A di Aleksandar Kolarov. Tornato, da Roma Bologna, nell'occhio del ciclone per aver risposto ai fischi delle Tevere. E allora, domenica contro il Lecce, quei fischi alcuni li hanno preferiti anche al suo nome per "festeggiare" il gol del serbo. Che non si sgomenta. E continua a segnare. Perché il suo carattere sarà pure il suo limite ma è anche la sua forza. Prendere o lasciare.

B come lazio. Che - tra rigori concessi, leggendari recuperi, coincidenze e gollonzi - continua a vincere. Ed ogni sua vittoria viene messa sul conto della Roma per inasprire il suo rapporto con la tifoseria. Potere dei media.

C di Carles Perez, il giovane spagnolo che alla prima da titolare con la maglia giallorossa addosso ha regalato alla squadra, oltre che una prova convincente, la vittoria della ripartenza. Ha piede, è sfrontato. Non è Messi... ma ci farà divertire.

D come Diawara: il centrocampista guineano manca, eccome. Per interdizione, senso della posizione e geometria. Come togliere la cinghia di distribuzione ad un motore: lui fa girare la squadra. Serve.

E, Edin Dzeko. Fiumicino 6/8/2015 - Stadio Olimpico 23/2/2020: 102 gol. Per un campione con il fisico da corazziere ed i piedi di velluto. Viva Walter Sabatini.

F di Friedkin. Per mesi a dire "settimana decisiva". Per arrivare a questa di settimana. Che, manco a dirlo, come si preannuncia? Decisiva.

G come Gent, la partita del ricominciamo. Quella che a tutti interessava vincere, a nessuno come. L'abbiamo vinta.

Con la H uno dei tanti rimpianti di questa stagione: Henrikh Mkhitaryan. Solo dodici presenze in campionato finora, cinque gol. Non ce lo hai avuto quasi mai, sarebbe servito sempre.

I come "I tuoi colori un vanto".

Lorenzo Pellegrini. Protagonista assoluto della sagra, e della saga, delle sentenze pronunciate con l'equilibrio di un elefante che cammina su un filo spinato: da magnifico a pippa, dalla dieci di Totti ai fischi. Pietà.

La M di mister: Paulo Fonseca. Uno che sarebbe capace di attraversare una tormenta senza spettinarsi. Ragionando. Per ridisegnare, ancora una volta, la ROMA. E farla tornare a vincere. Com'era? Ah, sì... «è un integralista».

N come Nela, Sebino Nela. Quello con i capelli al vento e i muscoli d'acciaio. E un'altra battaglia da vincere: "Eroe senza tramonto".

O come dentro o fuori, domani: perché se non passeremo il turno non verrà vanificata solamente la vittoria dell'andata ma molto, molto di più.

P come Pastore. Chi?!? Scomparso nuovamente, da mesi. Più utile alla Sciarelli che, purtroppo, a Fonseca.

Q come Questione mentale: a Natale si sogna, a gennaio si muore. A febbraio si resuscita.

R come reti incassate: 4 dal Sassuolo, 3 dal Bologna e poi 2 da Torino, Juventus e Atalanta. Una pure dalla lazio e dal Genoa. 15 gol, una media da retrocessione: 2,14 a gara. Un tunnel da 4 punti su 21 disponibili. Ma poi l'Europa League e il Lecce. Porta inviolata. E il divieto di tornare alle puntate precedenti.

S come striscione. Quello, meraviglioso, esposto dalla Curva Sud prima dell'inizio di ROMA Gent: «Fiore d'erbaccia, nun ponno vive in maja giallorossa quelli che c'hanno er core sotto traccia». È il miglior slogan possibile per fotografare il momento, auguriamoci passato, ma anche la soluzione del problema stesso. La frase è di Angelino Cerretti, storico massaggiatore ai tempi di Campo Testaccio.

T di Torino, cinque gennaio: buon anno eh. Una partita idealizzata da tutti come il trampolino di lancio per arrivare a Roma-juventus sognando... e trasformatasi, invece, nell'inizio di una involuzione arrivata fino alla scorsa settimana.

U di Ünder... lo avevamo lasciato sulla bandierina del calcio d'angolo per Manolas in quel leggendario ROMA-Barcellona. Sarebbe bello averlo ritrovato, domenica, nel gol al Lecce. Stiamo a vedere.

V come Var. Quella cosa che per la ROMA viene sempre chiamata in causa per togliere e mai per dare. Tipo Robin Hood. Ma al contrario.

Z, Zaniolo: un conto è fare a meno di un calciatore del genere per una partita e un altro per buona parte della stagione. Fondamentale.