È una corsa a ostacoli, ormai. Una scadenza tira l'altra, mentre fuori piove (anche col sole caldo di questi giorni) e allora è meglio restare zitti (ma un'intervista in queste ore arriverà) e concentrati, tenere la testa bassa e (provare a) lavorare, schivando i meteoriti che volano oltre le finestre di viale Tolstoj. Ce ne sono di ogni tipo e c'è da premettere che la Roma non ha fatto niente per evitarli o, quantomeno, per provare a ridurne la devastante potenzialità. Anzi, qualcuno se l'è tirato da sola. Ma volano, eccome se volano. E allora si dorme poco di notte, e stavolta il caldo c'entra poco, e si sta sveglissimi anche di giorno perché ogni giorno che passa è un giorno in meno da qui al 30 giugno e di cose da sistemare ce ne sono diverse. Il Ceo Fienga, in attesa dell'ufficialità per il futuro ds Petrachi (arriverà dal 1° luglio) e della (ri)costruzione della direzione sportiva, è impegnato su ogni fronte e in prima persona.

C'è intanto un -30 (milione più, milione meno) da colmare, che stavolta non è un disavanzo che può pregiudicare il futuro della Roma nelle coppe (il suo periodo di stretta osservazione con gli organi di controllo finanziari dell'Uefa la società giallorossa lo ha attraversato e brillantemente superato), ma è un obbligo di tipo morale prima che finanziario per tenere i conti a posto ed evitare che l'organismo continentale possa riaccendere i suoi fari sui bilanci romanisti. Però stavolta la Roma per prima vuol vederci chiaro: perché se rispettare certi requisiti significa poi di fatto esporsi ai ricatti di chi non lo fa (o non lo fa secondo la strada maestra, ma magari, ad esempio, depauperando il settore giovanile in contrasto con le principali direttive europee), allora la società giallorossa cambierà presto registro. Lo ha chiesto per iscritto all'Uefa, così come pochi giorni fa ha sollecitato una rapida decisione sul destino del Milan per consentire alle terze parti interessate (c'è anche il Torino) di organizzare al meglio la stagione sportiva che sta per cominciare.

Intanto l'immobilismo Uefa ha pregiudicato al club la possibilità di partecipare all'International Champions Cup di Stillitano (un paio di milioni di ingaggio rimessi) e al danno si potrebbe aggiungere la beffa della controversia con Pinzolo qualora invece la Roma decidesse (come farà) di spostare la data di inizio dei lavori di un paio di settimane nel caso in cui il Milan venisse estromesso dall'Europa League (altra penale da pagare, stavolta di parecchie migliaia di euro), di fatto "promuovendo" la Roma all'accesso diretto ai gironi della competizione. Ma non è ovviamente solo una questione di soldi non incassati o, come per la penale, indebitamente spesi. È anche, anzi soprattutto, una vicenda che penalizza la Roma dal punto di vista delle prospettive di mercato.

Essendo chiaro a tutti ormai che la società di viale Tolstoj rispetta le indicazioni continentali, chi mira ai suoi giocatori trova accordi (illeciti) con i procuratori e poi si siede sulla riva del fiume. Così per Dzeko, d'accordo con l'Inter da marzo (cit. La Gazzetta dello Sport di ieri) per un triennale da 4,5 milioni netti, da Milano fanno sapere che non si muoveranno di molto dall'offerta iniziale (10 milioni) mentre De Laurentiis si permette pure di dire che per un giocatore con i limiti (anagrafici e caratteriali) di Manolas i 36 milioni della clausola sono esagerati. Così la Roma prende in considerazione anche l'ipotesi di arrivare al braccio di ferro e sacrificare magari altri elementi della rosa con un certo appeal sul mercato.

E senza scomodare i vari Lorenzo Pellegrini e Zaniolo (molto richiesti, ma blindatissimi dal club) diversi avvoltoi hanno cominciato a volteggiare sopra Luca Pellegrini, l'altro baby talento sfornato da Trigoria, terzino sinistro di illimitate potenzialità su cui non a caso hanno messo gli occhi i migliori club italiani ed europei. Ma anche loro restano lì, in attesa, magari ipotizzando qualche cifra con intermediari, procuratori, operatori di mercato (20 milioni la cifra massima che si sta ipotizzando, di purissima plusvalenza). Ed ecco quindi che la Roma, per rispettare i parametri imposti dall'Uefa ed evitare scorciatoie praticate da altri club ed evidentemente tollerate dall'Uefa stessa (accordi ambigui con società disposte a strapagare i propri discutibili talenti, ipervalutazioni fittizie, scambi poco trasparenti), per seguire insomma la ricerca della virtù alla base della legge sul Fair Play Finanziario è costretta a svalutare i propri asset, a svendere i propri talenti, a perdere valore finanziario. Mentre là fuori, tra un meteorite e l'altro, sempre più tifosi chiedono di andare fuori legge come fanno gli altri dirigenti, «loro sì che sono furbi».