Il dg romanista Mauro Baldissoni, il dirigente dell'area marketing Guido Fienga e Francesco Calvo, chief revenue officer del Barcellona si confrontano sull'impatto del calcio nella nostra società nell'ambito dell'evento "Champions Impact", organizzato all'università Luiss da ItaliaCamp. Segui il live con Il Romanista:

11.05 - Si conclude l'evento. Baldissoni fa un'ultima dichiarazione sulla partita di stasera: "Lo stadio sarà strapieno, circa 65mila persone che in Champions è il massimo. In tv la vedrà un numero enorme di persone. Pallotta dalle 7 del mattino è in giro per Roma seguito da 30 giornalisti, quindi rende bene l'interesse che desta la partita".

11.00 - L'ultima domanda: "Quanto impatta la tecnologia della gestione dei dati sull'andamento della squadra?". Calvo: "Non sono un uomo di sport e non so i dettagli dell'utilizzo della tecnologia applicata alla performance sportiva. Di certo è molto utilizzata anche nel rapporto coi tifosi". Baldissoni: "E' un tema ricorrente. Il nostro presidente ha una carriera di investitore nel settore delle nuove tecnologie e dell'intelligenza artificiale, quindi ci interessa molto. Abbiamo creato l'AS Roma System, per gestire questi dati, ma non dico di più perché sono segreti industriali".

10.55 - Domanda: "Una società di calcio che impatto può produrre sul territorio?". Baldissoni: "La corrente amministrazione ha deciso di accompagnarci nel progetto stadio perfettamente consapevole delle ricadute economiche e sociali di un progetto di questa portata. Ma sono tante le iniziative con risvolti sociali che svolgiamo assieme al Comune, ad esempio abbiamo fornito defibrillatori alle scuole calcio assieme all'Assessorato, oppure facciamo formazione nelle scuole con "A scuola di tifo" insegnando la lotta al bullismo e al razzismo". 

10.52 - Domanda sul prezzo dei biglietti nella trasferta Barcellona-Roma, per cui "Il Romanista" ha scritto una lettera a Bartomeu, risponde Calvo: ""Siamo consapevoli delle polemiche. Noi abbiamo moltissimi soci e lo stadio è in gran parte occupato da loro, che ovviamente hanno dei vantaggi per quanto concerne il prezzo. Noi abbiamo abbonamenti bassissimi, i nostri ricavi da abbonamenti sono tra i più bassi dei top club europei, perché vogliamo favorire la comunità locale. Il prezzo, giusto o sbagliato, rispecchia degli obiettivi economici. Non dico né che sia giusto né che sia sbagliato, ma è frutto di alcune considerazioni che sono state fatte".

10.45 - Inizia la sessione di domande degli studenti. La prima è: "Qual è il ruolo della comunicazione e dei social nella diffusione dei valori legati a un club, anche rispetto ai rapporti con gli sponsor?". Risponde Mauro Baldissoni: "Una squadra di calcio non è uno scaffale. Non è aperta a qualsiasi marchio, ad esempio. Quindi quando si fa un accordo economico si chiede la condivisione di valori e iniziative, nonché di obiettivi. In questi anni abbiamo creato una struttura produttiva di spessore, abbiamo una vera e propria media factory che crea contenuti originali. Mettiamo a disposizione tutto questo ai partner commerciali. La domanda avviene in un momento interessante: siamo in dirittura d'arrivo su alcune collaborazioni".

10.35 - Calvo: "Noi prima degli atleti vogliamo formare degli individui. La fatica, l'ambizione, l'umiltà, il rispetto e il gioco di squadra sono i principi che cerchiamo di trasmettergli. Contano più le persone che formiamo che gli atleti. Questo si rispecchia in tutto ciò che facciamo. Rispetto alla Juventus, dove stavo prima, qui vincere è importante ma non è tutto. Da noi contano i valori e come si gioca. Inoltre, il nostro scopo è includere sempre molti calciatori come dirigenti nel club". 

10.30 - Baldissoni: "Nelle nostre scuole calcio non insegniamo solo la tecnica ma anche le regole. Abbiamo stabilito un premio a fine anno, una competizione sul miglioramento dei risultati scolastici"

10.23 - Baldissoni: "La Roma si pone nella prospettiva della responsabilità. Dal momento che si comprende di rappresentare qualcosa di importante, perché siamo una comunità, ogni scelta ha il senso della responsabilità. Una delle prime considerazione è stata: cosa fare con i ragazzi giovani che giocano per noi? Ad esempio, gli abbiamo affiancato uno psicologo, perché vengono da altre città e vivono senza le loro famiglie. Sentono tutte le tensioni e le incertezze, perciò vogliamo seguirli e aiutarli. Meno del 3% dei giocatori che frequentano le giovanili diventano professionisti: le squadre di calcio sono complici di questo sogno, ma poi devono compiere delle scelte. Perciò abbiamo ritenuto necessario proporre un percorso alternativo a chi non diventa professionista, facendolo partecipare alle attività didattiche di una scuola di Ostia, un liceo scientifico a indirizzo sportivo. Inoltre abbiamo deciso di insegnarli anche una seconda lingua, perché può aprire molte opportunità: ad esempio quando facciamo il camp in Florida molti ragazzi vengono presi dai College americani, perciò diamo loro la possibilità di frequentare delle università economicamente poco accessibili".

