AS Roma

Il gol prima di tutto

Roberto Pruzzo sotto la Sud ci salva dalla B, è l’ultima gara di Anzalone a Roma. Inizia l’era di Viola e della squadra più bella di sempre, tutto nasce da quella rete all’Atalanta

PUBBLICATO DA Tonino Cagnucci
16 Aprile 2026 - 07:00

Penultima di campionato. Il miracolo a Milano, la settimana prima contro l’Inter (vittoria per 2-1), aveva rasserenato Roma. La città tutta, dico, in questo ultimo anno degli Anni 70 che  non erano stati giusti verso un presidente che stava per giocare la sua ultima partita all’Olimpico da proprietario, e nemmeno verso la folla romanista che in questo decennio, senza successi e con qualche amarezza profonda, era riuscita ad organizzarsi nel consorzio umano più riuscito: il Commando Ultrà. 

Era il 1977 quando venne srotolato quello striscione di 42 metri con i tamburi e i bandieroni sopra, era iniziata di fatto un’altra epoca ma sul campo ancora non si vedeva.  C’era un senso di forte sproporzione – come suggerirà Agostino a fine partita – fra quello che davano i tifosi della Roma e la Roma. Anche per questo, l’intervallo all’Olimpico di quel Roma-Atalanta è stato forse il più lungo della nostra storia, dovevamo davvero uscire dal tunnel all’intervallo: stavamo sotto 2-1, dopo essere passati in vantaggio quasi subito stavamo con un piede in Serie B. 
Allo stadio c’erano settantamila spettatori, la Roma era quella della maglia Pouchain, quella a ghiacciolo, quella iper moderna che adesso è quasi per definizione quella vintage; in quella stagione Anzalone ha fatto l’enorme sforzo di comprare Roberto Pruzzo, inventandosi mille anni prima l’odierna hospitality. 

Malgrado tutto, malgrado la vittoria a Milano, a una giornata e mezza dal termine del campionato eravamo sul precipizio, con la prospettiva di andare a giocare l’ultima ad Ascoli, pericolante, lo scontro fra Atalanta e Vicenza che aiutava fino a un certo punto, mentre il Bologna batteva il Torino. 

Personalmente ho provato una cosa simile all’intervallo di Foggia-Roma nella stagione 1993/94, prima del gol di Giuseppe Giannini (un altro momento nostro, dove il settore ospiti dello Zaccheria è letteralmente franato sulle sue ginocchia), ma non c’è confronto: mancavano 135′ alla fine del campionato quel giorno - anzi 118′ -quando, al 17′ del secondo tempo, proprio Pruzzo (il Bomber, ultimo grande lascito di un presidente dal cuore enorme e dalla capacità di vedere le cose rara come Anzalone) segna sotto la Curva Sud il gol che ci salva tutti. Tutti. Anche tutti voi che non eravate nati, voi che state leggendo queste parole, voi che siete della Roma. 

Perché, se dai diamanti non nasce niente, da quel Roma-Atalanta 2-2 del 6 maggio 1979 nasce tutto: la Roma di Dino Viola, di Nils Liedholm e poi di Paulo Roberto Falcao, la Roma dello Scudetto più solare di sempre, delle notti di Coppa e dei Campioni, delle tante coppe Italia, delle maglie belle, bellissime, del calcio morbido, col pallone bianco, della ragnatela, altro che tiki taka, dello stadio sempre pieno e pieno di sole pure quando pioveva. 

Quel giorno c’erano 70.000 spettatori a tifare una Roma con 24 punti e in B all’intervallo, per colpa del gol di Cesare Prandelli (quello che terrà in gioco pure Ramon Turone in un pomeriggio di pioggia a Torino) di Roma-Atalanta. L’esultanza di Pruzzo è un marchio, è un’esplosione romanista di spontaneismo e gioia che forse squarcia il decennio a venire. Apre un futuro. 
A fine partita Agostino Di Bartolomei al giornalista Silio Rossi disse: «I nostri tifosi sono stati commoventi, sarebbe ora che offrissimo loro uno spettacolo diverso». Arriverà l’ora Capitano e il tuo spettacolo sarà un esempio. Mentre Anzalone poco più là, stremato, diceva: «Speriamo sia finita». No Presidente, era appena iniziata l’era più bella di sempre. Più bella di sempre. 

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