È entrato per ultimo, con tanto di fascia da Capitano al braccio. Come si conviene a un Re. È stata come una stretta al cuore per chi si era sistemato davanti al televisore (diretta acquisita solo la notte precedente da Premium). Un'ovazione ad accoglierlo. Quella dei circa quarantamila georgiani che hanno risposto presente all'invito del loro connazionale Kaladze per un'amichevole benefica ed elettorale (Kaladze si è candidato a Sindaco di Tbilisi), andata ieri in scena nella capitale georgiana. Un'ovazione che chissà cosa avrà fatto pensare a tutti quelli che per decenni lo avevano confinato all'interno del grande raccordo anulare. Francesco Totti ha sorriso, ha alzato il braccio, ha ringraziato, è andato a raggiungere tutti gli altri ex campioni e giocatori già schierati in mezzo al campo.

La prima volta da ex calciatore. Certo vederlo con quella maglia simil Italia, un azzurro tendente al celeste, non è che ci sia piaciuto troppo, comunque niente rispetto al piacere di rivederlo come lo abbiamo applaudito per venticinque anni di una carriera inimitabile, sempre con la maglia della sua Roma. Ha scherzato con il suo grande amico Candela. Si è scambiato qualche sguardo di complicità con i suoi vecchi compagni romanisti, Delvecchio, Annoni, Cafu, Di Biagio. Ha sorriso a tutti gli altri campioni presenti, da Boban a Rivaldo, da Shevchenko a Zanetti. Ha fatto la foto con tutti gli altri in mezzo al campo. Ha ascoltato l'inno georgiano. E poi è tornato a fare quello che sa fare meglio, prendere a calci un pallone. Pure con qualche chilo di troppo rispetto a quelli che fino al maggio scorso erano il suo peso forma da calciatore.

Ci ha messo poco a riprendere confidenza con il suo habitat naturale. Provando sin dai primi minuti le giocate che lo hanno fatto grande. Un colpo di tacco, un assist per Salgado, un altro per Toni, un cucchiaio, un nuovo colpo di tacco per dare inizio all'azione che ha portato al primo gol dell'ex centravanti con cui ha vinto il Mondiale (la partita si è conclusa 6-5 per i Veterani d'Italia contro il Resto del mondo, gol decisivo di Delvecchio). Calcio allo stato puro. Apprezzato dai presenti con una marea di applausi. Un idolo, pure da quelle parti, al punto che un tifoso locale ha tentato un'invasione con il solo obiettivo di andare ad abbracciarlo.

Lo spirito amichevole della partita, ha portato tutti a essere sostituiti. Non il Re. È rimasto in campo sino a due minuti dal fischio finale, quando è stato richiamato in panchina solo per fargli ascoltare la standing ovation dei georgiani, incantati dai piedi di questo ragazzo di quarantuno anni che qualche numero sarebbe in grado di regalarcelo ancora anche nel calcio che conta. Per conferma, se mai non aveste visto la partita in diretta, provate a rivedere il gol con cui Totti ha fatto scattare in piedi tutti i presenti. Più o meno alla metà del secondo tempo. Gli è stato servito un pallone sulla trequarti, lo ha stoppato portandoselo avanti, si è girato,ha fatto qualche passo e poi ha scaricato un esterno destro da svenire con Abbiati che è andato da una parte mentre il pallone si andava a infilare a fil di palo dall'altro. Applausi e ancora ovazione. Ci uniamo, togliendoci il cappello.