Luca Franceschi, specialista del recupero atletico degli infortunati, saluta dopo quattordici anni di Roma. È finito anche lui nel frullatore del rinnovamento che ha investito Trigoria a tutti i livelli. «Ma il calcio è così - ci dice senza rancore - il rinnovamento è fisiologico». Cinquantasette anni e originario di San Miniato (Pisa), è arrivato a Trigoria con Luciano Spalletti nel 2005 ma quando è andato via non lo ha seguito e ha continuato la sua carriera in giallorosso resistendo al cambio di otto differenti allenatori (comprese le doppie esperienze con il tecnico di Certaldo e con Ranieri). Abbiamo provato a chiedergli i segreti della preparazione atletica dei vari tecnici con cui si è interfacciato: «Non farò mai il nome di nessuno ma posso parlare di filosofie. C'è quella boema e quella spagnola, che ha sviluppi interessantissima, e ora mi sarebbe piaciuto lavorare con quella portoghese. Ho fatto il giro del mondo e mi sono aggiornato senza lasciare Trigoria».

E sull'eterna disputa tra ritiro in montagna o a Trigoria Franceschi risponde così: «Io preferisco quello in montagna ma il ritiro a Trigoria ti permette di avere strutture e strumentazioni all'avanguardia, poi ogni allenatore ha le sue preferenze». L'anno scorso per lui è stato molto impegnativo visti i tanti infortunati: «Nel calcio possono capitare delle annata sfortunate, se guardiamo a quella passata notiamo che le statistiche sono alzate soprattutto dalle ricadute. Purtroppo in una società di alto profilo come la Roma i recuperi sono sempre forzati e il rischio di rifarsi male c'è». Quattordici anni non si cancellano in un giorno ed è sincero quando rivolge un ultimo saluto al mondo giallorosso: «Mi dispiace che le strade si siano separate ma mando un in bocca al lupo alla Roma e un saluto ai miei amici».