«Siamo tutti con Fuffo». È questo, in soldoni, il discorso che i giocatori giallorossi rivolgono al vicepresidente Evandro Meloni alla fine di aprile del 1950. La Roma è reduce dal ko casalingo (0-1) contro il Como e occupa il terzultimo posto a pari merito con Pro Patria e Bari: la situazione è a dir poco incandescente, viene convocato in tutta fretta il Consiglio Direttivo del Club per valutare l'esonero del tecnico. Che risponde al nome di Fulvio Bernardini, bandiera romanista da calciatore e ora passato in panchina. Le cose vanno male, il "Professore" è vicino alla cacciata, ma è proprio a questo punto che intervengono i giocatori. Capitan Andreoli e Maestrelli sono i portavoce dei compagni e, giunti in via del Tritone poco prima del Consiglio, ribadiscono la loro totale fiducia nei confronti dell'allenatore.

L'impresa

Il problema è che la domenica seguente, il 30 aprile, allo Stadio Nazionale arriva la Juventus capolista: una vera e propria armata, quella allenata da Carver, guidata in campo da Parola e Boniperti. I bianconeri sono lanciatissimi verso l'ottavo tricolore della loro storia e vantano un'imbattibilità esterna di sedici partite. Come può quella che molti si ostinano a chiamare "Rometta" battere una squadra del genere?
La verità è che la Roma non è mai stata "Rometta", nemmeno negli anni più duri e bui della sua storia. La Roma è la Roma, e lo dimostra a tutta Italia proprio quel 30 aprile 1950. I giallorossi passano in vantaggio dopo appena 6' grazie alla rete di Zecca: stop di petto appena entrato in area e botta di destro che si infila nell'angolo alla sinistra del portiere avversario. La reazione bianconera è veemente, ma Venturi e compagni difendono l'1-0 con le unghie e con i denti, come sottolineerà anche Il Calcio Illustrato all'indomani: «L'unica tattica il cuore, l'unica arma la volontà». E ti pare poco... Anche in nove (Pesaola e Contin si fanno male e sono costretti ad alzare bandiera bianca, i giallorossi riescono a portare a casa due punti più preziosi dell'oro.

Al triplice fischio sugli spalti esplode la festa dei romanisti, che si sentono liberati da un incubo. «Il pubblico variopinto per la foggia dei berretti dai colori sociali messi in mostra, aveva incitato la propria squadra a perdifiato e fatto, specie sul finire, un tifo da non si dire», scrive su La Stampa l'ex Ct azzurro Vittorio Pozzo.

Della serie: "Rometta" a chi? Anche negli Anni 50, probabilmente il decennio più difficile nella storia del club, ci togliamo la soddisfazione di rifilare tre 3-0 e un 4-1 ai bianconeri. A inaugurare la serie, però, è quell'1-0 sofferto, cercato, voluto con tutte le forze. Una vittoria che scongiura i fantasmi della Serie B e conferma la gagliardaggine di una squadra che, pur con tutti i suoi limiti, vende sempre cara la pelle. E lotta contro chiunque, alla faccia di qualsiasi pronostico.