«Quanto ti manca la Roma?». Domanda retorica, risposta scontata. A te, a me, a noi. A tutti: terribilmente. E con lei lo stadio e i suoi riti, i pranzi consumati frettolosamente e le cene saltate per andare, esserci. Sostenerla. Lei, che scende in campo e si ferma il mondo. Con addosso quelle maglie che t'accecano come fossero un fuoco d'artificio a portata di mano. Lei che protagonisti e comprimari, campioni e maniscalchi, fuoriclasse e figuranti, bandiere e gente di passaggio. Sorprese e delusioni. Tutti.

Perché i calciatori che dal 1927 ad oggi hanno giocato con la Roma e per la Roma anche un solo istante non saranno mai come tutti gli altri. Poi, è chiaro, Totti & De Rossi, Falcao, Di Bartolomei, Voeller, Aldair, Conti, sono di un altro pianeta. Ma io, come qualsiasi altro tifoso, nel corso del tempo mi sono affezionato pure a giocatori - anche loro con la G maiuscola - di almeno un livello inferiore rispetto a queste icone. Così come ad altri interpreti indiscutibilmente più scarsi tecnicamente che però, con il loro temperamento, hanno saputo comunque aggrapparsi al cuore della gente. Qualche esempio?

Portieri: Giuseppe Zinetti, quarantaquattro presenze in tre anni. Julio Sergio Bertagnoli che da "Miglior terzo portiere del mondo" a momenti riuscì a spalancarci le porte verso il quarto scudetto. Oltre che quelle del cuore con le sue lacrime a Brescia. Michael Konsel. Astutillo Malgioglio! E poi, soprattutto e sopra a tutti, Giovanni Cervone: quanto sarebbe durato un personaggio del genere nel calcio patinato di oggi?

Difensori: parto da Manuel Gerolin che, in realtà, sapeva giocare anche in tante altre zone del campo. E sempre bene. Come Roberto Policano, "Policannone". Penso a Gigi Garzya. E, soprattutto, a Leandro Cufrè così come a Emidio "Oddi leone": per molti tifosi di quella generazione il manifesto dell'operaio al potere. E poi Filippo Mexes e, più di tutti gli altri, Nela: "Picchia Sebino". Cosa? Ah, sì. Enrico Annoni: partì tutto per gioco. Ma poi una scintilla scoccò per davvero. Al contrario che con Kuffour e Heinze: loro forti, fortissimi. Ma arrivati a Roma cotti. Ancora: il greco Torosidis, Ubaldo Righetti, Thomas Berthold. E poi. quelli che per aver segnato nel derby ricorderò, ricorderemo, per sempre: Federico Balzaretti, Cassetti, Yanga-Mbiwa. Paolo Negro.

Centrocampisti: Statuto. che se non fosse stato per Gregucci chissà. L'esultanza di Tommasi a Bergamo, il senso del gol di Cappioli, la classe di Alessio Scarchilli, la disciplina di Berggreen, il chewing gum di Brighi e Antonio Di Carlo nell'anno della rimonta. RADJA NAINGGOLAN! GianniGuigou/GianniGuigou/GianniGuigouGianniGuigouGianniGuigou! La generosità di Piacentini, la bomba di Ciccio Desideri, il dribbling di Alenitchev. E Rodrigo Taddei. Lo riscrivo: Taddei.

Attaccanti: Alberto Faccini che realizza il primo gol nello scudetto degli Anni Ottanta. E poi Sandro Tovalieri. Caniggia in fuga verso Cudicini contro il Milan in Coppa Italia, le punizioni di Tommasino Haessler. Abel Balbo. Fabio Junior, ma solo per la videocassetta. Il gigante norvegese John Carew: il calcio al bidone pieno d'acqua, il bambino preso in braccio. Le fughe vincenti di Gervinho e quelle, spesso, finite contro un muro di gomma di Manuel Iturbe.

Eppure, lui, per me rimane quello senza maglia che impazzisce di gioia dopo un gol alla Lazio. Perché certe storie, per essere ricordate, non hanno bisogno d'altro se non delle suggestioni. Altrimenti perché mai dovrei ricordarmi, più di venti anni dopo, quel pirotecnico finale di Roma-Fiorentina in cui Gustavo Bartelt... E chiudo con Ruggiero Rizzitelli anche se con Ruggiero Rizzitelli avrei dovuto cominciare visto che lui la maglia della Roma, almeno virtualmente, non se l'è ancora sfilata. Loro e tanti altri. Più tutti i tuoi: l'esercito del sole.