Presso la Nuvola dell'EUR, si è tenuta oggi la presentazione del libro "Monchi - I segreti del Re Mida del calcio mondiale". Presente all'evento, il Romanista ha seguito live l'evento, caratterizzato dall'intervista di Paolo Condò al direttore sportivo della Roma.

LE DOMANDE DI CONDO'

Il Real Madrid non ha un direttore sportivo?
Hanno un metodo di lavoro diverso, non possiamo dire che non funziona visto quello che vincono

A che punto era il metodo Monchi nel 2010 dopo le due Europa League vinte?
Ho giocato tanti anni a Siviglia e ho fatto anche gli studi di avvocato per diventarlo alla fine del mio percorso da calciatore. Un giorno è arrivato il mio presidente e mi ha detto di fare il direttore sportivo. Io per un senso di responsabilità in un momento difficile, in Serie B e vicino al fallimento, ho detto sì. Era una situazione complicatissima con tanti problemi economici. Le due cose importanti del mio metodo sono il lavoro e il rapporto diretto con calciatori e allenatori. Sono sicuro che ci sono tantissimi direttori che sanno scovare meglio di me i calciatori, ma credo che questo rapporto diretto sia la cosa più importante ed è in questo che sono stato più forte. C'è una gerarchia, ma credo che bisogna essere tutti allo stesso livello, perché se il direttore riesce a capire quali sono i problemi è più facile trovare le soluzioni.

Tu sei stato prima un tifoso che un giocatore. Come hai mantenuto la freddezza?
Non so se è una cosa buona, ma è sempre stato così. Era importante capire tutto ciò che c'era in società. Ovviamente non è stato facile restare freddo. A volte era complicato essere tranquillo, ma l'ho fatto perché quando le cose sono positive, mi fermo sempre a riflettere. Sono una persona che cerca sempre di trovare una strada per continuare a crescere. Il successo arriva, ma se vuoi che ne arrivi un altro devi continuare a lavorare per trovare una nuova strada. Dopo aver vinto la prima Europa League contro il Middlesbrough, il successo più importante degli ultimi 58 anni del club, in aereo tutti stavano festeggiando e mi ricordo che parlando con il mio presidente gli ho detto: 'Abbiamo un problema'. Lui mi ha detto che ero matto perché avevamo appena vinto e io gli ho detto che domani tutti avrebbero voluto vincerne un altro.

Mi innamorai subito di Dani Alves la prima volta che ho visto il Siviglia
La fase di possesso palla cominciava con lui. Facevamo spesso 4-4-2, con Kanouté e Luis Fabiano e avevamo due centrocampisti di rottura, perché c'era lui che costruiva. Il suo acquisto è una storia differente, molto lontana dal calcio di oggi. Lo abbiamo visto per la prima volta in un Sudamericano del 2003 a Punta del Este. C'era solamente una squadra accreditata, il Siviglia. Oggi ci sono almeno 140 squadre accreditate. Il mio collaboratore mi ha chiamato dopo due partite viste e mi ha parlato di un giocatore incredibile. Non c'era WyScout e altre piattaforme. Mi ha mandato un Cd e ho deciso di prenderlo subito in prestito con opzione di riscatto un anno e mezzo dopo. E' stato l'acquisto più rappresentativo del nostro metodo.

E' questa la differenza tra club che usano osservatori e club che si affidano a procuratori e mediatori?
Per me è sempre stato importante guardare il calciatore dal vivo. Per questo ho bisogno di tanti osservatori. A Siviglia ne avevamo sedici, qui a Roma ne abbiamo già dieci e stiamo migliorando. A Roma Walter Sabatini ha fatto un lavoro grandissimo, hanno sempre lavorato bene sul mercato. Ma sono arrivato qui per fare quello che ho fatto prima. La mia forma è un po' diversa e stiamo lavorando per costruire una direzione sportiva più vicino alla mia forma di lavoro.

L'affare van Persie...
E' successo tanti anni fa, quando giocava al Feyenoord. A gennaio 2004 abbiamo fatto uno scouting per un esterno alto, avevamo già trovato l'ok con i procuratori e parlato con il club. Quando sono arrivato in albergo per chiudere, alle 20.25 il suo avvocato mi ha chiamato per dire che stavano per arrivare, ma non sono mai arrivati. La mattina seguente avevo appuntamento con il club e abbiamo saputo che un minuto dopo la chiamata con me, Wenger ha chiamato il suo procuratore e lo ha portato all'Arsenal.

Io ho capito perfettamente la cessione di Salah. Non ho capito quella di Paredes, perché aveva ancora margini di crescita
E' vero, ma a volte il direttore sportivo deve fare quello di cui ha bisogno la società e non sempre si può scegliere la decisione più normale. Se c'è bisogno di vendere qualcuno, non sempre arriva l'offerta per il calciatore che volevi vendere tu. Leandro ha un percorso importante. Sono sempre due parti che prendono le scelte. Leo voleva giocare sempre e qui c'era grande concorrenza e abbiamo deciso di venderlo dopo aver parlato con l'allenatore.

L'importanza del vivaio e dei romani nella Roma.
Se tu non conosci la storia e la filosofia della città e della squadra, hai sbagliato sin da subito. Ho avuto la fortuna di avere vicino persone che sin dal primo giorno mi hanno parlato di questo ed è stato l'aspetto più importante e per questo io sono felice di lavorare qui. Io sono uscito dalla mia casa per la prima volta, non era facile. Avevo paura, il primo mese è stato difficile.

