Domanda: quanti giocatori sono arrivati alla Roma nell'ultimo mercato di gennaio? Quattro le possibili risposte: A) uno ; B) tre; C) quattro; D) ti tocchi. Citazione che ci piace fare ricordando una meravigliosa Sabina Guzzanti quando imitava una altrettanto meravigliosa Moana Pozzi. Escludendo la D per ovvi motivi di intimità, siamo pronti a scommettere che in altissima percentuale, pensando a Carles Perez, Villar e Ibanez, sia la risposta B quella che viene accesa dalla stragrande maggioranza dei tifosi. Risposta sbagliata. Perché quella giusta è la C, quattro. Vi siete dimenticati Bruno Peres. Che tecnicamente ed economicamente non è un nuovo acquisto, visto che il suo cartellino era già di proprietà della società giallorossa, ma di fatto a fine dicembre è tornato a Trigoria dopo un prestito, oltre i confini del disastroso, in Brasile, prima al San Paolo poi addirittura nella B brasiliana al Recife. 

In molti, compreso chi scrive, avevano ironizzato sul ritorno di Brunetto in giallorosso, complice una memoria che riaccendeva i ricordi dei due anni romanisti dell'esterno brasiliano da queste parti, due anni che non furono certo un successo: pochi lampi, molte prestazioni da mani nei capelli, aggravate da qualche episodio fuori dal campo che non era stato sicuramente un inno a una vita da professionista. Invece ora siamo qui a chiedere scusa a Brunetto, capace in questi suoi primi due mesi di ritorno alla Roma, di far ricredere un po' tutti, a cominciare probabilmente dalla società stessa, per finire al suo procuratore.  

Che, curiosità, quando Peres è tornato, al direttore sportivo Gianluca Petrachi disse chiaro e tondo che non ci sarebbero stati problemi se la Roma avesse deciso di rispedirlo in prestito da qualche altra parte. In questo caso, però, Petrachi non ha sbagliato una mossa. Nel senso che ha convocato il giocatore che lui portò in Italia ai tempi del Torino, gli ha fatto un discorso a brutto muso puntando soprattutto sui comportamenti fuori dal campo, facendogli capire che per lui sarebbe stata l'ultima occasione per rimettere in piedi una carriera che aveva buttato più o meno al cesso, obbligandolo a far tornare a Roma anche la sua famiglia, intimandogli che al primo errore sarebbe stato cacciato da Trigoria. Insomma, Petrachi e la Roma non avrebbero più accettato eccessi di qualsiasi tipo, come per esempio gli era capitato in Brasile, quando nel corso di una festa a casa sua, il brasiliano si vide arrivare la polizia al citofono perché i vicini si erano lamentati per la musica a tutto volume e per qualche schiamazzo etilico di troppo. Brunetto, evidentemente, deve aver metabolizzato alla perfezione le parole del direttore sportivo. E nello spazio di poche settimane è riuscito a convincere anche Fonseca a dargli una nuova opportunità. Il portoghese gliel'ha data e il brasiliano l'ha colta al volo. Ci sono i numeri a certificarlo. In tutto il 2019, tra San Paolo e Recife aveva giocato 167 minuti complessivi, 151 con il San Paolo in due apparizioni in coppa Libertadores, i restanti in B. In pratica un anno di stop che, per un giocatore reduce da delusioni e ormai trentenne (il compleanno lo ha festeggiato sobriamente pochi giorni fa), spesso può essere l'anticamera di un ritiro anticipato. Brunetto ha smentito tutti. Al punto che in questi suoi primi due mesi della seconda volta con la Roma e nel calcio italiano, il brasiliano ha messo insieme 359 minuti. Ma il dato che ne certifica il suo ritorno in copertina, è che da tre partite di campionato (Peres non è stato inserito nella lista europea e forse, a posteriori, si può dire che sia stato un errore), Fonseca lo ha mandato in campo da titolare. E se tre indizi fanno una prova come garantiscono i criminologi, allora vuole dire che il portoghese può contare su un giocatore in più. Anzi, un titolare in più.