La Roma vola, si fa per dire, ai quarti di Coppa Italia dopo aver battuto, facendo fatica per un intero tempo, il bel Lecce di Baroni e Calabresi, due ex romanisti che sanno fare bene il loro mestiere, uno in panchina e l'altro in campo. Il prossimo impegno è piuttosto complicato perché in mezzo alla seconda settimana di febbraio si andrà a far visita all'Inter: gara secca con vista sulla semifinale. Ma è già qualcosa che la Roma non si sia fermata ieri, visto l'impaccio del primo tempo nel corso del quale la squadra giallorossa ha subito il vantaggio leccese realizzato dal difensore grazie ad uno schema pensato dal tecnico ed è apparsa addirittura incapace di reagire, nonostante la differenza di categoria e la necessità di superare un turno in una delle due competizioni in cui è teoricamente possibile arrivare fino a dama. Ripudiato poi nella ripresa il 433 scelto inizialmente, a favore di un più movimentato 4231, il quadro è stato ribaltato in poco tempo, con le reti di Abraham e Shomurodov a completare una rimonta che Kumbulla con il suo testone aveva riequilibrato prima dell'intervallo su assist (su corner) dell'inglese. Ma i fantasmi avevano cominciato a ballare presto all'Olimpico perché la differenza di categoria in campo all'inizio proprio non si avvertiva, nonostante avesse fatto addirittura più turn over Baroni che Mourinho. Il Lecce ha infatti tenuto in panchina Lucioni, Strefezza e Coda, indiscutibili titolari di una squadra che gioca bene e ambisce a tornare subito in serie A, mentre sono scesi in campo dal primo minuto Calabresi a far inedita coppia centrale con Dermaku, con il giovane francese (ex Amiens) Gendrey a destra e l'esperto Barreca a sinistra, due registi in mezzo al campo come l'islandese Helgason e l'altro transalpino ex Amiens Blin, a destra il polacco Listkowski, a sinistra l'ex romanista Di Mariano e Gargiulo dietro l'unica punta Olivieri. In porta Bleve, sostituito però per un risentimento muscolare dal titolare Gabriel dopo appena venti minuti.

Mourinho aveva scelto invece il 433, il sistema che ha in testa di provare da un po', con l'inedita linea composta da Karsdorp, Kumbulla, Ibañez e Maitland-Niles (per la prima volta a sinistra, con Viña in panchina), centrocampo a tre con Cristante in regia, e Oliveira e Veretout mezze ali, Perez largo a destra, Felix a sinistra e Abraham da solo, un po' troppo solo in mezzo, poco assistito dai compagni di fascia e separato dai centrocampisti da una voragine. Ancora una volta il problema più evidente della Roma è stata l'incapacità di rendere realmente efficace la pressione offensiva. E per un lungo periodo ha faticato a trovarsi in campo, lunga in pressione e spaurita in mezzo, e quando doveva costruire invece cozzava contro l'efficace dispositivo in non possesso leccese, con le transizioni portate dai salentini in maniera assai veloce e aggressiva, a complicare ulteriormente i piani romanisti. Il gol è maturato proprio in seguito ad una mancata pressione romanista: al 13° sul buco lasciato sul lato del terzino destro Gendrey (e, a cascata, sulla verticale con Listkowski), è sbucato infine in area romanista un pallone che Gargiulo avrebbe scaraventato in porta se non ci fosse stato il piede decisivo di Kumbulla a deviargli la traiettoria. Sul corner ha funzionato perfettamente lo schema studiato da Baroni per eludere le marcature personalizzate della Roma: Calabresi si era tenuto infatti assai lontano dall'area, per partire a razzo al primo accenno di rincorsa, in mezzo all'area i suoi compagni si sono disposti a blocco per poi muoversi a raggiera, di fatto aprendo un buco nel quale il giovane ex romanista è stato bravo a lanciarsi, deviando di testa imparabilmente. Ma il guardalinee ha segnalato una posizione sospetta di Gargiulo, apparentemente vicino alla traiettoria del pallone e in sospetto fuorigioco: ma poi il Var ha chiarito che non era neanche in fuorigioco e quindi la discussione sull'eventuale incidenza nell'azione non si è neanche posta. Il gol ha intorpidito ulteriormente i romanisti e caricato gli ospiti che hanno capito il momento di difficoltà e accelerato ancora, provocando i primi brusii dei 5000 romanisti ammessi (dislocati soprattutto in Tevere, tutti in piedi e anche particolarmente rumorosi, soprattutto per beccare gli avversari, in particolare l'ex Di Mariano, autore di un brutto fallo su Kumbulla). E dopo qualche altro velleitario tentativo, tra cui un diagonale sinistro di Perez, i brusii sono diventati un coro: "Fuori le palle, tirate fuori le palle".

