«Anche per me è stato un giorno triste: l'ultima bandiera se ne va».

Di bandiere giallorosse Giancarlo De Sisti se ne intende, la sua militanza in viola non ha minimamente intaccato il suo animo giallorosso: «E poi quando passai alla Fiorentina per me fu una tragedia, sarei rimasto per sempre alla Roma ma la società aveva bisogno di fare cassa e mi cedette senza dirmelo. Erano altri tempi, età diverse, situazioni differenti, ma in parte penso di sapere quello che ha provato De Rossi quando gli hanno comunicato che non gli sarebbe stato rinnovato il contratto. Non lo meritava anche perché può giocare ancora ad altissimi livelli».

Quando hai capito che sarebbe diventato un campione?
«Da ragazzo del settore giovanile non lo ricordo, si diceva un gran bene di lui ma nessuno aveva ancora la percezione di quello che sarebbe diventato in pochissimo tempo».

Te quando lo hai capito?
«Quando alla volontà, alla caparbietà, alla dedizione, al desiderio di sfondare, ha unito una grande sapienza tattica affinando la tecnica. Ad un certo punto non era più soltanto anima e temperamento, è diventato efficace nei passaggi, all'interdizione ha unito il gioco propositivo. Il resto lo ha fatto la grande personalità».

È stato un processo graduale?
«Fino a un certo punto. È stato un processo graduale ma molto più rapido del previsto: in pochissimo tempo si è preso il centrocampo giallorosso, diventandone il leader. Poter giocare con la Roma, poi, gli ha permesso di scendere in campo con l'orgoglio del tifoso che difende la sua fede, la sua maglia: lì la personalità forte ha fatto la differenze e Daniele è diventato punto di riferimento e simbolo per tutti. Ha sempre giocato con amore, da semplice calciatore protagonista è diventato un monumento di Roma».

Come ti spieghi la scelta del club di non rinnovare il contratto a De Rossi?
«Non me la spiego, infatti. Daniele è in grado di giocare ancora ad alti livelli e avrebbe potuto dare tanto alla Roma. Lo ha ampiamente dimostrato anche in questa stagione: con De Rossi in campo la Roma si è sempre dimostrata un'altra squadra rispetto a quando Daniele non è stato in campo. Magari non avrebbe potuto giocare tutte le partite, ma lo avrei tenuto per tanti motivi».

Moltissimi anni fa, anche a te venne riservato un trattamento simile...
«In quel caso la Roma aveva bisogno di soldi, se la passava male, fui ceduto senza saperlo ma era necessario per non affondare economicamente. Adesso c'è una situazione diversa: non mi sembra che il club sia in difficoltà economica. È stata una scelta dettata da qualcosa che personalmente mi sfugge. La storia che De Rossi sia una presenza ingombrante la considero assurda. Casomai è il contrario».

Secondo te, cosa farà Daniele adesso?
«Sicuramente vorrà giocare ancora, e lo farà bene, ancora all'altezza del suo nome. Spero che non resti in Italia, sia per me che non vorrei vederlo affrontare la Roma, sia per lui che soffrirebbe davvero tanto a farlo».