Fair play. Concetto che tranquillizza, fa pensare al rispetto, all'educazione, alla capacità di saper pensare agli altri, pure se hanno pensieri e parole diversi dalle nostre. Vero, ma se come succede nel calcio, a fair play si aggiunge la parola finanziario, la questione cambia, dipingendo un quadro che per molte società di calcio è tutt'altro che rassicurante. Tra queste, come ormai avrete capito tutti, c'è anche la Roma. Che in passato è già dovuta passare attraverso un piano di risanamento per rientrare nei paletti del fair play finanziario, operazione riuscita pagando anche attraverso una serie di dolorosissime cessioni. Decise non per arricchirsi come qualcuno in malafede ha detto, ma per non rischiare di andare incontro a sanzioni che, tanto per citare l'ultimo esempio, hanno portato il Manchester City a essere squalificato per due anni dalle coppe europee con il corollario di una multa da cinquanta milioni di euro.

Ora la Roma è di nuovo in una situazione in cui i numeri certificano come la questione del fair play finanziario sia tornata di strettissima attualità. Basti ricordare come l'ultima semestrale chiusa a fine febbraio, abbia certificato un rosso da ottantasette milioni di euro, evidentemente ben al di là dei trenta milioni di passivo che il fair play concede in un triennio. Dato che preoccupa e che, purtroppo, in conseguenza dell'emergenza mondiale che stiamo affrontando, ha visto pure bloccare il passaggio di proprietà dal gruppo Pallotta a quello di Dan Friedkin, una cessione che di fatto era conclusa prima che la pandemia coronavirus costringesse a un inevitabile stop. Questo non toglie che la società giallorossa debba pensare a come provare, da qui al trenta giugno quando si chiuderà il bilancio annuale, a ridimensionare i numeri o, in alternativa, augurarsi che, di fronte a questa emergenza mondiale, le cose, almeno per una stagione possano essere almeno congelate.

La lettera

Nello scorso febbraio, dalla sede giallorossa di via Tolstoj, è partita una lettera con destinazione Uefa. Il contenuto affronta proprio la questione del fair play finanziario. In particolare il riferimento principale sono alcuni suggerimenti su come, in un futuro più prossimo che lontano, cambiare le attuale regole che definiscono i paletti economici da rispettare per le società calcistiche. L'aspetto più importante è quello riferito ai club che, dopo alcune stagioni continuative in Champions League, devono affrontare le problematiche economiche nel momento in cui in una stagione non riescono a qualificarsi per la competizione che mette in palio la coppa con le grandi orecchie.

Con tutte le conseguenze del caso, a partire dagli ingaggi dei calciatori, la voce principale dei costi per tutte le società, che hanno contratti pluriennali a cifre da Champions. Quei costi, anche senza Champions, rimangono andando a incidere in maniera devastante sul bilancio in considerazione del fatto che vengono a mancare i soldi, i tanti soldi, che la Champions garantisce alle squadre che partecipano alla Champions (basti dire che per un club italiano il solo partecipare al girone iniziale, è valutabile in una cifra tra i quaranta e i cinquanta milioni).

La proposta suggerita dalla Roma, nel quadro di una nuova regolamentazione del fair play, cosa che sarà fatta sicuramente, è quella di prevedere una specie di cuscinetto per quei club che non riescono a tornare in Champions dopo esserci stati qualche anno continuativamente (è il caso proprio della Roma in questa stagione). Il cuscinetto potrebbe anche prevedere non solo il cash, ma anche una maggiore flessibilità per il fair play finanziario. Flessibilità che potrebbe essere proporzionale agli anni continuativi in Champions. A viale Tolstoj c'è un certo ottimismo sulla possibilità che questo suggerimento possa far parte delle nuove regole del fair play, potendo ovviamente contare sull'appoggio di tutti gli altri club (oddio, forse Lotito no…).

Le plusvalenze

Non è da escludere, peraltro, che considerata l'emergenza, l'Uefa che si sta dimostrando molto sensibile al dio denaro, possa decidere, a fronte del rischio fallimento di alcune società, di congelare se non addirittura annullare per un anno la questione del fair play. Sarebbe la soluzione migliore per i club, altrimenti costretti a ripercorrere la strada delle plusvalenze. Cioè la cessione di calciatori, considerati gli ammortamenti già avvenuti, a prezzi superiori al costo d'acquisto (ma che succederà adesso sui costi dei cartellini dopo la pandemia?), un più tot che va a ingrassare i ricavi del club.

La Roma è una strada che conosce ormai da anni e che, con le attuali regole, dovrebbe seguire pure nel prossimo mercato. Facendo un conto approssimativo ma non distante dalla realtà, la società giallorossa, per rientrare nelle regole, entro il prossimo trenta giugno dovrebbe fare plusvalenze valutabili tra i cento e i centoventi milioni di euro. Una cifra. Inutile che vi facciamo i nomi dei giocatori che potrebbero essere ceduti per poter certificare numeri nelle regole. Cosa che però la Roma, Friedkin incluso se e quando rileverà la società giallorossa, non è intenzionata a fare.