Justin Kluivert ha rilasciato una lunga intervista a Sportweek. Ecco un estratto delle sue parole.

Justin difficile sentirsi tranquillo giocando con la Roma?
"Ha molto a che fare con la fiducia. Io la sento se mi riesce il primo dribbling ad esempio. Ma la fiducia è anche legata all'immagine di me che riesco a trasmettere ai compagni di positività e brillantezza in questo senso i miei modelli sono Cristiano Ronaldo e Neymar".

Chi preferisci tra i due?
"Ronaldo. Mio padre è stato un idolo, ma Ronaldo rappresenta il mio modello di calciatore".

Tuo padre ha detto che forse avresti fatto bene a restare all'Ajax un'altra stagione…
"Non sono d'accordo e credo nemmeno che volesse lanciarmi un messaggio di questo tipo. Nel caso sarebbe la sua opinione e la rispetto. Ma resto convinto di aver fatto la scelta giusta e credo che una svolta positiva per me ci sia già stata da un mese a questa parte. Giocare a Roma è anche un modo per esplorare il mio potenziale di uomo e di calciatore e la mia libertà".

Pensavi sarebbe stato più facile adattarsi alla Serie A?
"Mi sono confrontato con un calcio più tattico rispetto a quello cui ero abituato. Devo essere più esigente con me stesso perché so che posso tirare fuori molto di più. E devo imparare a togliermi qualche pressione da dosso".

Qual è la reazione di uno che per la prima volta si trova davanti a una città come Roma, così straordinariamente ricca dal punto di vista architettonico e artistico?
"Anche questo aspetto ha inciso nella mia scelta di venire qui a giocare. Per me è importante vivere bene, in una città bella, elegante, culturalmente"alta". Ho fatto un giro in Vaticano: notevole".

Ma ti sei informato un po' sulla storia di Roma? se ti nomino Giulio Cesare, sai chi è?
"Cosa? (in italiano)".

Giulio Cesare, l'imperatore.
"Lo chiederò a mia nonna quando tornerà a trovarmi. Ogni volta che viene, gira con una mappa in cui è spiegata la storia dei personaggi, dei luoghi e dei monumenti. È diventata un pozzo di scienza".

Una rivista di calcio olandese, Voetbal International, ha scritto che giochi come se fossi il figlio di nessuno, volendo intendere che in campo non sembri sentire il peso del cognome che porti.
"È un bel complimento. A me piace essere me stesso, non il figlio di. Patrick è semplicemente mio padre, è importante che sia questo per me e non altro. Con lui parlo anche di calcio, mi dà consigli, a volte ci sentiamo dopo le partite, mi dice quello che devo o non devo fare. A volte gli do ascolto altre no".