«Mou è uno a cui interessa soltanto vincere: se giochi bene e perdi, per lui non c'è nulla di positivo; se invece vinci giocando male, è felicissimo. Lui non cerca il bello, bensì un nemico: se non ce l'ha, se lo crea». Sono le parole con cui, nel 2018, Thiago Motta parlava di José Mourinho, definito il suo modello. All'epoca l'italo-brasiliano allenava l'Under 19 del Psg, squadra in cui era andato a giocare dopo aver salutato l'Inter. In nerazzurro lo aveva portato proprio lo "Special One", che oggi si ritroverà di fronte da avversario: stavolta entrambi in panchina, come già accaduto all'andata.

L'Inter, dicevamo. Thiago Motta vi approdò nell'estate del 2009, dopo un'ottima stagione nel Genoa dei miracoli di Gasperini, che raggiunse la qualificazione in Europa League (quinto davanti alla Roma). Lo stesso Motta ha confessato che era a un passo dal vestire la maglia giallorossa, con tanto di accordo raggiunto tra le parti, quando Preziosi gli svelò dell'interessamento dei nerazzurri. Il colloquio con Mou fece la differenza, e l'allora centrocampista di scuola Barcellona decise di andare a Milano. Della trattativa, peraltro, si occupò Enrico Preziosi in prima persona, pur essendo inibito; ma la cosa (come spesso accade in Italia) verrà fuori soltanto parecchio tempo dopo. Per Thiago un gol nel derby col Milan (vinto 4-0) alla seconda giornata, e a quel punto lo "Special One" gli affidò le chiavi del centrocampo che, oltre alla sostanza e al dinamismo di Zanetti e Cambiasso, necessitava di un regista dai piedi buoni. Il resto è storia ben nota, consegnata agli annali (e ai palmarès) calcistici: l'Inter di Mourinho conquista campionato, Coppa Italia e Champions. Ma proprio al trionfo europeo è legato il più grande rammarico di Motta: nella semifinale di ritorno contro il Barcellona, al Nou Camp, viene espulso per doppia ammonizione poco dopo la mezz'ora, venendo così squalificato per l'atto conclusivo, in cui i nerazzurri battono 2-0 il Bayern Monaco con doppietta di Milito; un altro che José aveva prelevato pochi mesi prima dal Genoa. In totale, per l'italo-brasiliano 40 presenze e 4 reti (tutte in campionato) sotto la guida del portoghese, che a fine stagione lasciò l'Italia per andare ad allenare il Real Madrid. Motta rimase invece un altro anno e mezzo in nerazzurro, per poi accasarsi al Paris Saint-Germain nel gennaio del 2012.

Ma il feeling con Mourinho non è mai tramontato: i due si conoscono bene e, anche per questo, Motta non si fida dei tre pareggi consecutivi raccolti dalla Roma tra Genoa, Sassuolo e Verona. «Tutte le squadre di José - ha detto venerdì in conferenza, presentando la sfida di oggi - sanno soffrire insieme per poi ripartire». Anche quell'Inter sapeva farlo, nonostante la qualità eccelsa della rosa. Ora sono altri tempi: la Roma ha altre ambizioni, almeno per questa stagione, ma va a caccia di un successo che manca dal 23 gennaio. L'anno scorso, a La Spezia, il finale thrilling di un campionato a dir poco sofferto, con un 2-2 che garantì ai giallorossi l'accesso agli spareggi di Conference League. L'andata a Roma ha visto Mou prevalere per 2-0, il 13 dicembre scorso: la speranza è che il copione possa ripetersi e che il maestro abbia la meglio ancora una volta sull'allievo.