Ok. Roma-Parma evoca suggestioni. La partita più emozionante della storia giallorossa recente. Totti. Batistuta. Montella. Lo scudetto. L'ubriacatura. Un Parma di "amici". Cannavaro «vie' a gioca' con noi». Fuser che amico non era ma a gioca' con noi c'è venuto. Buffon. Ancora Totti. E più indietro, il cucchiaio di sinistro. E di nuovo Totti ma a Parma, lo spettacolo di reti, assist e pallonetti distribuiti con grande generosità. E il Re Leone nella sua massima espressione. E poi gli ultimi due Roma-Parma: due vittorie per 2-1, con tensioni e significati parecchio differenti.

La sfida del 26 maggio 2019, poco prima dell'avvento di Fonseca, che portò all'Olimpico 62.304 spettatori (per Roma-Barcellona ne entrarono 56.480, così, per dire) non certo per l'importanza della partita, ma per portare l'ultimo riverente saluto a Daniele De Rossi. In panchina Ranieri, i gol furono di Lorenzo Pellegrini e, nel finale, di Gervinho e di Perotti (decisivo come in quel ben più importante Roma-Genoa di due anni prima, nella notte dell'addio a Totti).

Per il 2-1 dello scorso campionato, anzi, della scorsa estate (era l'8 luglio), a segno andarono Kucka per gli ospiti, e poi Mkhitaryan e Veretout. E giù un'altra suggestione: da quella partita ad oggi, la Roma ha solo pareggiato (poco) e vinto (tanto). Fonseca sfoderò per la prima volta il suo 3421, il sistema vincente con cui ha trasformato la Roma in una macchina di punti. Da quella sera nessuno le sta dietro: otto partite finali dello scorso campionato, sette in questo, il totale segna undici vittorie e quattro pareggi, 37 punti in totale.

Dunque la Roma ricomincia da tre. È questo il numero che ricorre di più, alla vigilia della sfida per l'ottava giornata di campionato. Intanto perché si gioca alle tre di pomeriggio, lo stesso orario dell'ultima partita giocata a Genova, ma è la prima volta che capita all'Olimpico (con la Fiorentina si cominciò alle 18).

Poi perché alla sfida la squadra giallorossa ci arriva dalla posizione numero tre della classifica, ovviamente al netto dei risultati di ieri (con le vittorie della Juventus e della Lazio e il pareggio dell'Atalanta): e dunque vincere alle 15 col Parma significa raggiungere momentaneamente il Milan (col Sassuolo, secondo in classifica, che alla stessa ora va ospite in casa del Verona e in teoria potrebbe inserirsi) e attendere con un po' di impazienza il risultato della sfida di Napoli della sera, con la teorica possibilità di ritrovarsi tutti insieme al primo posto della classifica, se il Milan perdesse, o anche secondi, staccando il Napoli. Questo, ovviamente, se si vince. L'altro tre è dato invece dal numero dei giocatori utilizzati in difesa, stavolta con Cristante più basso. Non ci rinuncerà neanche stavolta, questo almeno è quello che ha fatto capire ieri in conferenza anche se Kumbulla, Fazio e Smalling sono fuori (della formazione parliamo a parte).

E tre saranno pure i difensori centrali di Liverani, l'allenatore che dopo la bella esperienza di Lecce (con la salvezza mancata di poco a suon di belle prestazioni) è stato chiamato a sostituire D'Aversa che aveva il difetto di sacrificare spesso lo spettacolo per arrivare al risultato. Ma da uomo pragmatico, quando si è reso conto che con il 4312 la squadra girava a vuoto senza equilibrio (erano arrivate tre sconfitte in cinque partite), è passato alla difesa a tre, e quindi a cinque, col baricentro più basso e ampi spazi per le transizioni calibrate sul dinamismo di Gervinho, unico ex in campo. Così sono arrivati i due pareggi consecutivi con l'Inter a Milano, 2-2 con colpaccio sfiorato (il pareggio di Perisic è arrivato nei minuti di recupero) e in casa con la Fiorentina. Con i 6 punti fin qui maturati (frutto di una sola vittoria, contro il Verona, e tre pareggi) è alla ricerca di punti per dare un senso migliore alla sua classifica. Fonseca spera che non venga a prenderli qui.