Roma-Real Madrid: l'Olimpico celebra Mourinho, poi la beffa
Grande prestazione, dopodiché escono gli spagnoli. Giusto tributo dello stadio per José. E sabato un altro ritorno, quello di De Rossi col Genoa
(GETTY IMAGES)
Finita l’attesa di una città. Quattrocento settimane, 2.801 giorni. Una vita, 64.256 vite sugli spalti a riveder le stelle, a risentir suonare l’inno della Champions League, ancora il Real Madrid. Come la prima volta nella rinnovata Coppa dei Campioni dei primi anni Duemila. Allora con il sapore amaro della tragedia delle Torri Gemelle a New York che aveva sconvolto solo poche ore prima il mondo, stavolta con tutt’altra atmosfera, per salutare per la prima volta dopo l’esonero di quel 16 gennaio dopo. Il ritorno del re, uno dei pochi re di Roma del pallone. José Mourinho, per la prima volta da avversario dopo essersi seduto sulla panchina giallorossa e per la prima volta avversario nella “sua” coppa, la Champions League.
«Chi ha vinto con la Roma non può essere dimenticato», dice lo speaker del club alla lettura delle formazioni. E parte l’applauso dell’Olimpico, gremito anche in tribuna autorità, dove spicca Francesco Totti. Poi le note del cerimoniale, da “Mai sola mai” alla musichetta della Champions con quel “the Champions” finale urlato da tutto lo stadio fino a oltre Monte Mario, fino all’inno “Roma Roma” che proprio Mourinho si era battuto per far suonare con i giocatori sul campo schierati, a costo che venisse finito a cappella da tutto lo stadio. Brividi. Notte di sogni e di quelle cose là.
«Sine metu», in latino Senza paura, scrive la Sud in una coloratissima scenografia di cartoncini giallorossi. Poi cori e canti romanisti fino al 10’. Quando all’unisono si alzano sugli spalti gli striscioni che celebrano la gloria che ha regalato al popolo giallorosso José Mourinho. «Chi porta gloria a Roma, Roma lo onorerà per sempre. Il popolo ti tributa la gloria eterna», arriva dal cuore caldo della curva. «A Budapest ci hai difeso fino all’inferno, bentornato José, romanista in eterno», scrive invece la Tevere. E ancora «Per il mondo speciale e per Roma immortale, ave Mou».
Poi le emozioni del campo. Il tempo di tornare avversari, dal fischio d’inizio. L’apprensione per l’infortunio di Koné e l’esplosione per la bordata di de Roon proprio sotto la Sud per il vantaggio. Le occasioni per una Roma pimpante. E il gelo per la zampata di Mbappé per il pareggio. E poi la scoppiettante ripresa, iniziata con la preoccupazione per l’uscita dal campo all’intervallo di Dybala. Le emozioni arrivano dalla squadra giallorossa che crea e mette in difficoltà il Real: Malen segna il 2-1 proprio grazie al subentrato Mora che gli fornisce assist. Poi segna il terzo con sbandierata dell’assistente dell’arbitro, ma al Var non è fuorigioco e l’Olimpico esplode. Niente relax però perché il Real ne fa tre tutti uguali da calcio angolo e ribalta le sorti della partita. Applausi dello stadio a una grande prova della Roma, che però a questi livelli non basta.
Da oggi switch: la testa va a sabato, che vorrà dire ancora una volta un ritorno. Quello di un figlio di Roma, capitano e bandiera, Daniele De Rossi alla guida del suo Genoa, per riaprire il libro del campionato, dove la Roma di Gasp ha l’ambizione di scalare vette da troppo tempo inesplorate.
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