Come mai hai scelto la Roma?
Pensavo di trovare un posto simile al Siviglia e devo dire che non mi sono sbagliato perché sto lavorando con la stessa autonomia e responsabilità che in Spagna. E' vero che ho ricevuto diverse chiamate, magari anche più importanti, ma io ero convinto che Roma fosse il posto più interessante e adatto alla mia forma di lavorare. E' stato un mese difficile. Dobbiamo differenziare due Monchi. Il professionista va benissimo e ha un ottimo rapporto con tutti. Poi c'è la persona Monchi e questo è l'aspetto più difficile perché la relazione con la mia famiglia è stata sempre più importante della mia carriera. Oggi è difficile perché la famiglia non si è ancora trasferita, ma credo che ho trovato un posto bello. Quando lavoro con persone così intime, io do tutto.

Raccontami il rapporto con Totti che ha firmato la prefazione
Il rapporto è buono. Sono arrivato nel momento meno indicato, ma lui mi ha reso le cose facili. Per me non era semplice nella prima conferenza stampa comunicare la notizia dell'addio al calcio di Francesco. Come prima cosa gli ho parlato. Oggi stiamo lavorando insieme e credo che lui sia contento, perché comincia a capire qualcosa che per lui è nuovo. Possiamo fare cose importanti insieme.

Schick è stata un'opportunità da cogliere?
Il Direttore sportivo deve essere vicino all'allenatore, ma anche alla società. Deve guardare al presente e al futuro. Mettiamo che con tre terzini destri uno rifiuti di prendere Dani Alves a 20 anni perché è coperto. Sarebbe un errore. Se un giocatore è buono, non si può dire di no e sono convinto che nessun allenatore dirà mai di no ad un talento. Poi sta a lui trovargli la giusta collocazione in campo

Io ho già fatto il mio mea culpa sul cammino della Roma in Champions. Qual è stata la molla?
Manca una piccola cosa per dire il mio pensiero: la partita di Verona. Tutti sappiamo che in passato dopo tanti successi c'è stato qualche problema. Se facciamo una buona partita e una vittoria contro il Chievo, credo che sarò addirittura più contento rispetto a martedì perché sarebbe uno step ancora più importante nella crescita della società. Dobbiamo continuare a lavorare per arrivare a quello che i tifosi vogliono: sono felici per la Champions ma sicuramente si aspettano qualcosa in più.

LE DOMANDE DEI CRONISTI PRESENTI

Meglio Totti da giocatore o da dirigente?
Ogni direttore vorrebbe Totti da calciatore, ma credo che sono fortunato per avere l'opportunità di lavorare con lui come dirigente.

Quando hai scelto Di Francesco?
Qui hai un testimone, Mauro Baldissoni. La prima volta che ho parlato con Eusebio ero subito convinto che era l'allenatore perfetto per noi.

Quale rinnovo è stato più difficile? Florenzi?
Di veramente difficile non ce n'è stato nessuno. Tutti volevano restare qui e questo rende le cose facili. Se il calciatore vuole andare via diventa impossibile. E' merito della società. Tutti avevano la possibilità di andare via. Non so quanto tempo dobbiamo aspettare, ma il rinnovo di Florenzi per me è il prossimo obiettivo, deve restare ancora molti anni.

Che idea si è fatto del calcio italiano?
Ho una buona impressione, ma parlo solo del lato sportivo. All'estero c'è un'idea sbagliata. Credo che il lavoro delle società sia molto buono. L'allenatore italiano è molto forte. E' vero che non conosco bene i problemi politici, ma credo che voi non dobbiate parlare troppo male del vostro calcio, perché credo che migliori costantemente. Abbiamo tante squadre in Europa.

Come si fa a mischiare il mercato di prima squadra e valorizzare il settore giovanile?
Quando la prima squadra fa una crescita importante, la distanza si fa più grande. Il mio obiettivo è diminuire questa differenza perché storicamente la Roma ha preso tanto dal settore giovanile, ma c'è bisogno di lavoro, che la Roma ha già fatto molto bene in questi anni. Per me è fondamentale la seconda squadra, perché se abbiamo la possibilità di continuare un po' di più con i calciatori oltre i 18-19 anni è più facile. 

Le differenze tra Spagna e Italia?
Quando sono arrivato a Trigoria sono stato molto contento di quello che ho visto. Credo che il lavoro sul settore giovanile sia ottimo, devo solo continuare su questa strada. Credo che tutte le squadre italiane stanno capendo che questo percorso è importante, perché i calciatori sono sempre più cari da comprare.

Come ha conquistato Pallotta?
Non so se l'ho conquistato, dovrebbe rispondere lui. Ho un buon rapporto, anche con Mauro Baldissoni e con Umberto Gandini. Credo che il nemico non può vestire giallorosso, ma deve essere bianconero, nerazzurro e via discorrendo. Ogni volta che ho parlato con James è stato trasparente e c'è un buon rapporto.

Se dovesse esserci l'ottavo di finale con il Siviglia?
Non pensavo che già prima dei sorteggi sarebbero arrivate domande su questo. E' una possibilità, ma risponderò solamente se succederà questo, altrimenti divento matto.

A fine anno potrebbe arrivare il rinnovo di Di Francesco? Quanto senti tua questa Roma che eccetto Kolarov per dieci undicesimi è di Sabatini?
Siamo molto felici di Eusebio. Abbiamo fatto una scelta importante, credo che parlare di nuovo contratto sia prematuro. Non c'è miglior contratto della fiducia di entrambi. I contratti si stracciano, i rapporti no. Io sono alla Roma, non è la mia Roma. Prima di me c'è stato uno dei migliori direttori sportivi del calcio italiano e questo è un bene per me. La domanda non è quanto questa Roma sia mia, ma quanto io possa dare a questa squadra.