Crotone ha segnato la sua rinascita. Un gol a chiudere il match e coronare una prestazione maiuscola. Di quelle alle quali Nainggolan ha talmente abituato il pubblico romanista, da sembrare la controfigura di se stesso quando fornisce una performance appena sufficiente. Perché da Radja ti aspetti sempre il massimo e anche qualcosa in più. L'eccesso è il suo mestiere, in campo e fuori, nel bene (spessissimo) come nel male (qualche volta). È stato lui stesso a dare sfoggio di prove costantemente elevate. Fin dall'approdo in giallorosso.
Appena arrivato alla Roma, proprio la partita con il Bologna registra una tappa decisiva. Quella del primo gol con la nuova maglia, a poco più di un mese dall'inizio della nuova avventura. Una rete al Dall'Ara decisiva in quell'occasione (è il 22 febbraio 2014 quando la squadra di Garcia sbanca il campo degli emiliani). La prima di trenta messe a segno con la maglia giallorossa. Che anche da un punto di vista meramente realizzativo ha contraddistinto una nuova fase della sua carriera. Quarantuno gol complessivi nei club, tre quarti di questi nella Roma. Ovvero da poco più di quattro anni.
Eppure questa stagione per Nainggolan finora è stata meno prolifica delle precedenti. Qualcuno ha addebitato la sparuta presenza fra i marcatori al cambio di ruolo, da trequartista-incursore a interno di centrocampo, ma lo stesso Di Francesco ha più volte spiegato che si tratta di un falso problema. E in effetti lo stesso belga arriva al tiro con una certa continuità. Il calo dei gol sembra piuttosto da attribuire a una minore resa nel periodo fra dicembre e febbraio, in coincidenza con la palese flessione di tutta la squadra.
Crisi che sembra ormai definitivamente alle spalle, come testimoniano anche i recenti risultati ottenuti: nelle ultime sette partite, la Roma ha colto sei vittorie, fra le quali quella prestigiosa di Napoli e quella altrettanto fondamentale in Champions con lo Shakhtar. Successi che hanno permesso di rilanciare le ambizioni romaniste in entrambe le competizioni. In questo senso, per una volta la sosta per le nazionali non sembra aver creato particolari complicazioni. Pellegrini a parte, nessuno fra i giocatori impegnati è rientrato appesantito da eccessive scorie fisiche. A molti di loro anzi - come certifica la tabella di fianco - è stato risparmiato un minutaggio cospicuo. E in alcuni casi, Ünder su tutti, si è trattato di esperienze che possono addirittura aver fortificato la consapevolezza. Ce ne sarà bisogno in prospettiva del tour de force che attende la Roma: 7 impegni in 23 giorni, fra cui il doppio con il Barcellona e il derby. Ma prima c'è Bologna.