AS Roma

VIDEO - Koné: "Vorrei conquistare e giocare la Champions League con la Roma"

Il centrocampista giallorosso: "So che manca da un po' qui, vorrei raggiungerla per rimanere nella storia del club. Penso di essermi adattato bene in Italia"

(GETTY IMAGES)

PUBBLICATO DA La Redazione
22 Maggio 2026 - 16:10

Protagonista del terzo episodio della rubrica "Champions of Made In Italy", curato dalla Serie A, Manu Koné si è raccontato a 360 gradi. Dagli inizi in Francia all'attualità con la Roma: "Sono nato a Parigi, in una piccola città a Villenueve-la-Garra, a Colombes. I miei genitori sono ivoriani, ho iniziato a giocare a calcio perché mio padre giocava, ma non era un professionista. Anche i miei amici facevano lo stesso, per me era la logica conseguenza. Quando sei piccolo, giochi nei piccoli quartieri e cresci con questo. Proprio questo mi ha forgiato. Amo il calcio da quando ho sei anni, ora sono un professionista, ho lavorato tanto. Per me è tutta la mia vita".

Sul calcio italiano: "Guardavo molto il calcio italiano. Mio fratello maggiore sceglieva sempre squadre italiane alla PlayStation, quindi sapevo fosse molto seguito. Tutti guardavano l'Italia e la Serie A".

Indicando il mantra inciso sul muro della palestra giallorossa, Manu ripete: "Vincere malgrado tutto. Hanno inserito anche quella frase, in modo che quando si arriva in palestra, si abbia una mentalità vincente. Sappiamo sempre dove ci troviamo e soprattutto dove stiamo andando, con lo stesso obiettivo comune. Perché siamo una squadra, in campo siamo 11 ma ci sono anche i sostituti, tutto lo staff, l'allenatore, i fisioterapisti, i preparatori atletici. Penso che sia questo a fare la squadra, specialmente la Roma. Siamo tutti insieme, tutti uniti. È importante. Ci alleniamo qui tutta la settimana (indicando i vari punti della palestra, ndr), poi c'è la sala dei trattamenti, c'è tutto il necessario per performare bene nel fine settimana e vincere le partite. Qui ti prepari per questo".

Un pensiero anche sull'atmosfera di Roma e sull'ambizione del club: "Nel fine settimana, ogni partita è una finale. Per tutti. C'è più atmosfera, c'è più stress, devi vincere. Ci sono più cose che fanno sì che sia tutto più divertente, sia per noi che per il pubblico. A noi calciatori piace che ci sia la gente, ci piace regalare loro emozioni, con le vittorie è ancora meglio. Sul campo non ho amici, vincerò e tornerò a casa con la vittoria. Sinceramente, penso di essermi adattato bene. Era un nuovo paese per me, ma la gente in città, a parte il calcio, perché se parlo di calcio sono tutti appassionati, è accogliente. È un po' come in Francia, è un paese che ama anche chi viene da fuori, fa sentire la gente a proprio agio, mi piace molto. Sono molto contento delle persone anche al di fuori del calcio. Passeggiare in una città meravigliosa come Roma è come sfogliare un bel libro di storia. Qui tutto è stato realizzato, sono molto contento di essere qui". 

E ancora: "Quando si parla di Roma, si parla molto del Colosseo, del Vaticano. Oggi (al momento del video, ndr) siamo a Garbatella, un quartiere molto caratteristico di Roma. Importante anche per i romani. Sono contento di rappresentare questo e di venire a visitare questo angolo mitico di Roma. È simile, ma allo stesso tempo diverso, a dove abitavo da piccolo. C'erano più edifici, qui si respira più storia, ma posso dire che mi ricorda un po' la mia infanzia. Quando giocavamo per le strade. La mia famiglia viene a trovarmi ogni tanto. Mio padre viene a volte, mio fratello spesso a vedere le partite, le mie sorelle. Mio padre mi chiama dopo ogni partita, a volte non rispondo... altrimenti mi tiene al telefono 30 minuti per parlare della partita! È attento a tutti i piccoli dettagli. Mia madre a volte guarda le partite e mi dice 'in campo non ti riconosco! Sei un po' pazzo'. Per me il campo e la vita fuori sono due cose diverse. In campo voglio vincere, ma in fondo sono una persona timida, riservata. Anche a scuola ricercavo sempre il mio angolo personale, ma ora che sono un personaggio pubblico ho un po' più di fiducia. Questo fa sì che io mi senta più libero di essere felice, urlare, ridere. Non molto tempo fa ne parlavo con mia sorella, non so cosa avrei fatto della mia vita se non fossi un calciatore. Penso che avrei lavorato in ospedale come mia madre. Sarei stato una persona semplice. Per me il calcio, lo sport, può unire molte culture senza parlare la stessa lingua. Ci si capisce senza comunicare, anche in campo. Si riuniscono culture e persone".

Un retroscena sull'esultanza tanto discussa alla fine del derby d'andata: "Quando abbiamo vinto il derby di Roma (d'andata, ndr) è stato perfetto, una sensazione indescrivibile. L'esultanza con la maglia sulla bandierina era già preparata in caso di vittoria, lo faccio da quando ero in Germania. Non lo faccio per irritare l'avversario ma per me, per la squadra e per i tifosi. So che a loro piace".

Manu ha poi concluso: "Quando ho firmato il primo contratto da professionista è stata una bella emozione. Ho fatto tanta strada per arrivare a quel momento, la mia famiglia era felicissima. A livello umano spero mi ricordino come un ragazzo allegro e molto tranquillo, che ama accogliere le persone, che è appassionato di calcio, che è un ottimo compagno. Se devo parlare di calcio, per la squadra e per la Roma è importante qualificarsi in Champions League e giocarla. E penso che quando lo farò, o se avremo l'occasione di farlo, si ricorderanno di me per essere entrato un po' più nella loro storia. So che è passato molto tempo dall'ultima volta. Voglio solo che mi ricordino come un ragazzo allegro, che ama prendere in giro i compagni, che è contento di essere qui e che ama la sua vita. Se dovessi scrivere un libro? Parlerei della solidarietà. È la stessa un Italia e in Francia: ci piace mettere le persone a proprio agio. Il mio sogno da bambino era diventare un grande calciatore. Non solo un calciatore, ma un grande calciatore. Oggi sono contento, resto ambizioso e so le qualità che possiedo non le ho ancora sviluppate al 100%. Ho ancora molto da fare, da dimostrare e so che il futuro mi riserva grandi cose, so che andrò ancora più lontano".

 

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