Il presente è in vacanza, al sole di Ibiza, per poi passare al mare della Grecia, con la famiglia lontano dagli strascichi della sua conferenza d'addio, quelli emozionali quanto quelli polemici. Il futuro di Totti invece è ancora avvolto nelle nubi. Tante le proposte sul tavolo, come ha rivelato lui stesso durante l'ora e mezza di lunedì scorso di fronte alla stampa di mezzo mondo. E proprio il resto del globo fuori da Roma che è sempre stato rassegnato a vederlo unicamente come un temibilissimo avversario, adesso fantastica su possibili scenari con il Dieci in cerca di approdo lì dove nessuno si sarebbe mai aspettato: lontano dalla Capitale. O forse ancora qui, ma con colori differenti dal giallo e rosso.

Nessun passaggio sulla sponda opposta, ovviamente: «Adesso non esageriamo», ha smorzato subito lui quando qualcuno durante la conferenza del Coni ha provato a fare il nome della squadra rivale. Ma un azzurro dai toni ben più accesi potrebbe ancora donare a pennello a Totti, che delle nazionali ha indossato tutte le maglie. Già da qualche anno si è affrancato dalle storiche antipatie che gli riservavano i tifosi avversari, diventando una figura più ecumenica e quindi anche più spendibile in ambito federale. Il presidente Gravina prima ancora dell'annuncio ufficiale del divorzio da Trigoria era stato chiaro: «Totti è un grande campione. Non può esserci chiusura a ospitare all'interno della Federazione e quindi delle nazionali, grandi campioni come Totti. Aspetto un cenno da lui. La Figc è la casa della memoria e della storia. La Federazione non può non accettare l'idea di avere grandi campioni come Totti, De Rossi, Buffon, Vialli o Baggio, è la casa di questi campioni e non hanno bisogno di essere invitati, loro sono sempre parti attive della nostra vita quotidiana».

Investitura maggiore non avrebbe potuto ottenere. Peraltro Totti un ruolo per la Federcalcio è già sicuro di ricoprirlo, sia pure più d'immagine che di sostanza: sarà l'ambasciatore azzurro a Euro 2020 per la città di Roma, che ospiterà la gara inaugurale della manifestazione. «Spero di portare fortuna a Mancini», ha detto nel Salone d'onore del Coni, praticamente a casa Malagò, cui lo lega un'amicizia mai nascosta da nessuno dei due. Chissà che anche il numero uno dello sport italiano non abbia in serbo qualche proposta. Potrebbero averla anche dall'estero, dalla Fifa in particolare, in cerca di volti spendibili in un periodo nel quale sono più frequenti le cronache giudiziarie di quelle calcistiche. «Sarebbe un onore averlo con noi, è un mito», disse di lui in tempi non sospetti il presidente Infantino. I prossimi mondiali sono in Qatar e Totti da quelle parti è un nome che riscuote consensi plebiscitari. «Sto imparando l'inglese, così farò tutti contenti», ha ammesso Francesco a conferenza conclusa: ennesima frecciata o indicazione verso uno scenario di più ampio respiro internazionale, ancora non è dato sapere.

Un ambiente più vicino può essere ancora l'Italia. Possibile vederlo con colori diversi dal giallorosso non legati ad ambiti istituzionali? Possibile: «Un'offerta è arrivata stamattina», ha rivelato Francesco lunedì. Due le opzioni: una conduce a Firenze, dove potrebbe ricomporre il tridente dello scudetto con Montella (allenatore) e Batistuta (imminente il suo ingresso nei quadri dirigenziali viola, anche se non ancora ufficiale). Nella Fiorentina ritroverebbe anche Pradè, che della Roma tricolore era uomo mercato alle spalle di Baldini (già, proprio lui) e Lucchesi. L'altra strada porta a Genova, sponda blucerchiata, lì dove avrebbe dovuto approdare all'epoca di Carlos Bianchi se un provvidenziale torneo amichevole non avesse cambiato il corso della storia. Sulla panchina della Samp ci sarà l'ex compagno e amico Di Francesco. Totti dovrebbe poi confrontarsi con un presidente come Ferrero, per molti aspetti molto più affine a lui dei dirigenti appena mollati.