Mancini nel gotha
Al Dall’Ara ha agganciato Pruzzo e Panucci a 315 presenze (16° posto all-time). Fedelissimo di Gasp, lunedì sfida la Fiorentina, che lo ha cresciuto per poi lasciarlo andare
(GETTY IMAGES)
Non è roba da tutti i giorni trovarsi in compagnia di Christian Panucci e Roberto Pruzzo: se indossi la maglia della Roma, raggiungere le 315 presenze del Bomber per eccellenza e di uno dei difensori più vincenti nella storia del calcio italiano (e non solo) è un traguardo di assoluto rispetto. Un traguardo che testimonia non solo il valore di Gianluca Mancini come calciatore, ma anche il suo attaccamento al giallorosso. Non che sia una novità: il centrale toscano ha dimostrato in più di una circostanza di essere ormai un romanista e un romano d’adozione, ma nel calcio “usa-e-getta” di oggi indossare la stessa maglia per sette stagioni di fila è - come si suol dire - tanta roba.
In occasione della vittoria al Dall’Ara, Mancio ha quindi agganciato Pruzzo e Panucci al sedicesimo posto nella classifica all-time dei calciatori più presenti nella storia della Roma, a 12 gare da Perrotta e a 30 da El Shaarawy. Dando per assodata la sua presenza lunedì sera contro la Fiorentina, il numero 23 staccherà Panucci, entrando nella top 5 dei difensori più fedeli in giallorosso, alle spalle di Losi (455 gare), Aldair (436), Santarini (431) e Nela (397). Il gotha romanista, insomma. Certo, rispetto al passato è più facile raggiungere un tale numero di presenze, dato che in una stagione oggi si possono tranquillamente superare le 50 gare. Quest’anno per esempio Mancini è sceso in campo 41 volte finora e risulta il terzo più utilizzato da Gasperini dopo Svilar e Cristante.
Del resto, la fiducia da parte di Gasp non è mai stata in discussione: è stato lui a lanciare Gianluca nel grande calcio, ai tempi dell’Atalanta, dopo una stagione e mezzo a Perugia. In Umbria era arrivato nell’estate del 2015, in prestito dalla Fiorentina, proprio la squadra che affronterà lunedì sera. Nella Viola è cresciuto, fin da quando aveva dieci anni, vincendo anche il campionato dei Giovanissimi Nazionali nel 2011. Con Vincenzo Montella alla guida della Prima squadra, arriva fino alla convocazione per l’Europa League, ma senza scendere mai in campo. Quindi il prestito al Perugia, che nell’estate 2016 lo acquistava a titolo definitivo a fronte di 150mila euro. Tre anni dopo, nel 2019, la Roma ha sborsato circa 23 milioni di euro tra parte fissa e bonus. Nel capoluogo toscano non hanno creduto in lui, ma col senno di poi la scelta di lasciarlo andar via - per di più a una cifra irrisoria - si è rivelata un grave errore.
A Roma ha lavorato con Fonseca, Mourinho, De Rossi, Juric, Ranieri e ora Gasperini: ognuno di loro lo ha considerato un punto fermo, il leader in grado di comandare la difesa grazie alla sua grinta e all’innata predisposizione alla leadership. Lunedì prossimo, contro il suo passato, sarà chiamato ad aiutare la Roma a vincere: ne va della corsa per l’Europa. Perché, se l’ipotesi Champions è assai improbabile, approfittare dell’impegno del Como contro il Napoli è un imperativo.
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