No, grazie: il Faraone resta a Roma. È questa, in estrema sintesi, la risposta che un grande club italiano si è sentito dare alla richiesta di Stephan El Shaarawy. Considerando il ruolo e le esigenze in sede di mercato, è ipotizzabile che il grande club in questione fosse il Napoli, che per tutto il mese di gennaio è andato alla ricerca di un esterno d'attacco, salvo poi ritrovarsi con un pugno di mosche in mano. Il numero 92, quindi, non si è mosso. Innanzitutto perché è un elemento fondamentale della rosa giallorossa, come ha ampiamente dimostrato nella prima parte di stagione, ma anche perché la sua cessione sarebbe andata a rinforzare una squadra rivale. La società ha preferito optare per il sacrificio di Emerson Palmieri, reduce da un infortunio e schierato solo una volta da titolare, piuttosto che privarsi di un calciatore che in stagione ha collezionato 26 presenze. Anche lui ha risentito del calo generale della squadra, culminato nelle sette gare senza vittorie: tre sconfitte e quattro pareggi che la Roma ha pagato con l'eliminazione dalla Coppa Italia e con un attuale quinto posto a -3 dall'Inter. Risultati deludenti, frutto di un tracollo collettivo che evidentemente è mentale, prima che fisico. Ma i recenti risultati negativi non possono - e non devono - cancellare quanto di buono fatto da Stephan e compagni tra agosto e l'inizio di dicembre. Un girone di Champions League come quello spettato ai giallorossi non si vince per caso. Del cammino in Europa (in attesa degli ottavi di finale) è stato protagonista anche Stephan: le due fiammate che hanno illuminato lo Stadio Olimpico contro il Chelsea il 31 ottobre scorso hanno contribuito in maniera determinante ad ottenere il primo posto nel girone. Quel bolide d'esterno destro dopo pochi secondi e il tocco da rapace dell'area che approfitta dell'ingenuità di Rüdiger: ecco di cosa ha bisogno la Roma, per invertire la rotta.

La flessione nelle sue prestazioni c'è stata ed è andata di pari passo con quella di tutti i compagni, ma ora è tempo di rialzare la testa. E la cresta. Perché il campionato è ancora lungo, ma il margine di errore si riduce sempre più: c'è bisogno di andarsi a prendere un quarto posto che è ancora ampiamente alla portata, visto e considerato che anche in casa Inter i problemi non mancano. In Europa, dopo una qualificazione su cui nessuno puntava a settembre, l'ottavo di finale contro lo Shakhtar Donetsk sarà duro, ma tutt'altro che proibitivo. A patto che tutti tornino a fornire le prestazioni viste nei primi tre mesi. Serve ritrovare la solidità difensiva e soprattutto i gol. Gol decisivi, quelli che il Faraone giallorosso ha dimostrato di saper realizzare: i cinque messi a segno in campionato sono sempre risultati decisivi in termini di punti. A partire dalla doppietta nel 3-1 casalingo contro l'Udinese. Nell'1-0 contro il Bologna il match-winner è stato lui con una splendida volée di piatto destro sugli sviluppi di un corner. Quindi le reti in trasferta contro Genoa e Inter, che purtroppo hanno portato solo un punto ciascuna. Checché se ne dica, Stephan sa come piazzare lo strappo vincente. Che sia un'accelerazione, un assist o un gol non fa differenza. Fin dal giorno del suo esordio, due anni fa (30 gennaio 2016), quando con un colpo di tacco ci regalò il gol del vantaggio contro il Frosinone. Domani si va al "Bentegodi", dove nella passata stagione contro il Chievo mise a segno due gol fondamentali per il 5-3 con cui la Roma si impose. Ora più che mai c'è bisogno di una fiammata che riaccenda l'entusiasmo di squadra e tifosi. Stephan può essere la scintilla.