La sconfitta brucia. Quella con onore pure. E deve bruciare forse anche di più. Un peccato perdere come a Torino contro la Juventus. Non si può rimproverare chissà che a una squadra che all'Allianz Stadium gioca per lo più nella metà campo dell'avversaria e, numeri alla mano, avrebbe meritato di più sul campo. È stata la brillante strategia di Andrea Pirlo di farsi "schiacciare" per ripartire e colpire un paio di volte coi suoi campionissimi - che fanno la differenza e non bisogna nemmeno spiegarlo - o l'ennesima dimostrazione della bravura tattica di Paulo Fonseca e del suo calcio propositivo? È nato prima l'uovo o la gallina? Ognuno veda il bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto, a seconda dei gusti. La Roma di Torino deve senza dubbio rimproverarsi la sterilità in fase d'attacco, un problema un po' atavico ma soprattutto paradossale perché la Roma raccoglie meno di quanto produce (tanto ed è un merito dell'identità di gioco) anche quando fa tre o quattro gol in una partita.

Quel che conta nel calcio è il risultato e quel che è certo è che la sconfitta contro la Juventus restituisce una Roma con tre punti in meno, ma compatta e convinta dei propri mezzi. Pure troppo, sostiene qualche tifoso che ha storto il naso dopo le dichiarazioni pubbliche dei tesserati giallorossi sulla prestazione incoraggiante della squadra nonostante il ko. Quel che è certo è che quei mezzi sono ancora limitati rispetto a chi è più attrezzato per mole di investimenti (parole di Fonseca, in primis). Ma non per questo limitati in assoluto tanto da cestinare tutto ogni volta che s'inciampa. Anche perché con il Napoli, dove pure la Roma è rimasta in partita solamente per un quarto d'ora, il risultato è stato più largo del dovuto. E con l'Atalanta la squadra di Fonseca ha mostrato due facce opposte in un tempo e nell'altro. Con la Lazio, invece, ed è piuttosto grave ma se n'è discusso abbastanza, non è praticamente scesa in campo.

«Ci rialzeremo», ha scritto Gonzalo Villar sui social dopo la partita, includendo così il dolore per la caduta e l'intento di voltare pagina. Per raccogliere di più a partire dalla prossima partita contro l'Udinese (a seguire in calendario la non proibitiva trasferta con il Benevento) che può riportare la Roma alla sua dimensione, quella finora raccontata dall'unico misuratore di valori che conta nel calcio: il campo.
Che siano pure uniti a Trigoria, dopo un po' di burrasca per il caso Dzeko, allora. Anzi, si lavori a recuperarlo perché torni ad avere peso con la sua qualità. Che vedano il bicchiere mezzo pieno, pure. Che si arrabbino per le sconfitte, anche. E discutano, se serve. Per migliorarsi e mai per bearsi di non aver preso una sonora sveglia in trasferta, per altro non inconsueta, ad opera dei campioni d'Italia.