Vanno al massimo
In questa stagione gran parte della squadra ha tratto giovamento dalla cura-Gasp: dalla consacrazione di Wesley e Malen ai miglioramenti dei più giovani, benefici evidenti e diffusi
(GETTY IMAGES)
Scene da un lato, interpreti dall’altro. Con il sipario che tende a socchiudersi, pur concedendo spiragli residui, le due componenti stagionali continuano a dover essere necessariamente separate. Almeno per un po’. Cinque giornate da disputare in campionato, ogni epilogo ancora possibile. Sia pure con differenti probabilità. Dalla Champions all’estromissione dalle coppe, le variabili per definire la classifica finale della Roma sono tutte aperte. Il solo bilancio di massima che può già essere tracciato riguarda il rendimento dei singoli elementi della rosa.
Anno zero... A cento
Quale che sia il giudizio sull’operato di Gasperini, è innegabile che il suo approdo nella Capitale abbia portato benefici a gran parte dei giocatori. A partire da quelli chiesti con maggiore insistenza in entrambe le fasi di mercato. Sarà anche «facile parlare di Wesley e Malen», ma prima di diventare colonne della Roma nessuno dei due era considerato un “crack” del calcio internazionale. Oggi il brasiliano è uno dei migliori esterni del campionato. Se non il più continuo. Dal cambio di passo all’apporto in fase realizzativa (4 gol all’attivo), passando per un’insospettabile dedizione a quella difensiva, la sua resa può essere definita strabiliante senza timore di sconfinare nell’iperbole. Peso specifico acuito dal cambio di fascia rispetto ad abitudini e attitudini, proprio grazie a un’intuizione di Gasp. A sinistra il brasiliano ha lasciato le briciole alla concorrenza interna, conquistando anche la Seleçao. E la sua assenza nell’ultimo mese si è avvertita eccome. Per Malen parlano le cifre: 4 reti in 21 presenze in Premier League, 10 centri in 13 apparizioni in Serie A. Nel corso della stessa annata. Impatto devastante, sul quale non può certo passare inosservata la longa manus del tecnico di Grugliasco.
Colonne e capitelli
Se è già evidente l’influenza gasperiniana su chi l’annata precedente era altrove, è ancora più eclatante su chi già formava l’ossatura della squadra. Gli esempi più clamorosi rispondono ai nomi di Hermoso e Celik. Entrambi ipotizzati dalle teorie estive lontani anni luce dai prototipi del tecnico, entrambi diventati nei fatti quasi insostituibili. Lo spagnolo tornando ai fasti dell’Atletico, il turco toccando livelli mai raggiunti prima, sia pure con tutti i suoi limiti tecnici. Lo stesso Pellegrini è ormai archetipo della rigenerazione targata GG: ai margini del gruppo a inizio stagione (per volere societario), tornato protagonista a partire dal derby e oggi non più così sicuro dell’addio, nonostante il contratto in scadenza. C’è anche chi ha confermato i propri standard: Mancini e Koné su tutti; poi Svilar, Ndicka e Cristante, anche se in calo palese nell’ultimo periodo. Al contrario, la seconda parte di stagione ha giovato alle possibili colonne del domani: Pisilli da panchinaro più o meno fisso, si è trasformato in titolare aggiunto. Ghilardi oggi rappresenta molto più che un prospetto di valore.
Pubalgia canaglia
Altri avrebbero potuto ribadire valori già espressi o consacrarsi, ma sono stati frenati da guai fisici. E se purtroppo quelli di Dybala non fanno più notizia e quelli di Angeliño rientrano nell’imponderabile, la pubalgia che ha investito Soulé ne ha frenato una crescita che fino a gennaio era parsa esponenziale: 7 reti e altrettanti assist, prima dei ripetuti fastidi e del lungo stop. Ma l’età è dalla parte di Mati. Come pure sarebbe con El Aynaoui, se la Coppa d’Africa non avesse riconsegnato la copia sbiadita del giocatore che stava sbocciando in autunno. Mentre la primavera (da calendario) può sprigionare l’effervescenza palesata a sprazzi da Vaz e Venturino e la Primavera (categoria) ha già regalato assaggi di Arena. Certo, restano le delusioni per Tsimikas, Zaragoza e i meno presenti. Ma per tutto il resto c’è la cura-Gasp
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