Non vi inventate niente. Il Porto alle porte, la cabala che incombe più della favola, la marcia del gioco che stenta a ingranare, la serie utile che più s'incammina verso il dilettevole più diventa improbabile. Nulla di tutto questo vale (se non per legittima scaramanzia). Non in questo caso. Oggi la via è una soltanto: quella che porta alla vittoria. Dammi tre punti, non chiedermi niente. Per portare a termine il compito, Di Francesco si affiderà all'anima capitolina della squadra, schierando probabilmente tutti e tre i romani presenti nella rosa. Scelte che in occasioni simili non possono basarsi soltanto sull'aspetto tecnico-tattico, ma devono necessariamente avere un fondamento anche sul modo più consono a vivere la sfida. L'ambo vincente è quello che miscela personalità e cuore, senza eccessi che possano far sforare nel nervosismo e nell'eccessiva carica che poi tende a diventare controproducente. Allora in campo i giocatori più in forma, ma con un occhio e mezzo vigile nei confronti dei leader del gruppo.

L'asse centrale sarà quello titolare: Olsen in porta, Manolas a vegliare sul reparto arretrato, De Rossi in mezzo al campo e Dzeko a prendersi sulle spalle il peso offensivo. Ai fianchi del bosniaco agiranno due fra i più brillanti dell'ultimo periodo: El Shaarawy e Zaniolo (quest'ultimo all'esordio assoluto in un derby da professionista). Nei due mesi consecutivi di risultati positivi in campionato hanno entrambi mostrato di essere imprescindibili, producendo assist e gol, senza per questo rinunciare a sacrificarsi anche in fase di copertura. L'unione delle due fasi - mai come in questa gara - appare condizione indispensabile per farsi scegliere dal tecnico. La sintesi l'ha fornita nella conferenza della vigilia: «Ci metteremo impegno e passione. Mi auguro che faremo una grande partita di testa e cuore».

Decifrare lo stato fisico e psicologico delle due squadre peraltro non è impresa agevole. Non sempre i punti colti nelle ultime settimane sono stati frutto di gioco spumeggiante, lucidità eccelsa o fonte di certezze consolidate. Ma mentre gli avversari sono reduci da un pareggio casalingo in Coppa Italia carico di rimpianti, nell'ultima gara la Roma sia pure con una prestazione ai limiti della decenza, ha colto una vittoria in pieno recupero che ha restituito unità d'intenti fra i protagonisti in campo e i tifosi. Il miglior viatico per affrontarela sfida con l'unico stato d'animo possibile: alla ricerca dei tre punti.

«Il derby non si gioca, si vince», diceva qualche anno fa Rudi Garcia, che le sue migliori eredità le ha lasciate proprio sulla partita più sentita, dal punto di vista verbale come sul campo, dove ha chiuso da imbattuto. Proprio come Di Francesco, che in questa stagione e mezzo sulla panchina giallorossa vanta due vittorie e un pareggio. I due allenatori si inseriscono nel solco di una tradizione che ha sempre prediletto la Roma. Dal primissimo match, giocato l'8 dicembre del 1929 in campo avverso eppure vinto (1-0). Fino ad arrivare agli ultimi cinque disputati "in trasferta" e terminati con tre vittorie e due pareggi (e uno score di otto gol realizzati e due incassati), che ci mantengono in vantaggio proprio di tre lunghezze. In assoluto, nei 188 precedenti, guidiamo con 71 vittorie (19 in più di loro) e 64 pareggi. Non bisogna fare altro che assecondare la storia.