Da una Juve all'altra. Per Edin Dzeko quella di domenica sera sarà l'ottava sfida alla Vecchia Signora da quando è in Italia. Sarebbe la nona, da calendario, ma nel 2016-2017 saltò la gara di ritorno (vinta in casa per 3-1) per infortunio. Ma ciò che torna alla memoria quando si accosta Dzeko alla squadra bianconera è il suo primo gol, il 30 agosto del 2015, quando scavalcò Chiellini e di testa insaccò sotto la Sud: «Mi ricordo l'esultanza perché è venuta spontanea - ha detto a Sky Sport a margine dell'evento "Pitti Uomo" - non mi aspettavo di fare gol e l'esultanza è proprio venuta così. Era qualcosa di importante e di emozionante perché è stato il mio primo gol con la Roma». Il primo di una lunga serie: 97 in giallorosso: «Sono tanti ma potevano essere di più», ammette. Lui che ha iniziato la stagione alla grande, con una media di 0,71 a partita fino al 3 ottobre, calata di parecchio - 0,31 gol a partita - di lì ad oggi. Un trend da invertire di nuovo, assolutamente. Magari già da domenica sera: «Speriamo, ma in questo momento abbiamo bisogno di punti e non dei gol di Dzeko. Ne ho fatti tanti e ne potevo fare di più, e spero di farli».

Lo scorso maggio è arrivato un altro gol alla Juve, non in una partita determinante ma pure sempre un timbro: «Mi ricordo che era in contropiede all'ultimo minuto. In quel momento si parlava troppo di me ma io pensavo a giocare. Io mi ricordo solo la vittoria e le parate di Mirante nel primo tempo». Tra la Roma e la Juve ci sono 10 punti, non pochissimo, ma sulla carta una distanza incolmabile: «Dobbiamo giocare ancora tante partite. Ma con il Toro non siamo stati al nostro livello, dobbiamo ammetterlo. Ultimamente facevamo grandi cose e siamo molto tristi dopo il Torino ma non c'è tempo per piangersi addosso. C'è un'altra grande partita e in questa partita dobbiamo dare tutti qualcosa in più». Anche Edin deve dare di più, tanto più che Fonseca lo considera fondamentale per la squadra e che domenica arriva la Juventus di Cristiano Ronaldo, un altro che sembra insostituibile: «Nessuna squadra può dipendere solo da un giocatore. Ronaldo è un grande campione, ma la Juve ha tanti altri giocatori di qualità. Anche la Roma ha tanta qualità, ma lo dobbiamo dimostrare domenica».

Già, la qualità. Anche per questo Edin Dzeko ha deciso di rimanere, perché il progetto gli piace e lui, da leader, può essere una guida per tanti talenti: «Sono uno dei più vecchi con Kolarov, Mirante e Fazio e noi proviamo sempre a dare i consigli giusti. I nostri giovani hanno un grande talento, ma devono lavorare duro. Devono dare sempre più ad ogni allenamento e ad ogni partita, perché la qualità c'è». Aleksandar, il suo amico serbo, ha rinnovato da poco, il numero 9 giallorosso è contento che lo avrà ancora vicino: «Lui è importante dentro e fuori dal campo. Io già lo vedo in futuro come allenatore o dirigente. Per me è ancora presto per parlare di questo, sono un po' più giovane di Aleks (ride)». Un ultimo pensiero per l'Inter, che poteva essere la sua squadra in questa stagione, e che adesso è in testa alla classifica: «Rimpianti? Non ci penso e non ci ho pensato. È una squadra che gioca bene, sono in vetta meritatamente. Fino alla fine sarà una corsa importante per il campionato».