Se esiste un'inossidabile certezza in casa Roma, porta il nome di Jordan Veretout. Fin dall'inizio dell'esperienza fonsechiana sulla panchina giallorossa, il francese rappresenta il vero e proprio perno della linea mediana.

Intorno a lui ruotano entrambe le fasi: fondamentale nel tamponare le avanzate avversarie, prezioso nell'impostazione della manovra, unico nel dinamismo e nell'occupazione degli spazi. Con il passare dei mesi poi, il suo peso specifico all'interno della squadra è cresciuto esponenzialmente. Per averne conferma basterebbe scorrere il suo ruolino di marcia nel periodo trascorso nella Capitale. Al netto delle squalifiche, l'ex viola è stato lasciato fuori dal campo per scelta dell'allenatore soltanto due volte negli ultimi 52 impegni ufficiali, cominciando 5 volte dalla panchina (2 in Coppa Italia) e disputando tutti i novanta minuti in 31 occasioni. Comprese le ultime tre, che coincidono con le partite disputate in questo avvio di stagione dalla Roma. Gare nelle quali non solo ha ribadito le sue doti di tuttocampista, ma anche la propensione alla rete - che a partire dall'ultima estate ha trovato per sei volte - confermando la sua infallibilità nel tirare i rigori. Due dei tre gol realizzati finora dalla squadra in questo campionato portano la sua firma. E la sua corsa senza sosta (peraltro mai a vuoto) lo rende di fatto il vero insostituibile dello scacchiere disposto da Fonseca.

Ma se nella scorsa stagione la quadra tattica era stata trovata affiancandogli Diawara, col quale sembrava completarsi per caratteristiche fisiche e tecniche; quella in corso non ha ancora stabilito chi è il compagno più adatto a completare con Veretout la cerniera davanti alla difesa, complice anche il travagliato inizio del guineano. Prima la prestazione poco convincente di Verona, poi il caso della lista che lo ha indirettamente chiamato in causa, poi qualche cenno polemico dal suo entourage dopo le prime panchine e adesso la positività al Covid al rientro dalla selezione del suo Paese. Chi invece sembra aver guadagnato punti nella sosta dedicata alle nazionali è Cristante, protagonista in azzurro nella sfida alla Moldavia, aperta da una sua rete. Schierato centrale di difesa nel debutto al Bentegodi (dove non ha sfigurato), con l'arrivo di Smalling può ricandidarsi per un posto a centrocampo, settore in cui può garantire forza fisica e interdizione, soprattutto in caso di attacco con due punte, se Fonseca dovesse varare la novità.

Nelle ultime due giornate di Serie A, il ruolo è stato occupato da Pellegrini, tecnica e attitudine da trequartista più che mediano, ruolo nel quale però il numero 7 si è calato con dedizione, risultando anche decisivo in una fase che pochi pensavano potesse appartenergli: quella dei contrasti e del recupero del pallone. In Nazionale però Mancini lo ha fatto risalire di qualche metro, schierandolo nel tridente offensivo, anche con risultati più che buoni. La terza freccia all'arco di Fonseca è quella meno utilizzata al momento. Ma quando è stato chiamato in causa, Villar ha mostrato visione di gioco e personalità fuori dal comune. E nel precampionato ha giostrato bene anche alle spalle delle punte. Le risorse ci sono, manca soltanto la scelta definitiva.