Sai cosa vuol dire «ciao»? Vuol dire nessun'altra come te. Come potrebbe esserci un'altra come la Roma per uno come Daniele De Rossi? Eppure l'ultima parola in pubblico è stata proprio «Ciao». Pura e semplice. Contorno non gastronomico della cena di fine anno con tutti i compagni, giovedì sera in un locale in pieno centro storico. I tifosi presenti all'esterno del ristorante gli si sono fiondati addosso alla ricerca di un selfie, qualcuno si è inginocchiato ai suoi piedi.

Il Capitano ha salutato, senza aggiungere altro. Le parole più intime le ha probabilmente riservate alla squadra, la sua, in tutti i sensi, riunita intorno a un tavolo. Con lui, per lui. Per salutarlo e per salutarsi, nello stesso posto scelto in occasione della cena conclusiva della scorsa stagione, quando però gli stati d'animo erano molto differenti e l'atmosfera era più da festoso ultimo giorno di scuola che da malinconico commiato.

Quello che è successo al riparo da occhi indiscreti è affare di spogliatoio. Di gruppo. E lì resterà, in attesa dei saluti sul campo di domani sera. Per tutto il resto e per tutti gli altri ci sarà una lettera aperta scritta da Daniele, che sarà pubblicata fra oggi e domani sul sito ufficiale del club. Soltanto lì e non su qualche pagina di giornale come era circolato inizialmente, proprio per non fare torto a nessuno e rivolgersi al maggior numero possibile di tifosi. Poi sarà tempo di giocare l'ultima partita con la maglia amata.

La gara contro il Parma, a meno di clamorose sorprese, avrà poco da dire per la classifica, con una qualificazione in Europa League già in cassaforte (anche se resta da stabilire se dai preliminari o direttamente dai gironi) e una in Champions possibile esclusivamente per l'aritmetica e grazie a una serie di combinazioni che dipendono solo in minima parte dal risultato dei giallorossi. L'interesse è ovviamente catalizzato tutto sul numero 16.

Il giorno dell'annuncio dell'addio (martedì 14 maggio) è partita la corsa al biglietto e già qualche ora più tardi l'Olimpico ha fatto registrare il tutto esaurito. Saranno oltre sessantamila gli spettatori che avranno gli occhi puntati sulla propria Bandiera in campo. Fra loro, anche la famiglia al gran completo nel palchetto dedicato: papà Alberto, che è stato spesso seduto al suo fianco quando Daniele era infortunato e assisteva da tifoso, più che da tesserato. E poi la mamma, la moglie Sarah, i figli, gli amici più intimi.

Come succede in ogni partita casalinga a fine campionato, ma questa volta con un motivo e un milione di emozioni in più. I suoi cari intorno, i compagni ai fianchi. E sul braccio, oltre al ricamo celebrativo della maglia, la fascia che lo accompagnerà per l'ultima volta. Dovrebbe essere rispolverata la sua per l'occasione, anziché quella imposta dalla Lega a partire da questa stagione. «Se sarà così, la pago io la multa che deve pagare Daniele. A me andrebbe bene», ha detto Ranieri in conferenza, facendo suo il pensiero di tanti. Bianca, pulita, senza fronzoli. Scelta in onore di Di Bartolomei, come ha rivelato lo stesso DDR in un'intervista concessa a Il Romanista a settembre scorso: «La famosa fascetta personalizzata non è nient'altro che un tentativo di fare una cosa semplice e sobria come ce l'aveva lui: una fascetta semplice e bianca sulla maglietta della Roma. Quando mi è stato proposto di metterci chissà cosa, ho voluto solo quello. Se non avessi tirato la fascia ai tifosi nessuno se ne sarebbe accorto, sono due anni che c'è scritto: "Sei tu l'unica mia sposa...". E resterà l'unico suo amore, anche ora che è costretto a dirle «ciao».