Koeman si è perso Malen
Al centro del fallimento dell'Olanda c'è anche il mancato utilizzo di Donyell nel ruolo che lo ha visto brillare negli ultimi sei mesi. Questione di scelte e di fiducia
(GETTY IMAGES)
Che l'ultima gestione di Ronald Koeman sia stata fallimentare lo ha già stabilito il campo. L'Olanda, pur piena di talento in ogni angolo, è fuori dal Mondiale ai sedicesimi dopo il ko contro l'ottimo Marocco. Tra polvere e detriti, quel che resta dell'avventura degli Oranje tra USA, Messico e Canada è sicuramente la scelta dell'ormai ex ct di relegare ai margini Donyell Malen.
Un rapporto probabilmente mai davvero decollato, come testimoniano le dichiarazioni dell'allenatore nei confronti dell'attaccante nelle amichevoli pre Mondiale, ma anche a competizione in corso. Il centravanti non resta tale, perché se qualche mugugno dall'ambiziosa stampa olandese era arrivato dopo degli errori grossolani in amichevole, neppure il più severo dei tifosi avrebbe pensato di vedere Donyell in panchina nella partita più importante del percorso dell'Olanda. Dopo il trattamento quantomeno ingeneroso, con scariche di responsabilità e ribaltoni nelle posizioni in campo.
Una bocciatura preannunciata, nonostante il buon esordio nel torneo contro il Giappone, al centro dell'attacco. Ma a Koeman non basta e cambia idea: nella gara successiva, contro la Svezia, Malen finisce per ricoprire il ruolo di ala destra nel 4-3-3. A guidare il reparto offensivo è Brobbey, che sigla anche una doppietta. Una scelta vincente per il ct, ma che spegne la scia stellare di Donyell, reduce da 15 gol in 20 partite proprio in quella posizione con la maglia della Roma.
A fine primo tempo, peraltro, Malen viene anche sostituito. Scelta legittima, chiaramente. Ma quantomeno discutibile. I tifosi olandesi accendono la discussione sui social, chiedono più spazio - magari nel ruolo congeniale - per quello che è stato tra i migliori attaccanti d'Europa per rendimento degli ultimi sei mesi. Ma per Donyell è un déja vù, un cortocircuito già vissuto nella propria carriera, lo stesso che (fortunatamente) lo ha poi portato dall'Aston Villa alla Roma. Una duttilità che, in fin dei conti, rischia di disperdere il valore assoluto del calciatore nel suo habitat naturale.
Tuttavia, Koeman non sente ragioni e anche contro la Tunisia già eliminata persegue la sua decisione: Malen rimane sull'esterno. La prestazione è buona, ma non esaltante: e nonostante il tris, Donyell non lascia il segno ed esce al 72'. Gli Oranje passano il turno e, nella settimana che porta alla sfida più attesa, il tema infuocato nel ritiro olandese è proprio il rapporto tra il ct e l'attaccante, amareggiato per la situazione. Intanto, in patria, l'opinione è quasi unanime. Da ex allenatori come Guus Hiddink ed Henk ten Cate, a tecnici in attività come Frank de Boer: Malen merita fiducia, deve guidare l'attacco contro il Marocco.
Nulla di fatto. Anzi, Malen non scende proprio in campo. Contro i Leoni dell'Atlante, Donyell resta seduto in panchina per ben 120 minuti, mentre il suo compagno romanista El Aynaoui giganteggia al centro del campo. Quasi un paradosso, visto l'impatto immediato dell'olandese con Gasperini e quello diesel di Neil. L'Olanda viene poi eliminata, Koeman si dimette e saluta subito dopo il ko arrivato ai rigori. Questioni di scelte e di opportunità mancate, ma soprattutto di autostima. Forse Donyell tornerà a sentirsi Malen anche in nazionale, magari con il nuovo commissario tecnico. Resta immutata, però, la fiducia nei suoi confronti da parte dell'unverso Romanista. Koeman si è perso Malen, Gasp no. Ti aspettiamo a Roma, Donny.
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