Se doveste indicare una percentuale di permanenza a Roma di Edin Dzeko quanto indichereste? Provate a fare la domanda a tutte le parti in causa e riceverete la stessa risposta: 100%, anche se nel mercato non si sa mai. Facciamo la tara e attestiamoci sul 90%, anche solo nel rispetto di quello che è accaduto nelle ultime settimane con notizie che raccontavano tutto e il contrario di tutto.

Sta di fatto che Dzeko, promesso alla Juventus, è invece rimasto a Roma. Scioccato, sempre meno con il passare dei giorni, da una vicenda di mercato neanche così inconsueta nei grovigli del calciomercato, ma sicuramente molto particolare. Edin era con la valigia pronta per decollare per Torino sabato scorso prima dell'inizio del campionato. Ma qualcosa (frenata della Roma su Milik, Milik in bilico per le beghe con De Laurentiis) è andato storto e a Torino non è più volato. E la Juve ha preso Morata, al suo posto. Troppi incastri, troppe attese, troppe seduzioni e troppi abbandoni. Non sarà facile dimenticare tutto, ma Dzeko a Roma era il re, prima di convincersi a partire, e ora gli è caduta la corona. Deve raccoglierla e rimettersela in testa. Quella stessa testa con la quale trafisse la Juve il 30 agosto del 2015. Sembra passato un secolo.

Eppure a Verona ha iniziato, seppur dalla panchina, la sua sesta stagione in giallorosso, tra gioie e dolori, come accade nel calcio a chi non è tra i primi dieci club del mondo, con qualche "reset" di troppo, forse. Chelsea, Inter, Juventus. Con la Roma nel destino. Ogni volta ha ricominciato. Lo farà, dovrà farlo, vorrà farlo anche stavolta. Perché è un professionista, perché i colori della Roma, vuoi o non vuoi, ce li ha dentro ormai. E se fosse andato via l'avrebbe fatto per la concomitanza di congiunture: in prima istanza competere per vincere, in seconda far cogliere alla società l'opportunità di una necessità finanziaria e sportiva. Era il bene comune, qualche giorno fa. Che ora si è ribaltato.

Al momento nessun altro si è fatto vivo per Dzeko né la Roma ha in mano il sostituto dopo la frenata per Milik (la squadra giallorossa nella testa del polacco è ancora la soluzione migliore per il dopo Napoli). Le paventate sirene dall'estero non sono concrete: ieri Dzeko, fosse solo anche per vanità, ha messo like a un post di Transfermarkt, sito specializzato di mercato, in cui si parlava di un interesse addirittura del Barça per sostituire Suarez. Proprio Suarez, un altro che si era messo sul suo percorso nell'effetto domino degli attaccanti delle big che non c'è stato. L'Inter, allora? Se dovesse andar via Lautaro Martinez (il Barcellona non sembra riuscirci e poi, dopo Skriniar, di quanti altri pilastri si priverà Conte?), i nerazzurri potrebbero pensare a Dzeko, ma è fantamercato, per ora. Anche perché il tempo per ricominciare con gli incastri è davvero tiranno. Poi a tutto c'è una deadline: ad oggi Edin Dzeko è (tornato) il capitano della Roma ed è pronto a giocare, fatalmente subito, contro la Juventus. Non ci sarà bisogno di confronti, è nelle cose. È per il bene comune, cioè la Roma.

Kumbulla spera nell'esordio

Fonseca sta preparando la gara coi bianconeri e pensa al tridente esperto con Dzeko, Pedro e Mkhitaryan. Una soluzione che affascina per la confidenza dei tre con il pallone e per le tante partite importanti che hanno nelle gambe. Con il resto della squadra irrobustito magari dal ritorno in mediana di Cristante al posto di Diawara (resta la tentazione di arretrare Pellegrini in mediana per dare più qualità), con Kumbulla (che dovrebbe essere presentato la prossima settimana) pronto all'esordio in difesa.