Il direttore sportivo Monchi è pronto a tornare in Spagna per sfidare il Barcellona al Camp Nou. Il dirigente giallorosso ha raccontato i suoi primi mesi di Roma al quotidiano spagnolo AS.

Com'è la vita di Monchi a Roma?
A Trigoria. Mi sveglio presto per arrivare al centro sportivo, faccio un po' di allenamento e mi metto al lavoro. Approfitto del fatto che la prima squadra, le giovanili e le persone nel mio team siano lì. Resto a Trigoria fino alle 20 o alle 21, ogni giorno.

E com'è la Roma?
Una società con un contesto e un impatto mediatico più alto di quanto mi aspettassi. È vero che non ha vinto molto nel corso della sua storia, ma ha la pressione di un grande club. La gente si aspetta sempre grandi cose dalla Roma.

Uno dei suoi successi a Siviglia non fu solo quello di fare grandi affari, ma di spiegare da subito ai giocatori cosa significasse indossare quella maglia. Di Francesco e De Sanctis hanno giocato a Roma, poi c'è Totti… Non è casuale, vero?
Niente è casuale, è chiaro. La particolarità di questa società rende fondamentale la conoscenza dell'ambiente. Di Francesco ha vinto lo scudetto qui , De Sanctis ha giocato qui… Ci piace che abbiano un passato legato alla Roma. Anche Balzaretti lavora con me. E Totti… Totti è Roma.

Le tue gambe tremano ancora quando parli con lui?
(ride, ndr) No. Devi metterti nel contesto giusto. Sicuramente per me non era lo scenario ideale dirgli che non avrebbe continuato a giocare. Sono consapevole del peso che ha Totti, ma penso che la cosa migliore fosse comportarsi con sincerità. Totti è una persona semplice e sincera che vuole imparare e aiutare nel suo nuovo compito.

"Nessuno ci prenda per morti", disse dopo il sorteggio. È sbagliato credere che il Barça passerà comodamente?
Meglio non ascoltare ciò che si dice. Ho visto commenti basati sulla poca conoscenza, ma preferisco non fare polemica e cercare di concentrarmi su di noi, per far vedere alla nostra gente le armi che abbiamo. Ovviamente, a livello di percentuale, il Barça è favorito. Mi sono piaciute tuttavia, le dichiarazioni di Montella dopo il sorteggio Siviglia-Bayern. Ha detto: "Se c'è una possibilità dell'uno per cento, combatteremo".

A Roma ti avranno già raccontato la finale persa in casa nel 1984.
Riassumo così: la Roma ha fame di vittorie. C'è una speranza speciale e una motivazione in più per questa partita. C'è qualcosa che vorrei dire dopo undici mesi qui: la Roma ha bisogno di innalzare il suo livello di struttura al livello di risonanza mediatica che ha. Credimi, è molto alto.

Come vedi Messi dall'Italia, più o meno grande di Barcellona?
La qualità di Messi non ha confini. Giocatori come lui azzerano le distanze. Di recente ho letto che ogni giorno si impegna di più per migliorare se stesso e questo è indice della sua grandezza nel voler migliorare le proprie prestazioni e quella della sua squadra ogni giorno.

Hai un buon amico nello spogliatoio del Barça. È uno dei tuoi migliori acquisti.
Ivan (Rakitic, ndr) è una persona molto intelligente e ha confermato di poter giocare al più alto livello, nel Barça.

Se potessi portare a Roma un giocatore che non fosse Messi, sarebbe lui?
Ce ne sarebbero diversi. Sergio Busquets non è male, giusto? (ride, ndr) Anche lui sta giocando a livelli alti.

Aveva 29 anni a Siviglia e sentiva che doveva andarsene. Capisci Iniesta che va in Cina?
Andrés ha ancora una carriera calcistica nell'élite. Potrebbe non essere più in grado di giocare 50 partite, ma quelle che gioca le farebbe ad alti livelli. Nessuno ha la sua saggezza. La possibilità di partire è una cosa personale. L'unica cosa che posso dire come spagnolo è che sarebbe una grande perdita.

Il suo modello a Siviglia era rivoluzionario. Non è partito da modelli oggettivi, ma da debiti precedenti di 20 o 25 milioni. E ha trasformato lo straordinario in reddito ordinario grazie alle cessioni. Riuscirà a farlo a Roma?
Sì. Sto anche facendo dei cambiamenti, cercando di trasmettere i miei concetti. Ad ogni modo, l'ho detto di recente: il più grande rinforzo di ogni politica è il risultato.

Il dirigente del Barcellona, Robert, termina il contratto questa estate. Ti immagini come direttore sportivo del Barça?
Non ho mai immaginato situazioni che non sono reali, quindi non l'ho fatto. Sono concentrato su questo club e sull'adattamento a un nuovo modo di essere e vivere.

Sei sempre stato una persona molto emotiva. Sei felice a Roma?
Chi mi conosce sa che dico poco che sono felice. La completa felicità l'ho avuta raramente. Qui, a Roma, ovviamente non posso essere completamente felice perché la mia famiglia non è qui. E se a livello sportivo non vinci, non puoi essere felice. Sì, sono felice a livello professionale, penso di crescere professionalmente. Ma ovviamente, questo necessita del successo sportivo.