L'analisi

Il pagellone: Pelle, Rick e Tammy sono i migliori della prima parte di stagione

Le medie voto del Capitano, di Abraham e di Karsdorp le più elevate della rosa. Fra chi gioca meno svetta Felix. Delusione spagnola. Otto le insufficienze totali

Pellegrini festeggia dopo il gol al Cska Sofia /AS Roma via Getty Images

Pellegrini festeggia dopo il gol al Cska Sofia /AS Roma via Getty Images

29 Dicembre 2021 - 11:59

Metà stagione è andata. È tempo di primi (parziali) bilanci. Seguendo le medie voto de Il Romanista, abbiamo scandagliato il rendimento della rosa giocatore per giocatore (fra quelli con almeno 4 valutazioni), tenendo conto delle pagelle di campionato e coppa. Fra molte conferme e qualche sorpresa.

Rui Patricio: 6,18

Di suoi errori marchiani se ne ricordano pochi e tanto sarebbe bastato per compiere il salto di qualità rispetto alle ultime stagioni. Ma la prima scelta sul mercato di Mou concede anche sicurezza e affidabilità. Garanzia.

Riccardo Calafiori: 5,91

La promessa per eccellenza degli ultimi anni di vivaio poggiava su solide premesse tecniche (un po' meno fisiche). Ma i fiori non sono ancora sbocciati.

Roger Ibañez: 6,13

È l'esempio di come ampie potenzialità necessitino di continuità per assestarsi: unico sceso in campo in tutti i 27 impegni stagionali, a conferma della fiducia di cui gode. Motivata: sempre più rare le amnesie, sempre più incisivo quando si stacca con le sue 4 reti.

Rick Karsdorp: 6,48

L'assenza di un'alternativa credibile lo ha reso punto fermissimo. E la risposta è stata maiuscola: terzino o esterno a tutta fascia, il suo serbatoio sembra non finire mai. E la fase difensiva non è più sconosciuta.

Marash Kumbulla: 5,44

Sparute presenze nel primo scorcio stagionale, seguite da qualche affanno di troppo in coppa. Si spiega così la media decisamente sotto le attese. Ma la linea a tre gli apre nuove prospettive.

Gianluca Mancini: 6,19

Guerriero lo è sempre stato, ma con Mou ha forse trovato il tecnico che più può esaltarne l'indole. Sua trasposizione (e riferimento) in campo, paga ancora qualche cartellino di troppo.

Chris Smalling: 6,37

Quando è rientrato, ha acuito i rimpianti per averlo avuto poco nell'ultimo anno e mezzo. Ma se risolve le noie fisiche una volta per tutte, è imprescindibile per rendimento e carisma.

Matias Viña: 6,15

Ambientamento in un calcio completamente diverso dalle abitudini, anagrafe e sovraccarico di presenze nel 2021 gli avrebbero fornito ogni alibi, ma fa sempre il suo. Anche qualcosa in più.

Bryan Cristante: 6,33

Come i tempi di cottura sui pacchi di pasta: gli amanti degli highlights faticano a rintraccciarlo, ma c'è. E si sente. Ovunque sia necessario. Al servizio della squadra. Clonate il soldato Bryan.

Ebrima Darboe: 5,62

Le prestazioni lucenti dei tempi del debutto hanno avuto poco seguito. Le doti sono evidenti, ma vanno accompagnate dal carattere. Il ragazzo si farà.

Amadou Diawara: 5,75

Il suo passo non è di quelli da carica e lo rende strutturalmente poco mourinhano. Sospeso nel limbo dei rimandati.

Lorenzo Pellegrini: 6,79

La prima annata da Capitano designato si è aperta alla grande: investitura urbi et orbi dello Special One, rinnovo di contratto, record di gol. E quel che più conta, prestazioni sontuose. Un infortunio ne ha frenato la corsa verso l'apice, ma sta rinunciando alle ferie per rientrare prima possibile. Esemplare. La Roma a Pelle.

Jordan Veretout: 6,33

I suoi ritmi coincidono spesso con quelli di squadra e non a caso: quando lui rifiata, a risentirne sono tutti. Se cambia marcia è ancora il motore del gruppo.

Gonzalo Villar: 5,5

Suo malgrado è diventato l'archetipo dei "messi all'angolo". Grandi mezzi tecnici, poca cattiveria agonistica: con questa gestione tecnica non poteva esserci impunità.

Tammy Abraham: 6,44

Se c'è uno che incarna l'empatia tanto cara a JM è lui. Da subito nelle grazie del pubblico, con evidenti ragioni: alta qualità, lotta dura su ogni pallone, trasmissione di emozioni. Sembra romanista dalla nascita. E vanta già un bottino di 10 gol. Scusate se è poco.

Borja Mayoral: 5,83

Fra quelli sotto la sufficienza è il meno "colpevole": schierato col contagocce, le possibilità di mettersi in luce hanno coinciso anche con gare sfortunate. A Sofia l'unico acuto.

Carles Perez: 6,06

Più di altri ha beneficiato del cambio di guida tecnica: pur utilizzato poco, è parso meno evanescente e più concreto.

Stephan El Shaarawy: 6,3

Schierato prima a piccole dosi, si è conquistato fiducia e minuti, timbrando con una certa costanza da attaccante esterno e sacrificandosi poi a tutta fascia nel modulo varato da fine novembre. Un fastidioso ko lo ha costretto ai margini sul più bello, ma è tornato. A cresta alta.

Felix Afena-Gyan: 6,9

Il volto nuovo e sbalorditivo dell'attacco porta il nome di questo ragazzo tutto corsa e muscoli. Media voto pazzesca, sia pure in sole cinque gare valutate.

Henrikh Mkhitaryan: 6,26

Non ha cominciato la stagione come le due precedenti in giallorosso: sembrava involuto, quasi intristito. Poi il cambio di modulo e la rinascita, grazie a
un'abnegazione fuori dal comune. Soprattutto per chi è fine dicitore di natura. Il nostro amico Henrikh.

Eldor Shomurodov: 6,16

Inizio sfavillante, con ingressi a gara in corso e zampate decisive, soprattutto in zona assist. Poi il calo evidente, un piccolo periodo ai margini e prima di Natale i segnali di rinascita. Se ci sta con tutti i sentimenti, come alternativa d'attacco è tanta roba.

Nicolò Zaniolo: 6,31

Il rientro dopo un anno e mezzo quasi ininterrotto fuori non era compito agevole. Ma Nicolò si è applicato, patendo anche qualche difficoltà comunque fisiologica, fino a riesplodere in tutto il suo sconfinato talento. Se il ritorno ai suoi livelli può essere auspicato vicino, la crescita è indiscutibile.

Gli altri

Troppo poche le presenze per stabilire una media credibile, ma altri 4 elementi della rosa sono stati giudicati almeno una volta. Fuzato (voto 5) ha disputato una sola gara, in coppa, poco fortunata. Peggio ha fatto Reynolds (voto 4), in campo a Bodø. Promossi invece Bove (voto 6,5) e Zalewski (voto 6).

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