Sarà l'ora di Maxime Gonalons a Benevento. È molto probabile. Per dare un turno di riposo a Daniele De Rossi, per continuare il giro delle rotazioni e confermare e confermarci che invertendo l'ordine degli interpreti il risultato, quest'anno, e con questa rosa qui, non cambia. Scalda i motori Gonalons, sempre a lavoro, fin dal primo giorno del ritiro di Pinzolo, e mai presente però in gare ufficiali. Un grande impegno quello che si è preso - a spiegare - Eusebio Di Francesco con lui in Val Rendena, dove sembrava poter essere il perno del centrocampo e addirittura insidiare la maglia da titolare al mare di Roma.

Ma cosa è successo poi? «Si deve ambientare», oppure «troppo lento per il gioco di Di Francesco», «non gli ha dato minuti». Insomma, qualcuno davvero crede che il tecnico abruzzese possa aver già bocciato un calciatore con l'esperienza internazionale e le qualità tecniche del francese? C'è De Rossi davanti, d'accordo, e Gonalons è il suo vice. «Non li vedrete presto insieme», disse l'allenatore in Trentino durante il ritiro. Perché è centrale e per quel ruolo è stato acquistato in estate da Monchi. Come fanno nelle grandi squadre.

Improbabile vederli insieme, magari, ma l'ex Lione, che ci ha fatto soffrire quella sera in Francia in Europa League appena sei mesi fa, attende paziente il suo turno per quella che sarà per forza di cose una stagione lunga e in cui ci sarà sicuramente bisogno del suo apporto. Normale, allora, che nella testa del turbo giallorosso 2001 ci siano già tre partite: una andata, bagnata e fortunata (col Verona), l'altra in Campania, contro la squadra di tanti ex, e a chiudere l'anticipo di sabato alle 15 contro l'Udinese di Delneri, ex pure lui. Però dimenticato subito. Dunque, calma e gesso.

Piano piano, Gerson

Intanto Di Francesco sta recuperando Gerson, che, una volta smaltito lo scherzo a parte di De Rossi e il misunderstanding con Bruno Peres, ha "rubato" l'esordio al collega francese sabato scorso contro l'Hellas. Sorprendendo qualcuno forse, ma non tutti, dato che anche il brasiliano di Rio si è fatto tutto il precampionato senza colpo ferire. Ha lavorato, ha giocato - seppure con il ritmo amichevole - e non è stato ai margini come sarebbe potuto accadere rimanendo in rosa nonostante i rumors di mercato che lo vedevano sul piede di partenza. Due per ogni ruolo, con tanto di specificità e somiglianza tecnico-tattica, tre più tre fa sei e allora Di Francesco si è rimboccato le maniche e ci ha lavorato, ci sta lavorando. Piano piano.

E torna in mente una parola, Pjanic, la cui eredità Gerson fu da più parti chiamato a raccogliere, anche se la maglia numero 10 che gli recapitarono fu un presente carico di responsabilità. Ora quel passato, recente, sembra alle spalle per il centrocampista classe '97. I quindici minuti disputati nella facile vittoria con la squadra di Pecchia non vorranno dire molto, ma rientrano nel piccolo trotto della normalità che Di Francesco sta spargendo a Trigoria come un verbo, all'insegna del lavoro. Una volta si sarebbe detto "raspare". E torna alla mente che Gerson Santos da Silva, poco più di un paio d'ore nette in campo nella scorsa stagione, l'ultima presenza ufficiale l'ha collezionata in una brutta serata di metà dicembre, nove mesi fa (ci nascono i bambini), nella partita contro la squadra più forte della Serie A. In trasferta. E fu anche sostituito dopo 45', sotto la doccia.