La terribile sconfitta di Firenze arriva, purtroppo o per fortuna, prima di una partita fondamentale per il percorso in campionato. L'obiettivo del quarto posto, che di certo non era il sogno di ogni tifoso a inizio stagione, ha assunto dopo l'umiliante prestazione di Firenze un valore nuovo, rimanendo di fatto l'ultimo risultato stagionale concretamente raggiungibile.

Volendo escludere, più per realismo che per scaramanzia, un'eventuale altra cavalcata Champions che replichi quella incredibile della scorsa stagione. Insomma, nemmeno il tempo di piangere sul latte (e quanto) versato. Col Milan l'unico epilogo che non farebbe aumentare il clima di sfiducia generalizzata è la vittoria.

Disgraziatamente, la nostra storia recente ci ha già messo di fronte a questa situazione. Con squadre e contesti differenti, ma sempre con la stessa smania di sentire nuovamente il fischio iniziale di una nuova partita. Nel 2007, quando a Manchester ne prendemmo 7, ci vollero due gol di Totti, seguiti da quelli di Ferrari e Panucci, a farci guardare oltre. Ma se Roma-Sampdoria finì 4-0 fu anche perché due giorni prima, in conferenza stampa, tutta la squadra si presentò al cospetto dei giornalisti assieme a Spalletti. Ci misero la faccia. «Se ne esce col gruppo», disse Totti. «L'importante è quello che ci siamo detti nello spogliatoio», aggiunse De Rossi.

Uno scatto d'orgoglio della squadra che diede i risultati sperati in campo. Nel 2014 il risultato col Bayern fu lo stesso, anche se in casa, ma l'amaro in bocca diverso: col Manchester era stato un inarrestabile cedimento psicologico della Roma, mentre quella dei bavaresi una spudorata dimostrazione di supremazia. Pochi giorni dopo, la Roma si presentò sempre al cospetto dei blucerchiati, stavolta a Marassi: un palo di Gervinho e un gol sfiorato da Okaka (in forza agli avversari) furono le principali emozioni di uno 0-0 che, contro una Samp terza e imbattuta, non era da buttar via, ma che non fece voltare definitivamente pagina.

Tremenda, infine, fu la partita dopo Barcellona-Roma 6-1: Gomez e Denis decretarono il successo dell'Atalanta a casa nostra. 2-0 e tutti a casa tra i fischi dell'Olimpico. I fischi domenica col Milan ci saranno, e tanti, a inizio partita. Saranno interrotti dall'omaggio a De Falchi, annunciato dalla Sud. Sperando che la squadra riesca a evitare quelli di fine partita con una vittoria.

Perché, come fu scritto dopo un'altra partita difficile da digerire, «non saper rimediare a una sconfitta è peggiore della sconfitta stessa».