Jimmy tratta. Dan si è sistemato sulla sponda del fiume. In Uruguay insistono. I terzi incomodi si nascondono, non rispondono al telefono, magari a qualche mail ma solo per dire che non hanno visto e sentito nulla e che non sanno proprio di cosa si stia parlando. Come ha fatto ieri mister Micky Arison, un patrimonio superiore ai cinque miliardi di dollari, proprietario della compagnia di navi da crociera numero uno al mondo, oltre che, per divertimento, dei Miami Heat, prestigiosa e ricca franchigia della Nba. È questa la situazione della società Roma che continua a stare tra coloro che son sospesi: Pallotta al timone di comando ma proprietario che ha detto chiaro e tondo che è pronto a cedere la mano, Friedkin che la sua offerta l'ha fatta e da lì non intende smuoversi anche se la risposta è stata un due di picche, gli uruguaiani che parlano di un Cavani pronto a dire sì a patto che entri il nuovo proprietario sudamericano, i terzi incomodi che cercano di trovare la cifra giusta per convincere l'imprenditore bostoniano a dire definitivamente basta. 

 Sì, ma chi è o chi sono, i nuovi imprenditori, pare sempre born in the Usa, che stanno trattando con un Pallotta che per l'ennesima volta si è detto disgustato da una prestazione della sua Roma? In questi ultimi giorni sono fiorite molte ipotesi più o meno fantasiose. Noi non vogliamo accordarci al gioco dei tentativi, preferiamo dire soltanto che, per quello che ci risulta con più che ragionevole certezza, ci sono almeno altri due gruppi che stanno discutendo con Jimmy avendo come obiettivo quello di rilevare il pacchetto di maggioranza della società giallorossa. «Quello che dimenticate è che la Roma è la Roma, non sarà mai un problema trovare un acquirente, Pallotta ha fatto capire di voler vendere, alla fine vedrete che la cessione si farà»: così ci è stato spiegato da chi conosce bene le vicende societarie giallorosse. Non possiamo che essere d'accordo, anche se di questi tempi la speranza è che chiunque sia il potenziale acquirente, non abbia seguito con attenzione le vicende calcistiche di una squadra che sta mettendo a dura prova il sentimento di una buona parte della tifoseria. Tra questi bisogna comprendere anche il gruppo Friedkin che di fatto continua a stare alla finestra e che per ora non ha nessuna intenzione di alzare bandiera bianca. Possiamo dire, pure qui con ragionevole certezza, che mister Dan Friedkin non più tardi di tre giorni fa ha avuto un prolungato colloquio con amici romani e romanisti. Colloquio in cui ha ribadito la sua intenzione di prendere la società giallorossa per la quale, a suo giudizio, ha fatto un'offerta congrua considerando il momento post pandemia, momento che, è un dato di fatto, ha ridimensionato di non meno del trenta per cento tutti i numeri del calcio. Il problema è che i numeri di Friedkin non hanno per nulla convinto Pallotta, che è pure rimasto irritato per come quei numeri sono stati dati in pasto alla gente. Si è parlato di un'offerta da circa 570 milioni, compreso però un garantito nuovo aumento di capitale sociale da circa novanta milioni che devono essere sottratti, come il debito consolidato da circa 280 milioni, dal cash che finirebbe nelle tasche di Pallotta e dei suoi soci sempre più impazienti e desiderosi di lasciar perdere il deal Roma. In realtà, questo pensa Pallotta, quell'offerta certificherebbe una perdita di oltre cento milioni e a queste condizioni, almeno per ora, l'imprenditore bostoniano non ci sta. 

Infine tra le tante ipotesi che circolano intorno alla Roma, c'è da sottolineare come in Uruguay si insista sulla possibilità dell'ingresso a Trigoria di un misterioso gruppo che sarebbe pronto a presentarsi con il cartellino di Cavani. Ma non prende dodici milioni di euro? «Sì, ma vi assicuriamo che per queste persone i soldi non sono un problema», rispondono dal Sudamerica aggiungendo che tra martedì e mercoledì prossimi ci saranno novità importanti. Non resta che aspettare, sapendo che le bugie hanno le gambe corte.