Duecentoquattro giorni dopo, Nicolò Zaniolo. Dodici gennaio, stadio Olimpico, cinquanta metri di corsa meravigliosa palla al piede, ammazza questo è proprio forte, alzi la mano chi quella sera non l'ha pensato, non vediamo mani alzate, poi il crac del ginocchio, crociato, sala operatoria, una lunga riabilitazione. Undici luglio di un inedito campionato ripreso dopo un infinito stop causato da una maledetta pandemia che, perlomeno, ha avuto la conseguenza di farcelo rivedere prima del previsto. Fonseca lo rimanda in campo per la terza volta consecutiva, sapendo benissimo che il ragazzo ha bisogno soltanto di minutaggio e partite vere per mettersi definitivamente alle spalle anche i cattivi pensieri. Mancano una trentina di minuti, recupero compreso, al fischio finale di una partita che ha già preso una strada colorata di giallorosso. Un'altra corsa, senza palla questa volta, ma una corsa di quelle che ridici ammazza quanto è forte questo, rialzi la mano chi non l'ha ripensato e pure qui non vediamo mani alzate. Perotti lo vede tagliare il campo, forse lo sente pure con quei gamboni che sono un inno alla gioventù e alla vita. Gli serve il pallone in verticale, lui lo tocca una volta, un rapido sguardo alla porta avversaria, il pensiero ma chissenefrega dove sta il portiere, io tiro lo stesso, sinistro che si è sentito nitido il botto pure in televisione, pallone in rete, gioco, partita, incontro, bentornato Nicolò nostro, evviva anche la tua nuova capigliatura paglia e fieno che va tanto di moda a Miami.

I tre punti, la seconda vittoria consecutiva, la seconda partita in campionato di questo 2020 senza gol al passivo sono tutte notizie importanti e confortanti, ma, credeteci, pure sommandole non hanno il peso specifico per il presente e il futuro del ritorno in copertina di questo potenziale, anzi no niente potenziale, campione destinato a una carriera da protagonista. È lui l'orizzonte, oggi, per qualsiasi tifoso romanista che in questa anomala annata è stato costretto a ingoiare troppi bocconi amari. Ieri no. Prima Caputo, consentitecelo, poi, soprattutto Nicolò nostro, capace di riconsegnarci una speranza, un futuro importante, magari già nel prossimo agosto in quell'avventura che sarà l'Europa League dove se Zaniolo sarà tornato lo Zaniolo che abbiamo conosciuto, allora chissà che non ci sarà da divertirsi, e chissà ieri el señor Monchi che quasi inconsapevolmente lo ha portato alla Roma, non abbia cominciato a preoccuparsi un po' di più di quello che già era. Un solo consiglio a Nicolò nostro: eviti atteggiamenti ancora troppo giovanili, peraltro giustificati dall'età, come quelli che pare abbia avuto subito dopo aver realizzato il suo gol al Brescia. Siamo convinti che con l'esperienza anche queste esuberanze saranno cancellate.

Intanto siamo felici per la Roma e per questo ragazzo che non ha mai perso l'occasione di urlare al mondo il suo attaccamento per la nostra meravigliosa maglia, la sua voglia di continuare a vestirla, il suo desiderio di non muoversi da Trigoria. Con quel sinistro in rete di ieri a Brescia, ha anche migliorato i suoi giovani record, cinque gol in campionato, due in Europa League, fanno sette, uno in più rispetto ai sei complessivi (quattro in campionato e due in Europa) della passata stagione. Record, potete scommetterci, che sono destinati a durare poco perché il ragazzo ha appena ventuno anni e un grande futuro dietro e davanti alle spalle. Davvero, non poteva esserci notizia migliore per qualsiasi tifoso romanista. Perché con Zaniolo si può tornare a sognare. Ecco, il sogno. Sarà il caso che tra Boston, Londra, Trigoria, viale Tolstoj, si mettano bene in testa che non c'è nessuna carta di credito in grado di garantirlo. Sappiamo con ragionevole certezza che almeno per quest'anno non c'è l'intenzione di privarsi di questo campione capace di far sognare.

Ma sappiamo anche che i conti della Roma sono quelli che sono e che, colpa anche di esperienze passate, di fronte a un'offerta indecente «come si fa a dire no?». Si dice no, semplicemente. Perché indecente, semmai, sarebbe rispondere positivamente ai sessanta, settanta, ottanta milioni, chi offre di più?, che magari qualche club italiano o europeo potrebbe mettere sul piatto per prendersi Nicolò nostro. Sarebbe indecente anche da un punto di vista economico. Perché il prezzo del suo cartellino è destinato, semmai, nei prossimi anni, a lievitare ulteriormente, non ci si può sbagliare, non c'è nessun rischio in questo senso, ha appena ventuno anni, tra due-tre-quattro anni potrà costare soltanto di più. E poi, visto che siamo in tema di sogni, perché non provare a immaginare di riuscire a tenerselo ancora per tanti anni, magari pure per sempre, anche nella consapevolezza che nel calcio del terzo millennio il giocatore incedibile o blindato fa comodo soltanto ai titolisti dei giornali? Del resto i sogni non hanno prezzo, perché privarsene? Anche perché qualche volta sono pure destinati a realizzarsi.