L'ultima volta in Lombardia non è andata malissimo. È roba di 18 giorni fa, quando ancora la variante Omicron minacciava solo gli effetti da cui oggi è travolto non solo il calcio italiano, ma tutta l'Italia. La Roma vinceva al Gewiss Stadium infliggendo all'Atalanta una sconfitta così netta da far persino riposizionare alcuni giudizi sulla vetta alla classifica, in un pomeriggio in cui ha funzionato tutto, dalle scelte strategiche specifiche alla vena degli attaccanti, passando per il felice esito di alcuni episodi chiave (il vantaggio immediato, il pareggio in rimonta evitato per un fuorigioco centimetrico) che hanno accompagnato la partita al suo esito meno prevedibile, almeno alla vigilia. Peccato che quattro giorni dopo, la magia del Gewiss sia sfumata nel pareggio con la Sampdoria, in una non partita in cui due squadre senza troppo coraggio hanno atteso che gli eventi discendessero dal cielo, e stavolta non è caduto granché.
C'è stato un lungo e florido periodo di vittorie a Milano cominciato con una vittoria attesa per quasi vent'anni nel novembre del 2006, con Ancelotti sulla panchina del Milan e Spalletti in quella della Roma, in cui la squadra giallorossa andava a giocare a viso aperto contro i rossoneri e spesso vinceva pure (successe altre tre volte nelle successive quattro partite). Ma ora San Siro è tornato ad essere contesto ostico: la vittoria manca dall'ottobre 2017, un 2-0 con reti di due giocatori che sono di casa adesso proprio a Milano, Dzeko e Florenzi, oggi avversario di giornata (l'altro ex in campo sarà Romagnoli, mentre mancherà Kjaer, out fino a fine stagione, e Mirante sarà in panchina, con Tatarusanu fuori per Covid).
Gennaio è storicamente un mese ostile per la Roma, molti sogni di gloria si sono spenti alla Befana. La rabbia per la partita di andata, all'11ª giornata (oggi comincia il girone di ritorno asimmetrico e dopo il Milan si affronterà la Juve, scherzi dell'asimmetria), con la pessima direzione di Maresca, non è stata ancora dimenticata, anche per quello riprendersi punti da San Siro sarebbe cosa buona e giusta. E poi c'è la magia di San Siro. La magia di un luogo fisico fatto apposta per le grandi imprese. E quante ne abbiamo viste da queste parti, non solo quando si vinceva. Basti ricordare l'ingiusta sconfitta della Roma di Zeman, un tre a due che reclama ancora vendetta. Basti ripensare alle strepitose prove di Francesco Totti, nello stadio che per sua stessa ammissione ha più amato ovviamente dopo l'Olimpico. Basti ricordare le meraviglie di Montella, le rabone di Aquilani, le stangate di Nainggolan, le vene di De Rossi, la chioma sciolta al vento di Batistuta, le magie di Delvecchio. Da queste parti la Roma, quasi sempre in maglia bianca (ma oggi giocherà in giallo) ha scritto pagine di storia, non sempre vincenti, ma quasi sempre tali da strappare gli applausi. L'anno scorso, con Fonseca in panchina, finì 3-3, in una girandola di emozioni risolta alla fine da Kumbulla. E sarà una partita nella partita osservare Mourinho dalla panchina sfidare la platea rossonera, il vecchio nemico comunque sempre rispettato, come si conviene con gli avversari che ti hanno fatto male perché sono stati più bravi. Tra tanti grandi nomi del passato ce n'è pure qualcuno di oggi che alle 18,30 scenderà in campo e qualche riga intanto, in attesa delle pagine intere, potrà scrivere. Pensiamo a Smalling, che qui peraltro ha già segnato, ad Abraham e Zaniolo che hanno almeno ancora una decade davanti per scrivere poesie sopra questi fili d'erba, e naturalmente a Lorenzo Pellegrini, il coraggioso capitano romanista, ultimo erede di una stirpe vincente che molti tifosi milanisti hanno imparato ad ammirare prima e temere sempre. Torna stasera Lorenzo, finalmente: anno nuovo, girone nuovo, ancorché asimmetrico. C'è aria di magia.