L'attaccante della Roma Carles Perez ha rilasciato un'intervista su Instagram al quotidiano Marca. Questo un estratto delle sue parole:

La quarantena

"Sono solo da ventidue giorni, la mia famiglia sta bene ed è in Spagna. Ho un preparatore atletico e il mio programma cambia ogni settimana. E' importante mantenere la forma fisica ma niente pallone. La cosa più importante è la salute della gente e che tutti restino a casa. Si tornerà alla normalità. Il taglio dei salari? Lo capisco: noi siamo pagati per giocare il fine settimana e con questa situazione non possiamo. D'altra parte non siamo in vacanza perché è simile a una pre-season quella che stiamo vivendo, ma capisco la scelta".

I primi mesi a Roma

"Non mi aspettavo l'accoglienza che ho ricevuto. Il tifoso romanista è un'altra cosa rispetto a quello che sono i tifosi in Spagna. La gente della Roma è diversa perché vive il calcio in un altro modo, molto più intensamente. Ci sono lati positivi e negativi. Gridano tutta la partita, appoggiando la squadra.Sono super felice per la mia situazione nella squadra così come con i tifosi. Noi vogliamo tornare a giocare, vediamo se sarà possibile. Sto studiando l'italiano e inizio a parlarlo. Con Diego Perotti parlo in spagnolo visto che è argentino, così come con Gonzalo. Pastore ha tantissima qualità, mi trovo bene con Kluivert come con tutti. La maglia numero dieci? No, il dieci no. Pesa tanto qui quella maglia (ride, ndr). Mi piacerebbe mettere l'undici. Ho scelto il 31 perché è un numero che mi è sempre piaicuto da piccolo".

Il Barcellona

"Non so perché il Barca mi abbia mandato via, ma ho rispettato la loro decisione. Ora sono un giocatore della Roma e sono felice di esserlo. Si parla tanto della cantera, che i ragazzi del Barca B vanno in prima squadra. In parte è così, ma non sempre. A volte c'è bisogno di tempo per adattarsi e non viene dato, come successo con Cucurella che adesso sta facendo benissimo al Getafe. Il Barcellona non ha un diritto di riacquisto, ho firmato per quattro anni con la Roma. Al Barça sapevo che non poteva essere così perché avevo davanti il miglior giocatore del mondo. Ho scelto la Roma perché era la situazione perfetta per me, qui posso giocare minuti importanti anche se sono giovane. Cerco minuti di responsabilità, al Barcellona giocavo poco mentre qui posso giocare titolare in Europa e da protagonista".

Il rapporto con Fonseca e la tattica

"Fonseca mi ha chiamato parlandomi della squadra, della società e dei compagni nello spogliatoio. Mi è piaciuto cosa mi ha detto e come ha cercato di convincermi e ho scelto la Roma. Avevo offerte dalla Spagna, Inghilterra e Germania, ma la proposta che più mi è piaciuta è stata la Roma e ho deciso di venire qui. La Serie A è sempre stata molto tattica, ora sta cambiando qualcosa. Qui in Italia si difende molto meglio. Per me sarebbe più facile giocare in Spagna che qui, dove ci sono più spazi. Qui c'è più intensità difensiva. Però guarda l'Atalanta, c'è un po' di tutto. Il livello d'intensità degli allenamenti credo sia uguale. Non vedo differenze. Forse in Italia c'è più attenzione alla tattica. Al Barca usavamo molto di più il palloneIl mio ruolo preferito? Mi piace giocare come esterno destro. Poi sono disponibile a giocare anche più vicino alla punta, ma se devo scegliere preferisco a destra. Mi ispiro a Messi, poi mi è sempre piaciuto anche Robben".