Dodicimila km. Questa la distanza che separa la città di Santiago da Parma, questa la strada che ha percorso Andrès Gonzalez per seguire la Roma. Andrès è nato in Cile, ma dal 1996 il suo cuore è mezzo giallo e mezzo rosso. Merito di un promettente ventenne dai capelli biondi, che aveva iniziato da pochi anni a giocare tra i grandi con una strana maglia numero 17 - presto abbandonata per una più congeniale 10 - ma che con le sue giocate aveva già rapito gli occhi e l'anima di un appassionato di calcio al di là dell'Oceano.

«Erano gli anni in cui in Serie A c'erano Zamorano e Salas, due dei calciatori più forti della storia del Cile, e tutti nel mio Paese tifavano le squadre dove giocavano loro: io no - rivela Andrès - Ero l'unico cileno che tifava la Roma, e già da prima dello Scudetto sognavo di vedere una sua partita dal vivo».

E il sogno si è avverato, anche se poteva esserci esordio migliore. 10 novembre 2004, Roma-Udinese 0-3. Era l'anno dei cinque allenatori, si giocava contro Spalletti e contro un altro futuro ex, David Pizarro, che in quell'occasione segnò anche il rigore dello 0-2: «Quando è arrivato alla Roma ero molto contento, era il primo cileno nella storia del club: finalmente anche io avevo un connazionale da tifare nella mia squadra preferita. Firmando per la Roma, poi, Pizarro si è redento dal suo passato nell'Universidad de Chile, l'acerrima rivale della mia Universidad Catolica. Era un grande centrocampista, è stato uno dei miei giocatori preferiti - ammette Andrès, che aggiunge- Ora è Zaniolo il calciatore che mi piace di più, è fortissimo e spero che resti così».

Una passione, quella per la Roma, difficile da coltivare dall'altra parte del mondo: «Seguo le partite su Internet o in tv quando vengono trasmesse da ESPN e spesso bisogna alzarsi la mattina presto, ma è un sacrificio che faccio volentieri». Ma a volte vederla in uno schermo non basta. Andrès aveva bisogno di tornare a vedere la Roma dal vivo, e dopo quindici anni c'è riuscito: attraverso un gruppo Whatsapp con i tifosi giallorossi di lingua spagnola sparsi in tutto il mondo è riuscito a organizzarsi per andare allo stadio Olimpico e assistere alla sfida contro il Napoli dello scorso 2 novembre: «Un'emozione grandissima, stare vicino alla Curva Sud è emozionante. L'inno è qualcosa di magico, è la mia suoneria del cellulare -rivela Andrès - È stata una partita sensazionale».

Andrès Gonzalez all'Olimpico per Roma-Napoli

Una grande vittoria per un grande ritorno, ma non è finita lì. Due giorni dopo c'è ancora la Roma, stavolta in versione femminile. Al Tre Fontane arriva il Sassuolo, e Andrès è anche lì: «Mi ha sorpreso la qualità del calcio femminile italiano, in Cile è ancora a livelli amatoriali. Mi ha stupito anche la disponibilità delle giocatrici, in particolare di Giugliano, Kaja Erzen e capitan Bartoli: sono state gentilissime, dopo la partita si sono fermate a parlare con noi tifosi».

Dopo i tre punti conquistati dalla Roma maschile e femminile, Andrès poteva tornare in Cile, soddisfatto della sua esperienza romanista dal vivo. E invece è salito sul treno alla volta di Parma, per assistere dal settore ospiti del Tardini alla partita contro i gialloblù andata in scena ieri sera. Stavolta l'esito è stato meno felice, ma l'esperienza della prima trasferta al seguito della Roma rimarrà per sempre un ricordo vivido nella memoria di Andrès.

Che ora tornerà in Sud America, lì dove gioca una leggenda giallorossa, Daniele De Rossi: «Mi è sempre piaciuto il Boca Juniors, ma da quando DDR ha deciso di andare a giocare lì, la simpatia che provo è aumentata ancora di più -dice Andrès - Mi dispiace che Daniele sia uscito dalla Copa Libertadores, sarebbe stato bello per lui poter disputare la finale». Finale che non si giocherà più a Santiago del Cile, a causa delle proteste e dei disordini delle ultime settimane: «È una grave perdita per il nostro Paese, ma è giusto così. La situazione è gravissima, non ci sarebbero state le condizioni per garantire l'incolumità dei calciatori». Da Santiago al Tardini: 12mila km d'amore.

Andrès Gonzalez nella redazione de "Il Romanista"