AS Roma

Gasperini: "Ci stiamo avvicinando all'Inter. Dybala un poeta del calcio"

Il tecnico giallorosso ospite della nona edizione del "Festival dello Sport" a Trento: "L'ambiente romanista una sorpresa positiva. Entusiasmo straordinario e maturità"

(GETTY IMAGES)

PUBBLICATO DA La Redazione
02 Ottobre 2026 - 20:53

Ospite della nona edizione del "Festival dello Sport" a Trento, il tecnico giallorosso Gian Piero Gasperini è intervenuto nel tardo pomeriggio. Tante le tematiche toccate dall'allenatore di Grugliasco: queste le sue dichiarazioni.

Qual è stato il primo messaggio che hai dato a questa squadra? Cosa ricordi del primo allenamento che hai fatto? 

"Era un momento atteso un po’ da tutti, sicuramente da me, perché dopo tanti anni affrontavo una nuova realtà, e una realtà importante come quella di Roma. Devo dire che anche i giocatori si sono presentati preparatissimi: molti di loro si erano allenati moltissimo durante l’estate, forse perché temevano che la mia preparazione fosse dura e difficile. Il mio unico obiettivo era creare qualcosa di nuovo. È come quando fai una nuova costruzione: devi mettere subito delle fondamenta nuove e diverse. Non si è mai parlato dei miei anni precedenti, non ne ho mai parlato. Dovevamo costruire subito qualcosa di nuovo, fondato chiaramente su concetti diversi rispetto a quelli a cui tanti giocatori erano abituati, ma erano anche quelli che si aspettavano da me e che mi chiedevano. Il calcio si può fare in tanti modi, ma il primo concetto era quello di recuperare palla all’avversario e non aspettare che lui sbagli. Da questo è partito il resto".
 

Mancini ed Hermoso sono i tuoi gladiatori. 

"Hermoso non aveva avuto una buona esperienza l'anno prima ma ha giocato tanto in Europa con l'Atletico. Una squadra difensiva, con tigna e garra come dicono in Argentina. Lui abbina anche la qualità degli spagnoli e ha conoscenze importanti. Di gladiatori mi sono ritrovato una difesa. Aggiungerei anche Svilar e Ndicka che per mesi sono stati tra i migliori d'Europa. Mancini lo conoscevo, ma quando ero suo avversario mi dicevo 'ma perché è così antipatico?' e da subito ho provato a dirgli 'guarda che questo ti penalizza, per tanti anni non sei andato in Nazionale per questi atteggiamenti'. È la prima cosa su cui ho lavorato. Lui ha fatto una stagione fantastica, si è tornato a parlare di Mancini come giocatore ed è tornato in Nazionale".

Su Cristante.

"Lo conoscevo da giovane. Molto spesso nei giocatori non si guarda la 'centralina', ovvero la personalità, il modo di giocare per la squadra e mettere davanti le esigenze dei compagni. Ed è un aspetto che ho sempre considerato, le altre componenti sono più visibili. Con l'Atalanta avevamo venduto Gagliardini all'Inter e lui non riusciva ad emergere. Sartori mi fa il suo nome, io incontro il giovane Beppe Riso e conosco questo ragazzo. Le qualità tecniche non poteva averle perse, ci ho parlato un bel po' e mi ha convinto. Ero di fronte a una persona giusta, con motivazioni e speravo che calcisticamente venisse fuori e così è stato. È molto duttile, c'è una distinzione tra poter giocare a calcio e saper giocare a calcio. Lui sa giocare a calcio e lo conosce".

Come sta? 

"Ha avuto un problema al ginocchio ma giocando tante partite se stai fuori due settimane rischi di saltare 5 partite. Salterà le prime partite ma recupererà in fretta".

Dybala è rinato con te, non hai paura che giocando si faccia male?

