«Se è per parlare di Paulo, nessun problema», risponde così al telefono André Pinto, trentunenne difensore centrale del Farense, che milita in prima divisione portoghese, ma soprattutto capitano del Braga, prossimo avversario della squadra giallorossa in Europa League, allenato da Fonseca nella stagione 2015-2016, «straordinaria» perché conclusa con la vittoria di un trofeo, la coppa nazionale, Taça de Portugal, conquistata ai calci di rigore contro il Porto e disputata allo stadio nazionale di Jamor, a Oeiras, nelle immediate vicinanze della capitale Lisbona. E perché il Braga si piazzò al quarto posto in campionato, raggiungendo anche i quarti di finale di Europa League e la semifinale di Coppa di Lega. Fonseca è rimasto nel cuore dei tifosi del Braga, ma non solo. Diversi giocatori che ha allenato sono ancora legati a lui, come André Pinto: «Lo seguo sempre, anche adesso che è in un campionato importante come la Serie A, anche se non al 100%. Sono stato un suo giocatore e mi piace informarmi sul suo percorso, diciamo che lo seguo più di altri».

Nella sua prima stagione, condizionata anche dal Covid, è arrivato al quinto posto e si è fermato "presto" nelle coppe. Al momento è in lotta per arrivare in Champions League e si giocherà il passaggio agli ottavi di Europa League contro la sua ex squadra. Come giudica la sua esperienza in Italia fino a questo momento?
«Credo che stia facendo un buon lavoro. Non possiamo dimenticare che la società Roma è stata protagonista di molti cambiamenti in questo periodo, non soltanto per il passaggio di mano della proprietà, ma anche perché si sono avvicendate diverse figure dirigenziali. Non è facile per un allenatore lavorare in queste condizioni. Ho visto buone cose dalla Roma, si vede un'identità nel gioco e credo che fosse quello che tutti si aspettavano di vedere».

A Roma Fonseca ha cambiato in corsa il sistema di gioco. Questa scelta l'ha sorpresa?
«Non è una sorpresa per me, perché qualsiasi cosa viene da Paulo sul suo gioco non è una sorpresa, è un ottimo allenatore e c'è sempre una riflessione ponderata dietro quello che fa. È vero che quello attuale non è il sistema che normalmente utilizza, forse giusto in qualche spezzone di partita si è messo a tre in difesa in precedenza, ma credo sia una sorta di upgrade del suo modo di allenare. Molte squadre in Italia utilizzano questo sistema e penso che per la Roma questa decisione sia stata un'opzione in più. In ogni caso ha cambiato il sistema, ma non la filosofia, che rimane quella di un calcio propositivo, lui vuole che la sua squadra tenga la palla. Difende in maniera differente, ma non ha cambiato la fase di possesso: anche prima, quando giocava con i quattro difensori, quando la Roma sviluppava l'azione il centrocampista centrale più difensivo scendeva a prendere la palla dietro con i due difensori centrali che si aprivano, non è un principio così differente».

Quando è arrivato in Italia si pensava fosse più integralista.
«Diciamo che si è adattato, è stato intelligente: questo aggiornamento dimostra il suo spirito, fa vedere da un lato il suo coraggio e dall'altro l'umiltà. Ha voluto capire il calcio in Serie A, non voleva una strada sola per competere di più».

Al Braga avete lavorato insieme per una sola stagione, ma intensa.
«Abbiamo vinto la Taça de Portugal contro il Porto, in campionato siamo arrivati quarti. Per il Braga era quasi normale come risultato, ma in quella stagione Fonseca ha dovuto cambiare molto in ogni partita perché abbiamo giocato per tutta la stagione ogni tre giorni e siamo arrivati fino ai quarti di finale di Europa League. Poi in Portogallo abbiamo anche la Coppa di Lega e siamo arrivati fino in fondo anche lì, in semifinale, perdendo di un gol con il Benfica. Ci sono state davvero tante partite. È stata una grande stagione».

Da difensore centrale, visto il sistema di gioco che utilizza Fonseca è più difficile difendere rispetto ad altri allenatori?
«Non è così difficile o faticoso difendere nel suo gioco, nella mia esperienza è andato tutto bene. Mi sono divertito molto perché voleva sempre la palla e quindi anche da difensore puoi giocare quasi come un centrocampista. È vero che è uno stile di gioco che porta a qualche rischio, ma quando vedi i risultati è fantastico e tutti i difensori che c'erano allora al Braga amavano il modo di giocare che vuole lui».

A Roma di recente c'è stato un confronto acceso con il capitano Dzeko. Lei è stato capitano al Braga. Com'era Fonseca nello spogliatoio?
«Era amato dai giocatori, non so cosa sia successo esattamente a Roma. Capitano e allenatore sono figure importanti, uno è un giocatore fortissimo e l'altro è un fantastico allenatore. L'unica cosa che posso dire è che conosco Paulo, ho lavorato con lui e non è solo un ottimo tecnico, ma è una grande persona. Quando lavora è serio e non ama troppo scherzare o andare troppo oltre il campo, ma se tu hai qualche problema al di fuori del calcio lui è sempre disponibile per aiutarti».

Che squadra è il Braga attuale?
«Un'ottima squadra. Ha molti giocatori forti, non sarà facile per la Roma. Anche se avendo come allenatore Fonseca sarà un piccolo vantaggio per la Roma rispetto ad altre squadre italiane perché lui conosce il nostro calcio e la squadra. Percentuali di superare il turno? Sono undici contro undici (ride, ndr), prima della doppia sfida si potrebbe dire 60% per la Roma e 40% per il Braga, ma ovviamente dipenderà da vari fattori. Sicuramente se pensiamo al calcio di oggi, senza tifo a causa della pandemia, è molto diverso dalla normalità, è come se le partite fossero più equilibrate in partenza, è veramente strano giocare in trasferta per noi giocatori. Comunque sia, confesso che alla fine io spero che passi Fonseca».

C'è qualche giocatore che consiglierebbe a Fonseca di tenere particolarmente d'occhio?
«In realtà il Braga è basato più sul collettivo che sui singoli, hanno perso il centravanti Paulinho, che si è appena trasferito allo Sporting e lo sfortunato Carmo e questo è un vantaggio per la Roma. Non hanno una star. Se dovessi scegliere un nome però direi Ricardo Horta, che mi piace molto».

Più di 150 presenze in prima divisione portoghese e una discreta esperienza nelle competizioni internazionali, dopo una recente parentesi in Arabia Saudita, all'Al-Fateh, è tornato in Portogallo al Farense.
«Sono tornato a una vita migliore... dopo l'esperienza in Arabia Saudita (che evidentemente non ha lasciato il segno, ndr). Il Farense è attualmente fanalino di coda della prima divisione. Abbiamo una buona squadra, credo che potremo risalire e salvarci, questo è il nostro obiettivo. La lotta per non retrocedere è molto aperta e coinvolge sette o otto squadre raccolte in pochissimi punti».