Inutile cercare di capire guardando quello spicchio iniziale di allenamento, trascorso ad osservare un'attivazione muscolare che in fondo puoi vedere anche se osservi l'ora di ginnastica di un liceo, gli undici titolari che avranno l'onore di indossare la maglia della Roma per la partita che potrà riportare i colori della capitale in una finale europea 31 anni dopo. Inutile tendere l'orecchio alle indiscrezioni. Inutile chiedere qualcosa a Mourinho in conferenza. Bisogna basarsi solo su ciò che si è visto finora in campo, che è l'unica parte visibile di una valutazione che invece un allenatore fa quotidianamente osservando anche tanti parti invisibili al pubblico.

E il campo ha detto finora che al posto dell'infortunato Mkhitaryan, già al lavoro per provare a recuperare entro un paio di settimane, se ne varrà la pena, dovrebbe scendere in campo Sergio Oliveira, l'unico acquisto davvero utile di gennaio, centrocampista portoghese di grande intelligenza tattica e di indubbio spessore tecnico. Certo, se si valutasse l'apporto dinamico dovrebbe toccare a Veretout, l'unico mediano della rosa di passo svelto e di rottura, imbrigliato però da qualche settimana a questa parte in un'involuzione che l'ha fatto uscire dai radar del tecnico. Dunque o l'allenamento di ieri e l'altro ieri, nella sua parte nascosta, ha svelato una clamorosa ripresa del francese, o sarà Oliveira ad affiancare Cristante, alle spalle di Pellegrini trequartista unico al servizio delle due punte Abraham e Zaniolo. Sulle fasce confermati Karsdorp e Zalewski (il talentino polacco avrebbe anche le skills per giocare nel mezzo, ma non abbiamo notizia di prove in questo senso sul campo), dietro rientra il ministro della difesa Smalling al fianco di Mancini e Ibañez. E si va.