Facciamo finta che io abbia un figlio. Come vogliamo chiamarlo, Claudio? Aggiudicato. Bene, Claudio ha quindici anni e una passione smisurata per il nuoto. E io, che sono suo padre, sono ancora più innamorato di lui della disciplina che pratica e, soprattutto, del vederlo gareggiare. Per me è il nuotatore "Più forte che il mondo ha visto mai". Anche a dispetto delle sole tre gare vinte nella sua pur giovane carriera. È bravo eh, non è una schiappa: tutt'altro. Solo che, semplicemente, in vasca con lui ci sono due-tre squali che - almeno per questa stagione - gli sono superiori: vincono dalla prima volta in cui misero piede in acqua e, oltretutto, i loro genitori possono investire sui migliori preparatori del circuito. Tanto che quest'estate, nelle previsioni di tutti gli allenatori, Claudio non è mai stato preso in considerazione per l'eventuale vittoria del campionato. "Arriverà quinto-sesto. Forse pure settimo" m'hanno continuato a ripetere. A me questa cosa, devo essere sincero, m'ha dato pure parecchio fastidio. Perché da mio figlio, invece, pretendevo e pretendo la vittoria. Tanto che, dopo ogni gara non vinta, mentre torniamo a casa in macchina lo rimprovero duramente per ogni suo errore: "Dovevi", "Lì hai sbagliato", "Ti manca questo", "Ma che nuoti a fare?!?" e tutta un'altra serie di considerazioni sul fatto che non si merita il modo, così assiduo e appassionato, con cui lo seguo.

Oddio, i suoi tecnici mi continuano a ripetere che sta nuotando al di sopra delle aspettative - in classifica, fino all'altro giorno, era addirittura terzo. Ora quarto - ma a me non basta. Sono, anzi ero, molto deluso. E dico ero perché l'altro giorno, vivendo sempre la stessa dinamica post gara - io al volante a sbollentare il suo quarto posto, lui sul sedile del passeggero ad ascoltarmi - Claudio m'ha fatto fare una considerazione. "Papà, ogni volta che non vinco ti incazzi perché pensi che sono il più forte o, semplicemente, perché m'hai idealizzato vincente? Perché se un giorno troverai il coraggio di renderti conto che, almeno per quest'anno, io non potrò vincere il campionato (non perché non ho voglia di allenarmi o perché non capisco quello che devo fare ma solamente perché, purtroppo, in piscina c'è gente - a prescindere dai motivi... - più forte) riuscirai, finalmente, a goderti le mie gare. Datti l'opportunità di emozionarti nel vedermi primeggiare nelle qualifiche, lottare nelle finali. Concediti l'occasione di incitarmi invece d'essere proprio te, per primo, a spalarmi la merda addosso..". Ho ascoltato, in silenzio. Poi ho capito...