Daniele De Rossi con una maglia diversa da quella della Roma è stata un'immagine impossibile da ipotizzare per venticinque anni. Fino a ieri, al giorno più triste, all'addio imposto. Contro il Parma la sua ultima gara da Capitano giallorosso, poi sarà costretto a cercarsi un'altra squadra. La destinazione appare nebulosa e lo stesso numero 16 ha rivelato di non averci ancora pensato.

Ma nei mesi scorsi - quando si intuiva che il momento fatidico si stava avvicinando - qualche scenario differente da quello romano è stato contemplato. La Mls americana potrebbe rappresentare qualcosa in più di una soluzione esotica: De Rossi ha più volte confessato che gli piacerebbe un'esperienza negli Stati Uniti, dove negli ultimi anni sono già approdati molti campioni (il più delle volte nella fase calante della carriera) che hanno fatto la storia del calcio europeo. Particolare non trascurabile, negli States la carriera di attrice della moglie potrebbe prendere quota. Più lontana appare la destinazione giapponese, scelta fra gli altri da un altro grande centrocampista e bandiera come Iniesta, appena un anno fa.

Appare soltanto una suggestione invece il Boca Juniors, chiamato in causa più per qualche dichiarazione rilasciata in passato, quando svelava il fascino esercitato su di lui dal calcio sudamericano e in particolare dal club dei genovesi di Buenos Aires. Nessuna squadra europea per ora si staglia all'orizzonte, forse per ragioni anagrafiche. Il ct Mancini ha ricordato ieri che col City fu a un passo dal suo ingaggio, saltato perché «aveva la maglia cucita sulla pelle». Anche ora che qualcuno ha deciso di sfilargliela