Din, don, Dan. C'è l'accordo. Anzi, meglio dire, come ci suggeriscono, il preaccordo. Nel senso che James Pallotta ha accettato l'offerta di Dan Friedkin per la cessione del pacchetto di maggioranza della Roma. Da un americano a un altro, al termine di una trattativa durata qualche mese, ma che sin dall'inizio aveva dato l'impressione forte e chiara che fosse destinata a concludersi con la fumata bianca. Che è arrivata, almeno in Italia, ieri intorno alle quindici, nell'ultima domenica di questo 2019 al tramonto.

Accordo annunciato

Che si fosse arrivati alla stretta finale, si era capito già da qualche giorno, soprattutto dopo che dagli Stati Uniti, dove si è svolto gran parte del deal, erano arrivate le confidenze che, nonostante qualche difficoltà, l'affare stesse andando avanti. Anzi, che Dan Friedkin fosse sempre più intenzionato a raccogliere l'eredità di James Pallotta al timone della società giallorossa. Nelle ultime quarantotto ore, poi, entrambe le parti avevano fatto filtrare come si fosse a un passo dalla chiusura.

Friedkin aveva alzato l'offerta, Pallotta di fatto non aveva più nessun motivo per continuare a dire no. Così è stato. Le ultime operazioni hanno preso corpo nella giornata del ventisei dicembre, quando da Roma sono stati inviati gli ultimi documenti necessari alla chiusura dell'affare. E nella giornata del ventotto, è arrivata la fumata bianca che ieri è stata fatta filtrare. Per i dettagli sarà comunque necessario aspettare ancora un po'. Anche se c'è da dire che, come è normale in questi casi, già si stanno facendo le cifre, variegate, sul costo dell'operazione. Cifre che, se saranno confermate, farebbero della Roma la società italiana di calcio più pagata di sempre.

Perché le confidenze che arrivano da entrambe le parti dell'Atlantico, parlano di un accordo trovato sulla base di 550 milioni di dollari cash a cui vanno sommati i 272 milioni di euro di debito consolidato che ha la società giallorossa e, pure, i centocinquanta milioni di aumento di capitale già deliberato, di cui cinquanta dovrebbero essere garantiti entro la giornata di domani. Calcolando anche il cambio tra dollaro ed euro, siamo a una cifra superiore ai novecento milioni, in pratica il billion, ovvero il miliardo di dollari che Pallotta ha sempre valutato la Roma.

Un Pallotta che forse pensava non ci sarebbe stato nessuno disposto a un investimento di questo portata. E invece, Friedkin pare proprio che lo abbia accontentato. Peraltro c'è ancora da capire, partendo dal cinquantuno per cento, che quota passerà nelle mani dell'imprenditore texano che colleziona aerei. Il cinquantuno, il sessanta, l'ottanta, tutto? In base alla percentuale, pagherà sulla valutazione dei 550 milioni. È probabile, peraltro, che Pallotta, inizialmente, possa rimanere nella società con una quota di minoranza legata soprattutto alla questione stadio che pare proprio sia arrivata all'atto finale.

L'operazione economica si svolgerà tutta negli Stati Uniti con una nuova società di Friedkin che acquisterà dalla As Roma Spv Llc le quote di Neep cioè la società che controlla la Roma. Queste operazioni saranno fatte nel Delaware dove le operazioni economiche si esauriscono nello spazio di pochissimi giorni. Ora dovranno essere redatti i contratti di cessione delle dodici società che costituiscono la galassia della Roma calcio. Per fare tutto serviranno diverse settimane.

Il comunicato

Intanto all'una di notte del 30 dicembre è arrivata anche la nota ufficiale della Roma su richiesta della Consob: "Con riferimento ad alcune notizie apparse recentemente sugli organi di stampa in relazione ad una possibile operazione che vede interessati AS ROMA S.p.A. ed il Gruppo Friedkin, AS ROMA SPV LLC, società che detiene il controllo indiretto di AS ROMA S.p.A., tramite la sua controllata NEEP ROMA HOLDING S.p.A., informa il Mercato che sono in corso negoziazioni tra il Gruppo Friedkin e AS ROMA SPV LLC in merito ad una potenziale operazione che interessa NEEP ROMA HOLDING S.p.A. e le sue società controllate – inclusa A.S. Roma S.p.A. – (di seguito, il "Gruppo AS Roma"). Al riguardo, AS ROMA SPV LLC informa che ad oggi non è stato ancora formalizzato alcun accordo definitivo per la cessione di NEEP ROMA HOLDING S.p.A. e delle società controllate e che qualsiasi operazione con il Gruppo Friedkin è subordinata al completamento con esito positivo delle attività di due diligence legale sul Gruppo AS Roma. In caso di perfezionamento di accordi definitivi aventi ad oggetto il trasferimento delle partecipazioni detenute in A.S. Roma S.p.A., AS ROMA SPV LLC fornirà adeguata informativa al Mercato nei termini di legge". Un atto dovuto che conferma la trattativa e rimanda a gennaio per gli atti ufficiali.

Il figlio presidente

Ora come cambierà la Roma nel suo management? Al momento si può dire che avrà un nuovo presidente che, probabilmente, sarà il figlio di Friedkin, Ryan. Il pargolo vive a Los Angeles e ha già un ruolo importante nel gruppo di papà, in particolare per quel che riguarda le attività di produzione cinematografica (c'è chi dice che sia già a Roma ma in questo senso non abbiamo avuto conferme). Per il resto, a breve termine, sono da escludere rivoluzioni.

Magari nel tempo qualche cambiamento ci sarà, ma per ora il Ceo Guido Fienga rimarrà al suo posto, così come il dottor Calvo continuerà a essere il numero uno del settore commerciale, stessa cosa vale per Gianluca Petrachi che continuerà a essere il ds e lo stesso discorso vale quasi per tutti gli altri dirigenti. Il quasi è riferito al vicepresidente Mauro Baldissoni, il dirigente che sta seguendo in prima persona la vicenda dello stadio.

È ipotizzabile che quando ci sarà il sì definitivo, Baldissoni possa decidere di lasciare, a meno che non gli venga chiesto di rimanere per la questione stadio: a quel punto Baldissoni potrebbe decidere di rimanere. L'altro addio sarà quello di Franco Baldini che, peraltro, già da tempo aveva un rapporto di consulenza con Pallotta, non con la Roma, ancora di più la Roma di Friedkin.