare su due alternative credibili, sia pure con le dovute differenze, anagrafiche, tecniche e di carriera. E soprattutto la Roma porta in dote 19 reti dai suoi centravanti dopo 30 gare ufficiali. Considerata la facilità di trovare il gol anche da chi occupa altri ruoli, giovedì è esplosa la primavera di Braga.