Col minimo sforzo la Roma è seconda
Basta la seconda squadra per superare De Rossi e restare nella scia dell’Inter. In gol Castro e Lulli
(GETTY IMAGES)
Col minimo sforzo, con la seconda squadra, per (ri)prendersi il secondo posto (in attesa della Lazio impegnata oggi in casa della Juventus), con due gol di due giovanissimi (2004 Castro, 2007 Lulli, entrambi alla prima rete con la maglia della Roma, in assoluto per il baby), per esorcizzare anche l’incubo della sconfitta con il Real Madrid e dopo aver superato un primo tempo complicato. Alla fine si può festeggiare, in attesa di tornare in campo già tra due giorni, ancora in Champions, ancora in casa, contro lo Slovan, un altro impegno difficile perché continuerà l’emergenza delle assenze, ma almeno sarà recuperato Malen, ieri in tribuna.
La Roma B schierata nell’occasione da Gasperini prevedeva infatti Gollini in porta, una difesa a tre con Balerdi a destra, Ndicka centrale e Koulierakis a sinistra, con Lulli e Rensch sulle fasce, de Roon e Pisilli nel mezzo, Soulé e Mora alle spalle di Castro: a contare bene, praticamente un solo titolare della formazione tipo, Ndicka, considerando Soulé l’alternativa di Dybala nell’attacco ideale. Logico aspettarsi un calo di prestazione rispetto all’enorme primo tempo giocato col Real Madrid, ma forse la prestazione è stata ancora inferiore alle attese, per la diversa qualità dei giocatori in campo, per qualche timidezza di troppo (Rensch, Koulierakis, Lulli, Soulé, lo stesso Castro), per la fiera opposizione del Genoa, messo in campo da De Rossi nella logica dell’uno contro uno e quindi con il 3421, con la difesa tipo (Mercandalli, Ostigaard e Vasquez), Ellertsson a destra dalle parti di Rensch, Puczka a vedersela con Lulli, Wiafe e Frendrup in mediana, Messias ed El Shaarawy alle spalle di Osmajic.
Fuori un parterre de roi per le due squadre: Meichtry, Colombo, Sow, Venturino per il Genoa, Svilar, Cristante, Koné, Dybala e Malen per la Roma, con la rinuncia iniziale per scelta di Gasperini tecnica e fisica di Mancini, Hermoso, Wesley e Pellegrini, tenuti in panca per l’inevitabile bisogna della ripresa. Il Genoa ha aperto e chiuso il conto delle occasioni, entrambe le volte con El Shaarawy (e ti pareva), entrambe le volte su mischia generata da fallo laterale. La prima volta al 9’, con un rimpallo tra Ndicka e Messias che ha favorito il Faraone che ha calciato forte verso il primo palo trovando sulla traiettoria la deviazione in corner di Pisilli. La seconda al 33’, con il rimpallo che stavolta ha favorito Osmajic, un po’ goffo nel tentativo di conclusione respinto per il tap-in dei El Shaarawy da fuori area che ha preso la parte alta della traversa, anche se Gollini si era proteso con la mano fino a un centimetro sotto e se fosse stata dunque più bassa la traiettoria probabilmente ci sarebbe arrivato.
Non aveva potuto far niente Bijlow invece nell’altra traversa della serata, quella colta da Balerdi su corner di Pisilli alla mezz’ora: bella l’incornata dal primo palo verso il secondo, paralizzato il portiere, ma la traiettoria beffarda è ridiscesa in campo dopo aver beccato il palo. Per il resto nel taccuino erano state registrate solo azioni della Roma: una prima conclusione solo al 18’, a conferma dell’impaccio nella costruzione lineare, con un cross laterale di Rensch ad uscire dall’area, con il velo di Castro per la conclusione troppo morbida di Soulé. Subito dopo è stato Koulierakis ad impattare un corner di Pisilli, ma la deviazione di testa è finita alta. Al 28’ ci ha provato direttamente Pisilli di testa, stavolta su cross di Lulli, ma Bijlow ben piazzato ha bloccato. Ben più pericolosa la deviazione di testa del più piccolo in campo, Mora, al 31’ su imbeccata di Soulé: stavolta il portiere olandese è volato a respingere, il tap-in di Castro è finito fuori, ma l’argentino era comunque stato pizzicato in fuorigioco. Prima dell’intervallo, Soulé è stato ammonito da Abisso per un fallo su Ostigaard.
Lontani i ricordi della squadra che ad inizio ripresa lasciava campo (e spesso reti) agli avversari: era successo con l’Atalanta (Ederson), col Fenerbahce (Brown) e con l’Inter (Lautaro). Con il Real sono arrivate due reti, ieri è toccato a Castro, con un gioiello tutto da raccontare, dopo appena cinque minuti: Soulé ha battuto un angolo da destra, forte e teso, la palla è passata a una spizzata di de Roon ed è rimasta in un groviglio di gambe ma sotto il controllo di Castro che appena fuori dall’area piccola invece di calciare forte come avrebbero fatto tutti si è inventato una specie di scavetto che ha scavalcato i tre difensori davanti a lui, quello sulla linea e pure Bijlow. Una menzione speciale però la merita Lulli che quell’angolo se l’era andato a guadagnare rincorrendo un lancio lungo di Pisilli quando la palla sembrava destinata a uscir dai confini sotto il controllo di Puczka, e invece il ragazzino è riuscita a fermarla e a vincere il rimpallo con il suo avversario. In vantaggio si sono dissolti i cattivi pensieri del primo tempo e Gasperini, apparso a lungo nervoso e preoccupato, si è sciolto in una bella esultanza e in un diverso ottimismo. Dopo 18 minuti ne ha approfittato per richiamare Mora e Koulierakis, per inserire Pellegrini (quindi in attacco, e non per far rifiatare i centrocampisti) e Hermoso, ruolo su ruolo.
De Rossi ha risposto dando un po’ di riposo ad El Shaarawy, migliore in campo dei suoi, e mandando nell’arena Vitinha. Ma il Genoa non ha mai dato l’impressione di poter realmente impensierire Gollini. Alla fine nel taccuino del cronista è rimasto appena un tentativo di Osmajic, fermato dal portiere. La Roma invece rinvigorita dal vantaggio e dall’Olimpico che è tornato a ruggire forte, ha aumentato la sua spinta offensiva. Soulé, piuttosto impreciso nel primo tempo, ha cominciato a volare lontano dagli avversari: al 23’ è sembrato scherzare contro due avversari che gli avevano sbarrato la strada sulla fascia, perché li ha saltati semplicemente rallentando e riaccelerando, un paio di volte, poi ha sterzato verso l’interno del campo tagliandolo per una quarantina di metri, fino a invitare Pellegrini al tiro, ma il capitano gli ha restituto il pallone per far segnare lui, e sul diagonale sporcato da Ostigaard è intervenuto Lulli sul secondo palo, per la gioia di Gasperini che gli aveva chiesto di muoversi sempre in quella zona. Solo Lontani del Parma è più giovane di Lulli tra i marcatori dell’attuale Serie A, e nella storia della Roma più recente (diciamo dal 2000) solo Romagnoli e Okaka hanno segnato da un’età più tenera. La partita in pratica è finita lì: giusto il tempo di annotare gli ingressi di Wesley (per Lulli) e Amorim (per Frendrup) e di una serie di pischelli, i 2007 Robinho del Genoa e Di Nunzio della Roma oltre a Ghilardi. Castro ha poi sfiorato la sua doppietta su bella combinazione Pellegrini-Soulé, ma il suo destro è stato deviato oltre la traversa. Peccato, ma va bene anche così.
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