Passata la buriana, o, per meglio dire, dissolto il fumo alzato da chi ha sfruttato le lamentele di Petrachi per distogliere l'attenzione dai fatti dell'Olimpico, a Trigoria ci si guarda intorno e ci si lecca la ferita. Salvo gli effetti del ricorso, si dovrà fare a meno di Fonseca per due giornate, pagare la multa di 15.000 euro per la scomposta reazione del preparatore Nuno Romano e preparare le prossime partite con una classifica che poteva essere migliore e senza diversi giocatori alle prese con i diversi malanni di questo periodo. E soprattutto con un timore in più: che certe antipatie che evidentemente il ds Petrachi si porta dietro per i rapporti non certo facili che il Torino lo scorso anno ha avuto con i rappresentati arbitrali (a vario titolo) possano avere effetti nocivi anche per il campionato della Roma.

È questa insomma la preoccupazione maggiore: che la già non sfavillante simpatia che al club giallorosso storicamente viene riconosciuta dai vertici del cosiddetto "palazzo" possa essere appesantita da quel che è successo al termine della partita col Cagliari. Dopo il danno, insomma, la beffa che qualcuno voglia far valere un principio che non dovrebbe mai avere diritto di cittadinanza in una classe giudicante: il pregiudizio, da qualsiasi ragione sia mosso.

Lo scorso anno non è stato facile dal punto di vista arbitrale per il Torino. E tutto (ri)nacque sin dalla prima giornata, proprio dalla partita vinta dalla Roma, al termine della quale Petrachi si presentò in sala stampa al posto di Mazzarri con queste motivazioni: «Sono io qua invece del mister perché se viene lui lo squalificano per dieci giornate. E sono qui per dire che oggi la partita è stata spostata dagli arbitri. Siamo alla prima giornata e già tutto lo scorso campionato il Torino è stata la squadra più penalizzata. E con quello che abbiamo visto oggi siamo già molto amareggiati».

Motivo del contendere soprattutto una (presunta) spinta di Fazio a Iago Falque che secondo i granata un anno fa avrebbe dovuto essere sanzionata con il rigore e che Massa, al Var quel giorno, avrebbe dovuto segnalare all'arbitro di campo (Di Bello). Che effetto ebbero le dichiarazioni piuttosto pesanti di Petrachi? A dar retta a Tuttosport, che a metà aprile lo scorso anno fece il conto dei (presunti) torti subiti, furono conteggiati 20 episodi controversi che avrebbero segnato l'esito di ben 14 partite. Al netto dei numeri faziosi, resta l'idea che nel dubbio lo scorso anno certe interpretazione degli arbitri nelle partite col Torino andavano verso un'unica direzione: e cioè far capire ai lamentosi dirigenti (e allenatore) granata chi comanda. Nessuno crede ai complotti, insomma. Ma che poi una simpatia orienti un giudizio è effetto piuttosto diffuso. Basti vedere com'è diventato all'improvviso antipatico Petrachi a giornalisti e persino direttori di testate che orbitano intorno alle edizioni Cairo.

La Roma negli anni americani nei confronti della classe arbitrale ha avuto sempre un atteggiamento di profondo rispetto: quando al termine di una gara riteneva che qualcosa non avesse funzionato, chiedeva conto di fatti e interpretazioni ma sempre secondo tempi e modi consentiti con arbitri o designatori, si complimentava quando il caso lo richiedeva, comunque eliminando del tutto (o quasi) le proteste pubbliche o limitandole al massimo alla diversa interpretazione degli eventi di campo, senza mai trascendere in considerazioni volgari o comunque denigratorie. Persino dopo partite fortemente condizionate (come quel Fiorentina-Roma di campionato con un rigore inventato per i viola che costò il pareggio finale) il massimo della protesta del ds (allora era Monchi) era di questo livello: «Sono sicuro che nessuno lo faccia apposta, ma chiediamo rispetto: più rivedo l'episodio più mi innervosisco».

La linea di questo giornale rispetto a questi eventi è chiara: gli errori arbitrali possono esserci e valgono per tutti. Ma quando si ripetono del tempo destano inevitabili sospetti. Giornalisticamente "diventa" un argomento. E dopo una tripletta del genere (Bologna, Lecce e Cagliari, con due partite su tre vinte, a dispetto degli evidenti torti) il pensiero che a qualcuno sia venuto in mente di penalizzare a prescindere la Roma (almeno negli episodi in cui c'è spazio per l'interpretazione arbitrale) è sopraggiunto, anche per la sollevazione mediatica che c'è stata al di fuori (e purtroppo anche al di dentro, in certi casi) del Raccordo non per la direzione pessima di Massa ma per la sintassi usata dal ds Petrachi.

Qui, insomma, bisogna vigilare. La Roma, dal canto suo, si è già scusata nelle sedi opportune e persino pubblicamente, prima con Fonseca, a caldo, poi con Petrachi, a freddo. Di sicuro al preparatore Nuno Romano non sarà più concesso di sedere neanche nella panchina aggiuntiva. Ma deve essere altrettanto certo che a nessuno possa davvero venire in mente di far scontare alla Roma qualche personale antipatia che un dirigente o un allenatore possano suscitare. Sarebbe gravissimo. E noi vigileremo.