Abraham ha allora trasformato una transizione favorevole in un'occasione d'oro servendo Felix in un bel taglio profondo, il ragazzino è stato bravo a controllare il pallone tenendo lontano Gendrey e a calciare non dritto ma alzando un po' la traiettoria, più bravo è stato però Gabriel a deviare istintivamente con la mano in corner. La Roma ha provato allora ad alzare il ritmo, ma senza mai rifinire le azioni con la giusta accuratezza, e i fischi sono aumentati, concentrati soprattutto su Perez. Al 36° il Lecce si è reso ancora pericoloso con una bella azione in velocità stoppata da Maitland-Niles, poi al 40° è arrivato il sospiratissimo pareggio, corner e gol del difensore centrale, ancora: sulla bella parabola di Oliveira, Abraham nella zona del primo palo ha deviato sul secondo dove Kumbulla in uscita solitaria ha spedito in porta. Nella ripresa sono svaniti i fantasmi e in tre mosse Mourinho ha cambiato tutto: dentro Zaniolo, Mkhitaryan e Viña per Carles Perez, Veretout e Maitland-Niles, Roma col 4231 e assistenza ad Abraham di Zaniolo da esterno e Mkhitaryan dal centro. Baroni ha inserito subito Coda e Lucioni, alzando il tasso d'esperienza della sua squadra, ma è servito a poco. Già al 1° Zaniolo è partito da destra e ha sparato poi col sinistro cogliendo il palo interno alla sinitra di Gabriel, sulla respinta Felix si è fatto imbrigliare da Gendrey che cadendo ha anche toccato col braccio, ma Volpi (direzione sporcata da troppi cartellini gialli) ha fatto proseguire. Al 9° Abraham ha portato la Roma in vantaggio fermando al limite dell'area un suggerimento verticale di Mkhitaryan toccato da Zaniolo, rapidissima la giravolta con la conclusione all'angolino opposto, imparabile. La questione qualificazione s'è poi chiusa in due minuti tra il 15° e il 17° quando l'ingenuo Gargiulo ha commesso due falli da giallo in rapida successione, prima su Abraham e poi su Zaniolo, da dietro, lasciando la sua squadra in dieci. Dentro Faragò per Listkowski e 432 per Baroni, ma partita chiusa. Al 18° in due occasioni Gabriel è stato decisivo, su Abraham e su Zaniolo. Mourinho ha messo allora anche Shomurodov al posto di Felix, mentre Zaniolo dava vita al suo progressivo show di tiri di sinistro, senza fortuna. Al 30° un crampo ha scomposto l'intervento di Calabresi su Mkhitaryan aprendo un'autostrada percorsa immediatamente dall'armeno che poi in area ha scambiato il pallone con Zaniolo e calciato fuori a porta vuota, incredibilmente. Ma il gol della sicurezza è stato solo rimandato: ci ha pensato proprio Shomurodov su una veloce transizione romanista, passata per Abraham e Mkhitaryan, fino all'uzbeko, bravo a rientrare sul destro su Gendrey e a castigare Gabriel con un preciso destro dritto. Poi tra un tiro e l'altro di Zaniolo è entrato Zalewski per l'inevitabile standing ovation ad Abraham. Ora l'Inter.