C'è stato un tempo in cui d'estate si poteva sognare. E per farlo bastava poco, quasi nulla. Una riga di giornale, un servizio al Tg Sport o il racconto di una cugina che, lavorando in una agenzia immobiliare, era venuta a sapere che il giocatore tanto desiderato da noi tifosi della ROMA stava cercando casa nella capitale. Fate mente locale: quante decine di calciatori sono stati idealizzati con la penna in mano a firmare il rogito di un nuovo appartamento in zona Casal Palocco da quando seguite questa squadra? Che se fossero state vere anche solamente il dieci per cento di quelle vendite il mercato del mattone non sarebbe mai andato in crisi in questa città. Un nome su tutti: Clarence Seedorf.

Di racconto in racconto e di "Fidate" in "Fidate" della sua abitazione iniziava a trapelare, addirittura, anche il tipo di arazzi che la moglie aveva preteso in camera da letto. Peccato che quelle treccine, almeno con la maglia della ROMA addosso, allo Stadio Olimpico non l'abbiamo mai viste. Amen. E come per il calciatore del Suriname tanti, tanti altri sognati per un'ora, una giornata, un mese o un'intera estate. Ma che importava? Era stato bello anche solo idealizzarlo quell'acquisto grazie ad una visione del calcio magari più infantile ma certamente meno gretta: condivisione anziché divisioni, desideri invece di problemi, speranze invece che incubi. Nessun prolasso insomma.

Eravamo tutti più stupidi? Forse, chissà. O semplicemente più tifosi e meno commercialisti, dottori, fisioterapisti, procuratori, direttori sportivi... al massimo qualche agente immobiliare in più ma meglio qualche casa sfitta di giocatori mai arrivati che la noia che è diventato oggi il calciomercato. Avevamo meno strumenti, vero. Oggi chiunque di noi ha l'illusione di sapere tutto perché tutto gli viene sviscerato ogni istante, non si lascia più spazio all'immaginazione: la pornografia del calcio. Che inizia d'estate con ottantaseimilaseicentoventidue trasmissioni di mercato ed arriva, durante la stagione, fino dentro gli spogliatoi prima di ogni partita. Che noia, che barba. Non è nostalgia eh. Nessuna voglia di tornare indietro, anzi: chi si ferma è perduto. Soprattutto nella comunicazione. Semplicemente la volontà di riabilitare l'entusiasmo che c'era ascoltando un nuovo centravanti promettere venti goal, la curiosità nel vedere un nuovo arrivato per la prima volta con la maglia della ROMA addosso, l'illusione che la stagione finita era andata ‘na merda ma quella che stava per cominciare c'avrebbe regalato mille soddisfazioni.

Manco per niente, ‘na merda pure quella dopo. Non finiva nulla però. Perché se tutti si riempiono la bocca con le citazioni di "Febbre a 90'" qualcuno dovrebbe ricordarsi anche quella in cui si dice che: "la cosa stupenda è che tutto questo si ripete continuamente, c'è sempre un'altra stagione. Se perdi la finale di coppa in maggio puoi sempre aspettare il terzo turno in gennaio, che male c'è in questo? Anzi, è piuttosto confortante, se ci pensi". Sì, ci penso.

Perché questa inarrestabile linfa d'amore e sconclusionata passione è stata la storia di questa tifo per una vita. Perché non si passava la giornata a rigurgitare la bile partorita da altri ma si cavalcavano i propri sogni fino a che andavano in fumo o, perché no, si realizzavano. Sbaaaam. Macché, "Svegliatevi, ma quando lo capite che...", già. Svegliatevi. Lo dicono tutti. Perché tutti so' più svegli di quello che c'hanno accanto. Peccato che sono messi in circolo. Acqua in bocca allora, non diciamoglielo. Zitti, in silenzio. Come nel giorno in cui, grazie al ginecologo della ex moglie dell'urologo del dog sitter del farmacista della nuora del calligrafo dell'amante di un magazziniere di Trigoria, tutti noi eravamo venuti a sapere che Clarence Seedorf non solo aveva già comprato casa ma che era sempre stato, fin da ragazzino, tifoso della ROMA.

Oh, ma lo sai che potrebbe anche essere stato vero?