"No. È partito come non gli succedeva da anni. L'ho conosciuto a Palermo da giovanissimo, sono passati tanti anni ma lui come tutti i grandi ha ancora l'entusiasmo e la forza. Quando è in campo sta bene e vuole giocare. Ha avuto anni di fragilità fisica, io ho pensato che fosse una questione di allenamento. Tanti mi dicevano che ha i muscoli di seta, che dovevo preservarlo e continuamente si infortunava. Lui ha una fibra notevole, alcuni infortuni sono stati casuali. L'inizio di stagione di quest'anno è straordinario a livello fisico. Non salta un minuto di allenamento e in partita. A dimostrazione di quello che ho sempre creduto, attraverso l'allenamento puoi migliorare la tenuta e le prestazioni. Non può essere una fatica".

Contro l'Inter ha fatto il primo su azione, da fuori area, del campionato...

"Questo è un retaggio che supereremo a breve. Lui lo scorso anno si è fatto male calciando col Milan e con il Torino e gli è rimasta questa difficoltà. Ora la sta superando, non sprintava più, giocava soltanto di tecnica e ora lo rivediamo di nuovo saltare l'avversario. Ora torneremo anche a calciare come prima".

Hai allenato poeti migliori di Dybala in carriera?

"Ho avuto la fortuna di allenare tanti giocatori forti. Sicuramente Dybala è tra i top se non il top in assoluto. Ho avuto dei giocatori fortissimi che giustamente chiami poeti perché vanno a toccare delle corde diverse, fanno delle cose con naturalezza che sanno fare solo loro".

Fai scaldare Dybala 30 minuti e poi non lo metti, lui si arrabbia e va in aeroporto. Tu gli corri dietro?

"Alla base c'è stato qualche errore prima, quello è il momento finale. La costruzione di un rapporto viene prima, altrimenti queste cose non succedono. Dybala, e non solo, vogliono veramente giocare per la Roma e cercare di fare il massimo per questa piazza e questa città".

Lulli e Pisilli come stanno crescendo?

"Sono cresciuto allenando nel settore giovanile, sono partito allenando gli esordienti quindi questa formazione l'ho sempre mantenuta. Allenare nei settori giovanili ti aiuta a vedere il ragazzo non come qualcosa di definitivo ma come un qualcosa che immagini come possa evolvere. Quando sono arrivato Pisilli era già un ragazzo di valore. Lulli meno, non era sempre titolare neanche in primavera. Io ho sempre l'abitudine di far arrivare durante la settimana alcuni ragazzi della primavera e vedevo questo ragazzo con caratteristiche importanti. Quest'anno c'è stata la possibilità di portarlo in ritiro, l'ho fatto giocare con il Borussia Dortmund che era una partita impegnativa. Poi sono i ragazzi che ti dicono, li provi, vedi se hanno bisogno ancora di tempo o se quel quarto d'ora lo affrontano con sicurezza. Non devi far altro che guardare le loro risposte".

Cosa hai visto in Romano?

"Romano è un altro ragazzo giovane cresciuto nel settore giovanile che lo scorso anno ha esordito. Sicuramente è un ragazzo interessante. Mi è dispiaciuto quello che è successo la scorsa settimana, per alcuni giorni sembrava avessimo scoperto il giocatore che poteva risolvere tutti i problemi della nostra nazionale e poi per una partita non andata bene è stato eccessivamente criticato. Il fatto che Romano sia stato venduto è rappresentato da esigenze di plusvalenze e bilancio. Questa non è una cosa buona per il nostro calcio, i gioielli migliori bisogna avere la possibilità di poterli far crescere, se però ci sono delle esigenze poi diventano i primi ad essere tagliati". 

Cosa possiamo dire ancora di Malen? Dove può crescere? Come l'hai scoperto? 

"A volte i pianeti si allineano e succedono cose a cui giorni prima non pensi. Malen era un giocatore conosciuto, in estate avevamo visto le sue caratteristiche che erano già conosciute. Poi sono quelle cose che succedono durante il mercato, dove pensi di programmare tutto e poi magari viene fuori un imprevisto, a volte nel male, in questo caso nel bene. In un momento di mercato dove cercavamo un attaccante è venuta fuori questa opportunità. C'erano diversi nomi, poi sono venuto a sapere di questa opportunità di Malen in uscita dall'Aston Villa per un motivo tattico. Voleva fare il centravanti e io in lui ho sempre visto le caratteristiche del centravanti. Lui ha tre tocchi fondamentali, il controllo, sposta la palla e calcia. Più è vicino all'area più è micidiale. Poi è chiaro che nessuno immaginava questi numeri così eclatanti".