10.16 -  Calvo: "Nel 1992 Barcellona ha vinto la prima Champions League e ci sono state le Olimpiadi. E' stato un anno importantissimo per la città, non so chi ha aiutato più chi. Il 10% dei turisti vengono a Barcellona per il club. Il nostro museo è tra i tre più visitati di Spagna, ci genera un fatturato di 45 milioni. Lavorare in un club con azionista unico è più facile. A Barcellona ci sono famiglie che più di un secolo fa hanno fondato il club, quindi non tutte le decisioni hanno l'ottica del business e a volte creano dei limiti, ma hanno permesso al club di rimanere lo stesso per tutti questi anni. Durante il franchismo il Barcellona ha rappresentato l'orgoglio politico della Catalogna. Ora il Barcellona non vuole schierarsi politicamente ma rappresenta un popolo, il giallo e il rosso sono anche i nostri colori perché sono i colori catalani. Rappresentiamo un popolo". 

10.11 - Baldissoni sul rapporto tra identità locale e internazionale del club: "La ragione principale dell'investimento americano sulla Roma è l'identificazione con la città e simile all'interesse che aveva avvicinato Soros nel 2008. Hanno studiato il marchio e sono giunti a una considerazione: Roma è una delle quattro città più ricorrenti quando si nominano le città più belle del mondo, insieme a Parigi, New York e Londra. Londra ha tante squadre ma nessuna è identificata con Londra, New York si sta avvicinando al calcio di alto livello solo ora. Ciò che è accaduto a Parigi è simile a noi: arriva un proprietario straniero e fa un restyling del logo, inserisce il nome della città nel logo  al posto di una acronimo per marcare l'identificazione tra squadra e società. La Roma sin dalla sua fondazione si è identificata con la città. Molti parlano di rosso pompeiano e giallo ocra, ma in realtà in tutti i documenti storici ufficiali la Roma ha i colori uguali al Comune di Roma. Vogliamo fare qualcosa di non dissimile da quanto accade a Barcellona, in cui una parte del turismo è dovuta al club. Il nostro scopo è quello di identificarci sempre più con la città di Roma". 

10.05 - L'intervento di Francesco Calvo: "La frase Més que un club identifica ciò che il Barcellona è per la popolazione catalana. E' un club particolare: non ha un proprietario ma 140mila soci, di cui oltre il 90% residenti in Catalogna. Quindi nella storia della Spagna il Barcellona rappresenta appieno l'identità catalana. E' un territorio molto diverso da quello italiano. I tifosi partecipano diversamente, c'è un interesse a 360° gradi e meno isterismo rispetto al risultato sportivo. Le elezioni sono molto seguite, perché il Barcellona è l'istituzione catalana più importante del mondo, quando si vota il presidente è più importante dell'elezione del presidente della Generalitat catalana. I soci votano su molte cose, come su sponsor sulla maglia o ristrutturazione del Camp Nou".

10.00 - Parla Mauro Baldissoni: "Buongiorno a tutti. Non so dire se il valore di una squadra di calcio sia tangibile o intangibile, non so nemmeno se si riuscirà a stabilire una linea tra le due cose. Roma e Barcellona sono piattaforme sociali. Il calcio ha un impatto non solo economico ma anche sociale e civico, è una cosa non provata ma è un esperimento importante, non per tutti. Ho sentito per ben due volte sindaci di Roma, di colore politico diverso, chiederci di vincere perché altrimenti al Comune non lavora nessuno (ride). Quindi la Roma è un patrimonio della vita quotidiana dei romani. E' un business che si fonda sulle emozioni, noi produciamo e distribuiamo emozioni. I numeri del bilancio sono necessari per raggiungere obiettivi concreti, tangibili: parliamo di trofei". 

9.45 - Sono arrivati gli ospiti. Fabrizio Sammarco, CEO di ItaliaCamp, saluta il "professor Baldissoni" e spiega le finalità dell'evento, connesso ai laboratori di studio della Luiss.  

9.35 - Sala piena in attesa dell'arrivo degli ospiti.