Pallotta passa al contrattacco. Il presidente della Roma sta per rendere operativa la nuova fase strategica del club che sarà sostenuta dall'aumento di capitale appena deliberato dal Consiglio d'Amministrazione dello scorso 26 settembre (per un importo di circa 150 milioni da sottoscrivere secondo quota parte da tutti gli azionisti: la prossima assemblea è stata convocata per il 28 ottobre). Oggi peraltro ce n'è un altro di Cda in programma, ma è solo di sostegno "tecnico" alle deliberazioni assunte nell'altro. Il dato ormai è tratto.

In questi giorni Pallotta è impegnato nell'operazione di convincimento di tutti i suoi sodali americani, già consiglieri d'amministrazione del club, che hanno sempre sostenuto finanziariamente il progetto calcistico del presidente romanista. Finanzieri e imprenditori di pubblico spessore come Richard D'Amore (uno dei soci più solidi, presente sin dal varo del sodalizio che ha rilevato la Roma dai Sensi), o il "signor Chanel" John Galantic, o Stanley Gold, o Paul Edgerley, o il presidente dei Boston Bruins Cam Neely fino a Barry Sternlicht, presidente di Starwood.

Prima di convincere i suoi amici/sostenitori Pallotta ha in qualche modo dovuto convincere se stesso, ma in questo senso si può dire che la sua determinazione a proseguire negli investimenti per far tornare grande la Roma sia assolutamente ferrea. Chi lo conosce bene non manca mai di sottolinearne gli aspetti più passionali, gli stessi che dopo i rovesci più dolorosi (in questo senso l'eliminazione dalla Coppa Italia, la mancata qualificazione alla Champions League e i tormenti dei giorni degli addii a Totti e De Rossi sono stati eventi difficilissimi da digerire) lo hanno portato a valutare anche l'ipotesi di passare la mano, con riflessi speculativi che vengono rilanciati anche un po' a casaccio in certi ambienti economico/finanziari. Ma il malumore durava magari lo spazio di un mattino e le offerte per rilevare la società – non ne mancano e possono anche essere finanziariamente allettanti – non sono mai state neanche prese in considerazione.

Le operazioni finanziarie recentemente varate (dal prestito obbligazionario di 275 milioni all'aumento di capitale per un massimo di 150 milioni, decisamente superiore a ciò che la legge avrebbe prescritto per coprire le perdite) sono i fatti concreti che sostengono ciò che le sole intenzioni (in più occasioni sbandierate) a volte non bastano a garantire. Due le luci che guidano Pallotta: da un lato la sensazione che mai come stavolta (oggi sono 2804 giorni che il progetto è stato presentato) si sia vicini finalmente al definitivo via libera per l'apertura del cantiere per la costruzione del nuovo stadio (che garantirà lo sviluppo finanziario del club in maniera assai più continuativa rispetto all'incertezza dell'odierno sistema di ricavi evidentemente legato solo ai risultati sportivi), dall'altro l'orgoglio personale che lo spinge a voler dimostrare con i fatti la bontà della sua strategia.

Non può passare da perdente. E se mollasse oggi così lo giudicherebbe la storia. Ma Pallotta ritiene di aver ancora tanto da (far) scrivere. E la condivisione con i suoi dirigenti è totale e a cadenza settimanale. La prossima settimana si sfrutterà anche la sosta del campionato per un paio di riunioni di carattere commerciale a Boston alle quali parteciperanno gli uomini di riferimento del settore e forse anche il Ceo Fienga.