Nelle scorse settimane hai parlato del record di 36 gol di Higuain. Sei andato lungo o se arriva a 30 gol non ti stupisci?

"L'ho detto per motivarlo. Gli ho detto "guarda che quello che hai fatto non basta, c'è qualcuno che ne ha fatti 36". In realtà se arriva a 30 sono contento".

Avrai avuto tanti Rubiconi in carriera. Dovendone scegliere uno qual è stato?

"Tutti abbiamo dei passaggi che sembrano determinanti, poi magari ti trovi un altro Rubicone più alto. Un Rubicone ce l'hai quando smetti la carriera da giocatore e inizi a far l'allenatore. Dopo dieci anni dov'ero a casa e potevo continuare tranquillamente decido di andare a Crotone in Serie C e lasciare il settore giovanile. Faccio un salto molto lungo e costoso in quel momento. Poi è andata bene perché abbiamo vinto il campionato e siamo andati in B altrimenti era un'altra storia. Sicuramente quello più recente è stato lasciare Bergamo, sono stati nove anni di grandi soddisfazioni, di grande legame con città e ambiente. A un certo punto però ero arrivato nella condizione di pensare che fosse più una cosa dovuta che voluta e che era il momento di passare il Rubicone. Lo fai con tanti dubbi e poche certezze ma sai anche che è una scelta che una volta fatta non puoi tornare indietro. Poi è andata bene". 

Si può reggere il passo di questa Inter?

"Io guardo sempre il passo del nostro percorso. C'è stato il periodo degli scudetti della Juventus in cui battevi l'Inter. Oggi magari batti la Juventus qualche volta e non l'Inter che è indubbiamente la più forte. Se vai dietro sempre a quello più forte corri il rischio di perderti. L'obiettivo deve essere quello di guardarci noi e migliorarci, poi di volta in volta ti vai a confrontare. L'ultima volta abbiamo avuto la sensazione di esserci avvicinati e questo è già gratificante".

La prossima è il Como. Ti aspetti che duri nel tempo? 

"Si, sono bravi come squadra, come progetto e come società. Credono nel loro tipo di calcio, hanno fatto passi da gigante dalla terza serie alla Champions. Quando vedi della gente che lavora bene devi aere ammirazione. Non sono un fuoco di paglia, hanno risorse importanti e idee". 

Che partita ti aspetti?

"Credo siano due squadre che hanno come idea quella di vincere la partita, ognuna con le sue caratteristiche giocheranno per un risultato solo".

Ti aspettavi così il popolo romanista? 

"È stata una sorpresa positiva. Da fuori è visto come un ambiente cieco, con grande entusiasmo e depressione se le cose vanno male. Ho trovato un entusiasmo straordinario, un esempio incredibile di passione verso la propria squadra. Un attaccamento veramente bello. Però è accompagnato da una maturità centenaria che ne ha viste di tutti i colori. Trovo che la tifoseria di Roma sia matura, sa distinguere e in questo momento è soddisfatta della squadra che ha. Questo è un grande risultato per me, una tifoseria che si rispecchia nella squadra. Sarebbe straordinario vincere lo scudetto ma in questo momento viviamo un bell'ambiente, con bella energia e affrontiamo le partite con voglia di vincere".

Ci sarai dentro al nuovo stadio? Come te lo immagini?

"Speriamo. Ho visto i rendering che sono fantastici. Un'opera incredibile e di grande impegno. In Italia di impianti così è tanto che non si vedono. Servono stadi in Italia, sicuramente a Roma vuol dire tanto per i tifosi e la gente. L'Olimpico è meraviglioso per i colori, è sempre pieno anche se giochi una partita non di cartello".

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